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lunedì 8 febbraio 2010

Sogni di pancakes

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Quando hai la bolletta per Internet già pagata, credito zero nella scheda e tempaccio da cani fuori la finestra è praticamente ovvio che ti ritrovi a passare la domenica sera davanti al pc. Un po’ di relax dopo poche, ma troppe ore a giocare di ruolo con chi non vuoi più.

Colmando un buco alla volta ti ritrovi a connetterti a tanti social network che la metà delle persone connesse ti basterebbe per avere un attacco fatale di antropofobia. Poi passano veloci le ore neanche fossero secondi con la diarrea e arriva il momento di liberare il letto dai vestiti che hai usato in questi giorni e ad appuntarti prima mentalmente, poi sull’agendina, che il fatto di non riuscire a riconoscere ciò che usi per dormire nel letto da quello che usi per socializzare dal vivo è chiara premessa di una mezza giornata nei negozi post saldi.

Mi ritorna in mente il portafogli finalmente ritrovato dopo due settimane, le venti euro che erano dentro dentro e che ho speso nel giro di un paio di giorni. Ricordi dimenticati, solo loro sanno quale fine gli ho fatto fare a quegli euri. Me ne serviranno molto di più di venti per fare certe cose che mi frullano in testa da parecchio e non saranno mai abbastanza per andar via di casa e liberare un bel po’ di metri quadri dalla mia presenza pluriventennale. Mentre mi lavo i denti ringrazio la fatina della casa per aver uscito un nuovo tubetto del dentifricio e ripenso allo sguardo di mio padre quando ha realizzato che se entrambi i loro figli sono ora s-coppiati, l’ora del loro volo verso la creazione di un nuovo nido è più lontana. Lui aveva un anno più di me adesso e poteva mostrarmi cullandomi nelle sue braccia. Altri tempi, mi ripetono i miei. Altri soldi, rispondo io al brunetto acquaaltafobico.

Esco dal bagno e seguo il corridoio, saluto i miei, ancora svegli nonostante l’ora, 'ché i peperoni su FarmVille hanno bisogno di dedizione. Per non parlare di quell’asta su E-Bay. Tutto si riduce ad aspettare che gli appuntamenti avvengano, a cercare di non essere in ritardo, puntuali sulla propria Via per beccare gli altri sugli "incroci" di quel labirinto che ti si para davanti e che se guardi indietro è una linea retta. Destino è così che viene immaginato da Gaiman nel suo Sandman. Io noto che la Via è ad Unica Corsia, c’è spazio solo per te, ci sei soltanto tu dentro. Nessuna persona ti spinge, nessun’altra ti tira. Altre strade che non intersecano mai la tua, Vie che si lambiscono, si carezzano, ma mai per quanto tempo tu possa volere. O troppo o troppo poco. Ci son cose che puoi decidere, come della propria vita. Altre che puoi al massimo titillare, come le vite degli altri. Vite che si accarezzano ambiguamente, appunto.

Ho ventisei anni e ho perso quattro anni e due università a cercarmi e a capire che si può sbagliare. Anzi, che si deve sbagliare. Ecco tutto.

E tutto sommato vado avanti non volendo stare ancora fermo qui a guardare, a cercare di capire se ne valga ancora la pena. E intanto che ci penso continuo da dove avevo interrotto e beh, vado a nanna. Ora che è tardi realizzo anch’io qualcosa, che non è insonnia la mia: sono solo curioso di scoprire se di notte sia meglio la realtà rispetto ai sogni. Almeno di notte.

E domattina mi sveglierò alle dodici, con l’odore dei pancakes da riempire con Nutella e gelato alla vaniglia. Sarà una bella giornata o almeno abbastanza per poter correre con la musica a darmi il ritmo sulla via.

E poi domattina mi dovrò svegliare alle sette e mezza, realizzando che è stato tutto un sogno, che la colazione se non me la preparo io di certo non provvederà il Telefono Azzurro. Ma correre si, quello sempre. Tutto ha ormai quattro anni di vantaggio.

 

Music on air: Tiromancino - Strade

sabato 12 dicembre 2009

La ricompensa

Nyquil Kai Shirdu

Le stradine intorno al Cerchio erano state tutte acciottolate solo alcuni mesi prima e già i ragazzini erano riusciti a estrarre qualche sasso. Non che avessero davvero bisogno di quelle pietre, ma da quando il piccolo Bris era a letto a causa di quella brutta malattia… beh, il tempo doveva essere riempito in qualche modo.

Il piccolo Bris, il settimo dei figli del bottaio, amava raccontare storie. Tutte storie con un lieto fine e che parlavano di battaglie vinte grazie a eroi che avevano gli stessi nomi dei suoi amici. Bris aveva imparato  molto presto come ingraziarsi il pubblico e per farlo bastava semplicemente raccontare i suoi sogni e quelli che ascoltava negli occhi dei suoi amici. A volte bastava raccontare quello che avrebbe voluto fare una volta diventato alto abbastanza da poter dire di essere grande. Altre ancora raccontava di terre diverse dalla sua, terre che attendevano di essere esplorate da persone che riuscivano ad essere felici sconfiggendo la paura più antica dell’uomo, l’Ignoto. Queste persone si facevano chiamare in mille maniere diverse a seconda di come si guadagnavano il denaro per andare avanti in quella vita. Bris raccontava le loro gesta immaginando un tempo in cui lui e tutti gli altri, sempre uniti, sempre assieme, avrebbero salvato belle principesse e perché no? anche ragazze povere e brutte, perché gli eroi salvano chiunque sia in pericolo! Gli altri bambini avevano imparato da Bris che i veri eroi ottenevano grandi ricompense dalle loro imprese, ma raccontava anche che il più bel tesoro che un avventuriero potesse mai trovare era un sorriso. Che fosse il proprio o quello riconoscente di qualcuno poco importava. Importava avere cose uniche, rare, preziose.

E in quei giorni di sorrisi ce n'erano davvero pochi nella città. Anche adesso che il suo corpicino stava per essere seppellito, persino in un momento così sacro agli occhi di quei bambini, Nund veniva colpita e ferita da quello che Bris aveva chiamato l’incubo brutto. Orde di tural e muall avevano attraversato le montagne e le Lande del Sair per portare con sè altri mostri spaventosi più di loro e con questi attaccare la fortezza che ospitava donne e bambini. Come se Nund perdesse contro qualche clemuelle! ripeteva Bris, storpiando i discorsi di Ader, il mastro delle porte della città. La piccola bara di legno di ulivo azzurro era sorvegliata  dai corvi che pazientemente aspettavano che il loro banchetto si mostrasse da alcuni giorni. I corvi si facevano vedere prima dell'arrivo di cose brutte e i bambini lo sapevano e si erano preparati. Armati dei racconti sapevano come comportarsi in quei giorni di battaglia e nessuno aveva pianto o si era lamentato per il freddo o per le urla disperate dei feriti. Tutti attesero di poter tornare a dire arrivederci al loro amico e quando tre giorni dopo uscirono dai freddi sotterranei della fortezza non badarono all’orribile mostra di arti mozzati e di case crollate sui loro giocattoli. L'odore della carne morta impregnava l'aria delle stradine strette. Nei resti del piccolo tempio consacrato a Sylue vi era quella piccola bara di azzurro. Superarono gli adulti quasi in silenzio e si avvicinarono al loro amico. I corvi risposero ai loro occhi di chi ha visto troppo e troppo presto. Erano lì per dimostrare di non aver dimenticato la promessa. Bris li fece giurare sui loro giocattoli più belli: tutti sarebbero vissuti abbastanza da vedere quelle terre che lui aveva solo potuto immaginare. Li aveva lasciati mentre raccontava loro di averle già viste e che un giorno sarebbe toccato anche a loro di vederle. Fece promettere loro di non dimenticare i sogni che avevano ascoltato tutti assieme.

La più piccola di loro iniziò a piangere, seguita da tutti gli altri. Persino Nyquil, il più grande dopo Bris, non riuscì a trattenere una lacrima. La cosa lo fece vergognare: non voleva essere visto così debole dagli altri e dallo spirito del suo amico. Prese il pugnale che tutti quelli del suo popolo portavano nella cinta di pelle di clemuelle e con la punta percorse la sua guancia, rendendo la lacrima rossa del suo sangue. Via, via da lui! Lasciatelo stare! - gridò, agitando il pugnale insanguinato verso i corvi. Le grida del ragazzino ebbero l’effetto di scuotere gli altri e tutti assieme iniziarono a gridare e ad agitarsi per cacciar via gli uccelli. I corvi si opposero con le loro grida, ma alla fine si librarono in volo, lasciando il tempio ai bambini. I bambini gridarono ancora, ma per la gioia di aver terminato l’impresa e  in cerchio ognuno vide sui visi degli altri la ricompensa di Bris.

 

Music on air: The Smashing Pumpkins - For Martha

lunedì 6 aprile 2009

Terremoto e aiuto alla popolazione


Sempre per diritto di cronaca (cioè fatevi un po' i cazzi miei) per una mezza battuta sul terremoto i miei hanno ribadito il fatto che io sia uno scassacazzo ignorante (io almeno so dov'è l'India, gnè gnè), che non riesco ad essere serio neppure davanti ad una tragedia (e Randomante allora?) e come sentenza si è decisa il mio allontanamento dal pranzo. In parte avevano ragione (non c'era più nulla da mangiare), dall'altra sento di aver capito la neccessità delle ronde dalle mie parti: potrei avere casa a disposizione più spesso...

No, dai: è proprio nelle tragedie che c'è bisogno di un sorriso! E' grazie a gente come me che nel mondo il tasso di suicidi non ha ancora raggiunto il 90%! A Patch Adams gli hanno fatto un film e a me niente fragole con la panna!!! E' davvero un mondo ingiusto... quelle fragole le volevo!

Comunque sia la battuta era questa: "A quanto pare la maggior parte hanno scazzato il Tiro Salvezza sui Riflessi" A saperlo ne sputavo fuori una migliore sul piano casa del nano...

ho fame...

Music on air: Glenn Morrison - Cosmic Flight

giovedì 30 ottobre 2008

He was my mirror (4 di 4)



“Il cambiamento è pur sempre una piccola morte. Uccidi una parte di te stesso per farne risaltare un’altra. Questo se cambi davvero, altrimenti quella parte cattiva viene solo addormentata. E tornerà a rompere iniziando a chiederti cosa c’è per colazione! Ma tu devi uccidere quella parte che ti fa stare male, altrimenti tra qualche tempo sarai di nuovo punto e a capo. Non lo so se sei mai stato innamorato, ma se si quella volta è finita male e ti sei chiuso un po’ a riccio. E’ normale. Purtroppo la perfezione non esiste e quindi non va mai come si era preventivato. Senti... devi riuscire a provare una sofferenza ancora maggiore e solo a causa tua: solo così troverai la forza in te stesso di fare questa cosa. Change or die, dicevano i saggi, no?”
“Uh... Beh, farebbe male si... Quella storia mi brucia ancora e ogni tanto ci ripenso... Non lo so...” Lo stavo perdendo. Uff. No, non mi arresi e continuai più energico di prima. Non mi piace sprecare nulla, non solo i miei soldi.
“Senti, sii te stesso e credi in te stesso! Ti posso assicurare che non fai così schifo come credi e che tutto sommato c’è gente che merita molto meno di te eppure... ‘sta cosa non ti brucia? Non ti fa star male?”
“...si, è chiaro!” Le sue labbra si costrinsero in un sorriso amaro. Dai, ci siamo quasi.
“Fagliela pagare. Prenditi quello che non ti sei preso fino ad ora. Perché la pala per scavare questa buca di merda è sempre stata nelle tue mani. Smettila di scavare e dattela in testa quella pala: chissà magari ti svegli!”
“A chi devo fargliela pagare?” Alla Vita, risposi.
“Fatti male e renditi conto di cosa vuoi dalla vita. E poi fammi sapere. Magari mi offri qualcosa al bar!”
“Tu non bevi caffè e nemmeno fumi. Cosa ci andiamo a fare in un bar?”
Alla faccia del colpo d’occhio: in due sole occasioni in cui ci siamo visti ha capito i miei strani gusti... “Beh, qualcosa la troverò che mi piace!”
“Si, ma nulla di troppo costoso, mentore! Sai com’è...”
Bastardo, ha capito anche quanto è grande il mio ego! ;-D


Ed eccoci qui: gli ci è voluto più di un anno di pianti, di esaurimenti nervosi e di cicchetti alcolici a quel tipo, ma alla fine si è svegliato. Almeno un po’, ma dopotutto "kai-zen".

Ora lo vedo sorridere più spesso.
E io con lui...

Music on air: Clicca Play sul video!

giovedì 24 aprile 2008

Rothe lhûg


La sua carne marcisce nei tempi previsti. Ti resta solo da strappargli il cervello e bollirlo assieme a tutte le altri parti molli. Sul calderone metterai il resto della pelle per la tua prossima armatura. Esegui il rituale con il timore di sbagliare, ma la fortuna ti assiste.

Se solo avessi saputo...

Il suo sangue ha risanato le tue ferite come promesso. Le tue armi e tutto il resto dell'equipaggiamento ne è uscito fortificato dalla lotta. E la tua mente adesso è più libera. Più libera dalla schiavitù di tuo padre. Sei libero di essere te stesso.

E qui iniziano le tue sventure.

Attraversi il portale e dopo meno di un minuto ti ritrovi a pronunciare quelle parole. Riesci a vedere tre, quattro... SEI tentacoli? Il suo potere ti solleva su una nebbia di pensieri aggrovigliati. La tua volontà è slegata dal tuo corpo. I tuoi artigli e le tue gambe si muovono contro di essa.

“Si, mio oscuro Signore!”

La voce esce dalla tua bocca come lava, ma ti brucia più dentro che lì: sei di nuovo uno schiavo. E adesso ti ritrovi in questa situazione. Non sono le catene a preoccuparti. E nemmeno il peso della porta che ti sigilla nella tua cella. Sono quei piccoli pesci che ficcano nel cranio dei loro schiavi a terrorizzarti. Come te ne liberi di quei cosi...?

La cella è grande abbastanza per fare spazio alle catene, ma non per permetterti di avere qualcun altro assieme a te. Non serve perché ci sono già i tuoi pensieri a tenerti compagnia per tutto il tempo. Pensieri sospesi in un limbo vorticante di venti ululanti che hanno la forma di grandi e giganteschi dragoni d’ombra.Te l’aveva ripetuto più volte eppure non hai voluto ascoltarlo. Hai visto come è morto. Hai visto cos’era in realtà il tuo genitore. E adesso hai paura che accada anche a te. Il processo è già iniziato e non hai la minima idea su come provare a fermarlo. Non ci è riuscito Xaxzylmalnart in oltre trecento anni di vita e dovresti riuscirci tu in meno di tre giorni? Quando il suo sangue ha bagnato le tue ferite e ne hai bevuto fino a farti scoppiare lo stomaco tu speravi di acquisirne la forza. Tu sapevi di acquisirne la forza. Sapevi dell’efficacia del procedimento perché anche Xaxzylmalnart aveva ucciso il suo genitore per diventare così forte. E così pazzo. Credevi fosse solo un effetto della solitudine, ma a quanto pare hai scambiato la causa con l’effetto. E in questa minuscola cella scavata nella roccia da uno dei precedenti pasti dei mindflayer ti ritrovi nella sua stessa situazione. La mela non cade mai troppo lontano dall’albero. Se è marcia dentro ci resta addirittura attaccata...

Non ti sei ancora convinto, ma il pensiero di lasciare che tutto scorra e ammazzarne il più possibile prima di morire ti pizzica spesso la testa. E’ il ciclo della vita e tu ne fai parte, volente o nolente. Adesso fai anche tu parte dell’Ombra.

La nube dei suoi pensieri fluisce dentro di te. Leggi i suoi pensieri come se fossero i tuoi. Non ti ha salutato e neppure si è presentato, ma sai che è lui... con tutti gli altri. E tutti hanno il tuo stesso nome: Akarmaskannar! Sai che ci sono tutti. E sai che nella tua testa c’è poco spazio per la tua mente. I pugni e le urla non servono, adesso sono parte di te. A stento riprendi il controllo di te stesso, giusto in tempo per rispondere alla richiesta dell’umano che ha appena aperto la cella: a breve ci sarà un nuovo bagno di sangue e toccherà a te provvedere...


EDIT
Precedenti puntate del racconto

Prima parte: Rothe Curunir
Seconda parte: Rothe Jalkhel
Terza parte: Rothe Naug
Quarta parte: Rothe Cund

martedì 22 aprile 2008

See the Sea


Morris, giuro che appena uscirà la 4 edizione sarò già fuori dalla Feltra! E stavolta i manuali non li leggerà nessuno: sarà già tanto se vi passo il Manuale del giocatore! ;)

Bello: io ci sto!

Mi sta venendo l'idea di giocare un'avventuretta con pg di primo livello! Sai, mi sono stancato parecchio di questi PG e PNG che sulla carta sono fortissimi e alla fine nessuno sa o riesce ad usare... Se niente ci può distruggere il proprio PG che senso ha giocare? E ribadisco il concetto di squadra, visto che è chiaro a pochissimi. Voglio che siamo una squadra e quindi dovremmo ripartire dai fondamentali: gruppo di fancazzisti che per salvare ciò che gli è caro diventano eroi. se non è l'inizio di una leggenda epica questa... Beh, almeno mi suona come qualcosa di divertente! ;)

Ecco perché io preferirei giocare con PG di primo livello: se lo si cresce dall'inizio e lo si può usare meglio! Specie ora che comunque ne sappiamo di più e meglio rispetto a quando abbiamo iniziato!

Secondo me, e correggimi se sbaglio, i primi livelli non esistono per imparare a combattere o a correre più veloce dell'ultimo, ma per imparare a valutare la situazione e questo lo impari sia come giocatore che come PG!

Certo: quando ci pensi tre-quattro volte prima di rischiare o meno! Non ora che sai che male che ti vada hai sprecato una carica di un oggetto che ti salva da morte certa! Anch'io preferisco giocare a livelli molto bassi... Ed ho sempre manifestato quest'idea! Certo devono crescere di livello, questo è ovvio... ricordi quanto ci tenevo a Dymos? Degli altri pg che ho giocato... Chissene'! Per me si può pure iniziare da subito! ;D

Domenica si gioca l'ultima sessione degli Schiavi e si getteranno le basi per la prossima avventura. Magari proponiamola come avventura campale, ma non so come la prenderebbero gli altri! Sicuramente farebbero le cose alla cazzo, tanto per fare... Come al solito! >:( Ci deve essere qualcosa a stimolarli, visto che per loro non basta il divertimento! :( Se sono PG da utilizzare per poco tempo si sono già visti i risultati: molto deludenti! Forse è questo il problema: non ci si affeziona al proprio personaggio... E si gioca tanto per stare!

Mi trovi d'accordo soprattutto su quest'ultimo punto! :D

Si, ma non è normale... Che gusto c'è? Cosa li appassiona? A cosa serve quell'illusione di ricevere i punti esperienza a fine sessione se è sempre sembrato più giusto che si aumentasse di livello ad avventura (o missione) finita? Molto spesso ho sentito dire anche da Andrè frasi come questa: "Se non mi dai più punti esperienza perché gioco meglio allora cosa gioco a fare?" Già, perché gioca di ruolo con noi? Seguendo questo ragionamento dovrebbe stare davanti ad un monitor di pc invece che con noi ogni santa domenica che arriva! Sprecherebbe meno tempo e forse si divertirebbe di più. Per questo eviterò d'ora in poi, di dare punti esperienza. Passaggio di livello a fine avventura per tutti quelli che rimarranno vivi, naturalmente. E i premi riguarderanno solo gli oggetti magici: nulla di che, tra l'altro... Sciocchezze, non artefatti come facevo una volta! Ma roba utile al momento giusto. Come ad esempio un paio di forbici: mi sarebbe sempre piaciuto farvi combattere contro dei fantasmi con un lenzuolo sopra! ;) Basta combattimenti incredibili e/o assurdi: il fine di questa avventura non sarà sconfiggere il drago e salvare la principessa! Beh, non solo! ;) Voglio che ucciso il drago ci si specchiasse nel suo sangue e assieme alle nuvole c del cielo si vedesse anche il proprio viso trasformato in quello di un bambino felice, un bambino che vede il mondo con occhi diversi dai nostri... Un bambino che riesce a vedere la magia in un battito di ali, che si entusiasma quando a tavola non c'è la solita brodaglia di miso e cavoli, ma una corposa zuppa di carne, che guardi il cielo e riesca ad immaginare di volarci! E' troppo chiedervi questo? Non nascondetevi dietro una maschera di compassati adulti, non fate i vergognosi: così ucciderete un ragazzino che vuole vedere l'intero Universo solo per potersi poi vantare con gli amici di scuola! Basta ricompense in monete d'oro o in oggetti magici: c'è di meglio nel mondo e sarebbe orribile se non fosse davvero così, non trovate? Non so ancora cosa sia, davvero! Ma vorrei che lo scoprissimo tutti assieme, magari nello stesso momento... o nella stessa avventura! ;)

Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito.

Music on air: Planet Funk - Chase the sun

sabato 19 aprile 2008

His judgement


Cade la sfera dal suo trono.

"La decisione è presa."
Leggera ed irrevocabile
come il soffio delicato su una piccola tessera di domino
che si inclina inesorabilmente.
Spingendone una uguale
davanti a sé,
e questa un'altra,
e ancora,
e ancora...

La sfera rotola senza attrito alcuno.

"E ancora adesso mi chiedo:
cosa ha generato quel lieve soffio?"

"Perché Lui fra tutti gli altri?
E' così grave il peccato
per essere stato scelto?
Egli ha sicuramente fatto qualcosa per meritarselo!
Si, fratelli, Lui piange ora, ma doveva pensarci prima!"

"E' questo il punto:
il peccato non si commette.
Al peccato ci si abbandona..."

La sfera si ferma dinanzi ai suoi piedi.

E non è il castigo a raggiungerci come vendetta.
Il castigo è la fine del peccato che ci sta consumando.
Il castigo è la fine della caduta.

La sfera svela immagini del suo destino... Un'altra crepa è stata creata.

Music on air: Evanescence - Going under

venerdì 11 aprile 2008

GrossoGuaio domanda...


Salute a te SmeraldoCheCanta e bentornata da tuo viaggio in Deserto di Parole.
Dopo che io avere usato coperte per segnali di fumo scatenato un temporale: essere ancora nuvolo in tue parti? Sciamana avere predetto futuro: riflettere in questo? Se tu avere ascoltato divinazioni di lei, potere dire se pioverà per prossimo domani e il giorno dopo domani? Essere caso di chiedere intercessione della dea di Divertimento e portare cibo e coperte in sacrificio? Tu rispondere a GrossoGuaio prima che trascorra un'altra luna, si?

Music on air: Enigma - Return to innocence

martedì 8 aprile 2008

Ruote di fuoco


Ennesimo rinvio, ma manca poco al mio ritorno effettivo. Devo postare l'ultimo racconto dell'avventura dei rothe (Schiavi) e spiegare un po' di cose relative a tutto il resto. Beh, ce ne sarebbero di cose da scrivere in questo post, ma data l'ora preferisco soprassedere e rimandare all'ultima sessione! ;)

Music on air: Il rumore delle ventole di due pc

domenica 6 aprile 2008

Scleri vari (Parte 1)



E alla fine rieccomi qui. Dopotutto dove dovrei andare?

Rieccomi qui con qualche nuova esperienza in più che non guasta mai. Di certo non del tipo che se ne possono fare con quelli di Enkey (ovviamente), ma è pur sempre un passo in più verso la Piena Consapevolezza. Vabbè, la mia fase post-buddhista è tornata a farsi viva anche grazie all'aiuto delle lasagne della zia e tendo sempre a dimenticare che sono un satanista. In effetti ho sempre dato a ragione al Lucifero di Milton: chi non si sarebbe comportato in quel modo? Ah, prima che me ne dimentichi ecco qualche info in più sull'Ipecac. Altro che le cazzatine con le Mentos e la Coca cola...

Ps: questo post è stato evirato sul nascere. Scappo a interpretare i miei mindflayer e a spargere l'antico Orrore nelle menti dei miei giocatori! A stasera per i consueti aggiornamenti e il resto del post. ;)

Music on air: The Hives - Tick tick boom

mercoledì 19 marzo 2008

Rothe Cund


Invisibile, in quella strana terra stracolma di faerzress, non osava muovere un muscolo. Stava già preparandosi ad un nuovo piano. In superficie i pericoli erano molti e capire come mai ci fossero tutti quei sussur e luurden era già una distrazione di troppo. Vide l’accampamento di elfi chiari e contò fino ad arrivare a una proporzione di dieci contro uno. Il suo gruppo sarebbe stato trucidato in pochi minuti se fosse uscito dalla caverna. Un sorriso modificò la forma delle sue labbra. Ripensò alla confidenza che le aveva fatto la sorella. Ripensò al silenzio della sua dea. Controllò che il suo fermaglio del camuffamento funzionasse ancora e iniziò il completamento della sua missione. Trattenne il potere del suo anello e richiamò l’attenzione del suo gruppo, dando il via libera con il sistema di linguaggio muto della sua razza.
Ammirò il sublime spettacolo della morte di sua sorella e con estasi orgasmica assaggiò il suo sangue giunto sul suo volto da uno schizzo della sua giugulare. Decise che avrebbe potuto prendere le sembianze di quell’elfo per ricompensarlo dell’ottimo servizio. Come previsto pochi minuti dopo si ritrovò unico drow vivo in un esercito di elfi chiari forse più bestiali di alcuni suoi schiavi.
Adesso l’esercito di elfi si ritirava nel fitto della foresta e i pochi feriti che erano rimasti vivi, opera dei più inetti delle sue fila, venivano trasportati a spalla dai più forti tra gli eldreth veluuthra. Elfo chiaro tra gli elfi chiari, vittoriosi sul suo gruppo composto tra gli altri da sua sorella, ammirava il massacro che aveva visto protagonista i suoi ex compagni di squadra. Era vero ciò che gli raccontavano gli schiavi, quelle rare volte che non lo supplicavano di lasciarli vivi: l’odio tra le due razze di elfi era palpabile in ogni singolo fendente, in ogni singola ferita inferta al corpo di qualunque rappresentante della razza avversaria. Vriza stessa era stata utilizzata come esempio e sospesa all’uscita dalle profondità priva dei suoi arti e con ancora quell’espressione di terrore sul volto. Alcuni tra gli eldreth veluuthra orinarono sul corpo della sorella prima di issarla con gli uncini di acciaio su per il soffitto della caverna, bestemmiando di non avere più tempo a loro disposizione per affinare le loro tecniche di tortura su di essa.
Il suo affinato istinto di autoconservazione gli suggerì di attendere tra quei rami e cercare di svanire dai ricordi di quegli elfi chiari. Adesso Fjord non aveva più intralci.
E adesso? – pensò il principe Fjord. Avrebbe potuto fregiarsi ancora di questo titolo dopo la morte di sua sorella, futura matrona del suo casato? Sarebbe potuto ritornare dalla matrona da solo? Adesso era solo ed era a caccia. Adesso era libero.

Il drider sembrava trascinarlo da giorni, senza sosta, senza riposo alcuno, sostenuto dai sentimenti di vendetta e dall’odio verso tutta la razza a cui apparteneva anni prima. Fjord era un assassino e aveva imparato la migliore delle armi della sua professione: la pazienza. Avvolto negli innumerevoli fili di seta cercava di respirare attraverso lo spiraglio che era riuscito ad aprirsi coi denti. Giunto il momento sarebbe bastato ridursi in poltiglia e scorrervi attraverso per lasciare il drider alla fine che gli illithid riservavano agli inadempienti... Se tutto fosse andato bene avrebbe ottenuto quelle lenti di onice oscura con cui esplorare meglio la superficie. E parecchi altri tesori.
Contemplò il modo di comunicare di quelle aberranti creature con i tentacoli con l’unico occhio che riusciva ad utilizzare per spiare fuori dalla tela di ragno in cui era avvolto. Rimase senza fiato e senza accorgersene tossì per non rischiare di soffocare. Il drider era immobile e anche se di schiena poteva avvertire il suo stordimento. Il mind flayer con i tentacoli lunghi estrasse la spada e con un movimento veloce e preciso fece cadere il corpo del drider privo del suo cervello. L’occhio di Fjord saltò dal cranio vuoto del drider alla spada dell’illithid. Iniziò a sudare freddo e decide di dileguarsi sottoforma di poltiglia invisibile. Sgusciò dallo strappo della tela e si avviò verso il fosso che aveva visto pochi metri prima. Sentì abbattersi un incantesimo sul suo corpo e si bloccò. Alcuni istanti dopo tornò alla sua forma umanoide senza averlo prima deciso.
Il tuo corpo è di grande interesse per la ceremorfosi. Avrai l’onore di dare la vita ad uno dei miei girini... – ascoltò nella sua mente.

venerdì 14 marzo 2008

Rothe Naug


È così crudelmente impensabile percepire Dio con i propri sensi? Perché deve nascondersi in una nebbia di mezze promesse e di miracoli che nessuno ha visto? – pensò Daurun alla vista dell’esercito che si formava sotto i colpi delle sue asce. Più ne abbatteva e più ne uscivano da quell’anfratto verso le profondità della Grande Crepa. Le braccia temprate dagli di anni di lavoro nella Forgia erano diventate ormai insensibili e il sudore e il sangue imperlavano le lunghe trecce della sua barba. Il corpo del figlio primogenito era riverso in una pozza di intestini e sangue, mentre quelli dei gemelli rallentava debolmente la marcia dei drow. Un miracolo, un suo segno... Dove sono gli dei della Terra e della Forgia quando la loro progenie è in pericolo? Quanti ne aveva ucciso? Non erano neppure la metà di quelli che stavano per arrivare. Un colpo secco e tranciò di netto la testa del derro che voleva cibarsi del suo primo figlio. Lo guardò per un lungo istante e gli promise qualcosa. Corse verso la crepa protetta dai gemelli e conficcò le asce ai lati dell’apertura. Posò i corpi dei gemelli accanto a quello del fratello maggiore e con un incantesimo li benedisse. Versata una lacrima per loro e per se stesso guardò verso l’Abisso ed esso guardò in lui attraverso i sorrisi degli elfi neri. Estrasse le sue armi magiche dalle fenditure che aveva appena creato. Strinse i denti e urlò il suo grido di battaglia prima di gettarsi verso le armi sguainate dei suoi futuri padroni.

Il drow più vicino fu abbastanza veloce da scansarlo e lo sputo arrivò a sporcare la costosa veste del drow dietro di lui. Al drow bastò un istante per guardare la macchia e provare ad avventarsi sul corpo disteso del nano, prima di essere interrotto dalla voce ferma e decisa del drow più anziano.
“Lascia stare, Daeristyrr... Peggio, peggio per lui...”
“Come?! E’ me che ha sputato, non te! Io gli strappo la lingua un pezzetto alla volta e sarà l’unica cosa che mangerà fino a quando non ce ne sarà più!”
“La Pazienza... è questo che contraddistingue un buon torturatore... Avrai tutto il tempo di fargli tutti i giochetti che vuoi dopo che avrò terminato i miei esperimenti, Daeristyrr...”
“Non c’è alcun bisogno di strappare la lingua al nostro ospite... E’ silenzioso come un qualunque rothé che verrà sacrificato per la morte di un terzogenito... Il nostro incarico è quello di prepararlo. Gli illithid scopriranno molto dopo di noi i segreti del suo clan!” – disse Kalrys ridacchiando.
“Sono io il torturatore qui! Tu sei solo un mago!” – replicò crudelmente Daeristyrr in comune.
Solo un mago?, pensò il nano. Daurun respirò a lungo e chiuse tutti i suoi sensi al mondo, ma i rumori delle forbici prelevate dal fuoco della fornace riuscirono comunque a toccare i lembi della sua coscienza.
No, sei tu che ha un futuro, Thernyn! Hai in grembo nostro figlio e non permetterò che quest’orda ti catturi! Dovesse costarmi la vita!
“Sembra che il nano avesse una famiglia. Approfondire. Verificarne la presenza tra il bestiame.” – dettò mentalmente Oebilag il Meticoloso.
Non voglio altre morti nel mio clan! Il nostro nome deve sopravvivere fino alla chiusura della Grande Crepa! - E pensato questo il nano schiumò dalla bocca.
“Maestro Oebilag, è il caso di modificare le dosi di ilos nel suo sangue? Le sue parole testimoniano un’errata convinzione...” – chiese timoroso il giovane assistente. Schareerili era poco più di un uovo agli occhi del maestro, ma a quelli del nano era tale e quale a chiunque altro della sua razza. La stessa colorazione delle carni attorno al suo scheletro era percepita attraverso la nuova visione del chierico di Moradin in maniera molto nitida, nonostante il suo evidente stato di delirio. Ripensò per un istante alle parole che pronunciò prima di essere lasciato dal suo clan in balia dell’assalto dei drow e dei grimlock e quindi ritornò nella spirale di delirio in cui la sua mente tentava di non annegare da un tempo per lui smisurato.
“Penetra la sua mente, Schareerili. Rendilo nostro schiavo fino al termine della sua patetica vita. Tortura i suoi ricordi e...” Oebilag si interruppe e pose la sua attenzione nell’ascoltare i pensieri superficiali del nano.
Perché non posso uccidere Dio da me stesso? Perché continua a vivere in me in questo modo doloroso e umiliante, anche se io lo maledico e voglio strapparlo dal mio cuore? Perché continua ad essere una realtà illusoria da cui non riesco a liberarmi?
Oebilag il Meticoloso sorrise o così sarebbe stato se il suo volto e la sua mente ne fossero stati capaci. Agitò uno dei suoi tre tentacoli superstiti fino a raggiungere il cranio glabro del nano e assaporò la sua febbricitante fronte, percorrendo le estremità del tatuaggio che rappresentavano il suo simbolo sacro.
“Il tuo dio è sempre con te. Anche domani lo sarà. Domani ci nutriremo del tuo cervello nell’Arena della Cibazione, chierico del Dio della Forgia. Attraverso te Ilsensine gusterà anche il suo.” Un tentacolo viscido penetrò troppo all’interno dell’orecchio del nano. Daurun si interruppe per un istante e poi continuò il suo rito. Confessò il peccato di poter perdere la fede nel Padre dei Nani e quello di non aver creduto nei suoi doni. “Cefalometro...” Un attimo dopo era già tra la sua mano destra e il suo innesto che aveva sostituito il braccio sinistro. Schareerili prometteva di diventare un ottimo allievo.

Cerchi concentrici pulsavano freneticamente e mutavano in spirali che terminavano nell’Abisso di una mente troppo disturbata per poter essere ancora paragonata a qualcosa di più intelligente di una lucertola. Le parole divennero pensieri e i pensieri assunsero la forma degli spiriti ricordati solo dal suo clan. Essi ulularono alla sventura del loro discendente e ardevano dal desiderio inesaudibile di rispondere alla domanda che egli poneva continuamente. Spirali nere comparvero e turbinarono nel sangue che bagnava il corpo dei suoi figli, come onde di un lago destinato a seccarsi. Il lugubre rumore della risacca non si interruppe neppure quando la figura ingobbita dalle torture aprì la porta della sua cella.

Il corpo nudo del nano era disteso e la sua testa era sistemata in modo da vedere il mondo al rovescio, così da aumentare il suo disorientamento alla vista dei suoi aguzzini. La figura sembrava diversa da quella dei soliti illithid, anche se il suo cranio aveva una forma simile. Nonostante tutto un brivido di speranza percorse il corpo del nano.
E’ lui che mi condurrà nell’arena per nutrire quegli esseri? - percepì il doppelganger con il suo potere.
“No, io sono qualcuno che...” – l’affare che il nano aveva nella bocca sembrava piuttosto difficile da estrarre - “...vuole andarsene di qui e che... “ - il nano si senti soffocare, ma finalmente quel lungo tubo uscì dalla sua gola - ”ha bisogno del tuo aiuto, nano!”

domenica 9 marzo 2008

Rothe Jalkhel



Anche oggi sono qui, nudo dinanzi a questo specchio. Io fisso prima la cornice in legno finemente decorata: non importa quante volte la ammiri, è sempre stupenda. Io scosto appena lo sguardo, nessuna sorpresa. È un rito che pratico da ormai tanto tempo, ma io non riesco a farne a meno. Puntualmente io mi ritrovo a tu per tu con l’unico mobilio presente nella mia stanza. Non mi parla al contrario di tutti gli oggetti che le altre spie riescono a raccogliere della vittima che io impersonerò. Io guardo lo Specchio e lo Specchio guarda me. Se io pensassi al vuoto riuscirei a scorgere il mio corpo. Il buio riflesso illumina la mia stanza vuota. Il ricordo di quella donna dai lunghi capelli di fuoco si affaccia come un lampo. Io sono stato anche lei per arrivare dal macellaio. I suoi lunghi capelli mi sfiorano le spalle scoperte con un leggero solletico. È una sensazione reale, ma pochi della mia razza se ne rendono conto. Per chi vive da sempre le vite vissute dai morti queste sensazioni sono tutto quello che ha. Per chi non ha una realtà, ma sopravvive ingoiando quelle altrui, tutto appare sempre nuovo e interessante. Io ho visto il macellaio col grembiule imbrattato di sangue. Io lo tocco, io mi imbratto le punta delle dita con il sangue rappreso di maiale e carezzo le mie narici. L’odore non è dissimile da quello di noi creature umanoidi. E nemmeno il sapore. La mia lingua mi passa molte più informazioni di quante anni di infiltrazione potranno mai darmi. Io sono il macellaio di fiducia del mercante di stoffe. Io cambio l’immagine nello specchio. Io ne vedo centinaia, ma nessuna è la mia. Io vedo riflessa nella mia mente il ricordo di quell’elfo. Gli elfi chiamano la nostra razza con una parola che se tradotta significherebbe Nessuna Vita Nel Corpo. Sbagliano, perché io ho vissuto molte più vite di quante loro vivranno in mille anni di esistenza...

Gli arti del doppelganger assecondavano ritmicamente le correnti d’aria della caduta. Da quanto tempo stava cadendo non avrebbe saputo dirlo, ma sentiva ancora quelle mani strette sulle sue caviglie e sui suoi polsi. Ingannare degli zhentarim era una missione che pochi oltre lui sarebbero stati capaci anche solo di intraprendere. Ma ingannare degli zhentarim adepti del potente Principe delle Menzogne era stato troppo anche per lui. E adesso sentiva il suo viso modellato non dalla sua mente, ma dal vento di quel profondo baratro. Non era possibile che i suoni delle loro risate potessero ancora toccare le sue orecchie eppure poteva sentirle. Nonostante tutto la sua mente era tranquilla. Non aveva paura di morire. Quel giorno era stato un mago e aveva già attivato l’incantesimo che lo avrebbe salvato. Si augurava solo che l’incantesimo non terminasse prima della sua caduta. Non credeva possibile che un abisso del genere potesse esistere sotto le terre della Sembia. In realtà non credeva possibile che un abisso del genere potesse esistere in tutto il multiverso.

"Forse mi avrebbero fatto un favore uccidendomi..."
Un mese? Sei mesi? Un anno dopo? Quanto tempo trascorse seguendo quei cunicoli?

Quando si rese conto che quegli schiocchi erano prodotti dai loro tentacoli desiderò solo di aver avuto il coraggio di farlo le sette volte che ci aveva provato. Non è stato difficile per manipolatori della mente quali i mindflayer scoprire il suo travestimento e catturarlo. Per la terza volta il malvagio destino non gli concesse la libertà. Quei mostri facevano parte di una città molto chiusa all'esterno e preferirono sottoporlo ad irripetibili esperimenti piuttosto che leccarsi l'orifizio orale con i loro tentacoli per ripulirsi dalla sua nevroglia.

Un anno? Due anni? Quattro anni dopo? Quanto tempo trascorse con gli occhi in quei tentacoli bianchi e neri?

Impossibile percepire il trascorrere del tempo: era sempre lo stesso lunghissimo minuto a ripetersi infinite volte. E lo gettarono di nuovo nell’abisso e riprovò di nuovo quella sensazione di cadere con tutto il corpo. Ma questa volta il suo corpo era fermo e la sua mente era costretta a non lasciarlo solo. E sognò, sognò... Sognò di come poteva diventare qualunque persona avrebbe mai potuto incontrare. Sognò di averlo già fatto. Sognò persino di ritornare in superficie a crogiolarsi al caldo sole del Vast. Ad un certo punto smise di farlo e smise di sognare, fino a quando gli illithid mandarono rumori di crani fracassati e urla di dolore a svegliarlo dal torpore. Urla che non erano le sue. Il rumore di un’esplosione magica gli impose di svegliarsi. Sforzò il potere di leggere la mente all'estremo e superò per la prima volta dopo anni il confine della sua prigione. Gli esperimenti avevano ottenuto qualcosa, ma nulla di piacevole. Cercava i suoi torturatori. Qualunque cosa. Forse non era più solo. Strinse i denti nello sforzo di concentrare la propria mente per oltrepassare quella porta. Le sue gengive sanguinarono e vomitò sangue un istante dopo aver percepito chi si stava avvicinando. E poi il fracasso di una porta che veniva distrutta. I frammenti di pietra e selce della porta si sparsero per tutto il minuscolo anfratto in cui lo avevano segregato a marcire. Non poteva essere più veloce della clava del grimlock. Un sussurro di lucidità mentale rubò spazio alla sua pazzia. Si rannicchiò in attesa che la clava lo uccidesse con un sol colpo. Attese. Forse il suo odore dopo tanti anni era diventato quello delle pietre distanti appena un braccio dal suo corpo? No, il grimlock non si era fermato per annusare l’interno della cella. Era immobile, con il braccio congelato a un palmo dal muso del doppelganger. Esci di lì, credeva di aver sentito. Nel dubbio si tolse dalla portata del grimlock e sgusciò sotto le sue gambe sino ad arrivare carponi dal suo salvatore. Alzò gli occhi e vide un umano. L’esperienza gli suggerì fosse un mago. Solo i maghi possono essere così spavaldi da sfidare la prigionia degli illithid. A vedere il suo stato sembrava fosse un sopravvissuto, come lui.
Chi... o cosa sei?” - gli chiese bruscamente il mago, stizzito di non aver ancora trovato il mezzodrago.
Io sono tutto quello che vuoi!” - gli rispose con la voce roca e con un sorriso inconsapevole del suo futuro....

giovedì 6 marzo 2008

Rothe Curunir


Il Sole di Lathander segnava perfettamente il mezzogiorno e nessuna ombra veniva proiettata dai due ragazzi all'uscita del tempio a forma di ostrica. "Strana ora per scambiarci informazioni, Varyl! Potrebbero veder..!" "Fai silenzio" zittendolo senza tradire il minimo nervosismo. "Cerca di essere più discreto e confonditi con la folla. E tu vorresti unirti a quella gilda di Westgate?" "Queste cose non si fanno in questo modo. Ci sono orari prestabiliti per decidere certe cose. Ecco tutto!", ribatté l'aspirante assassino. Gli occhi del giovane mago guardarono imperturbabili la cupola del Tempio di Mystra, ma le sue labbra sottili si mossero appena e la minaccia arrivò a stuzzicare i brutti ricordi del nuovo socio. "Il maestro Orellienon mi ha nauseato nel decantare le doti di quel nuovo mago: voglio il suo grimorio e gli appunti su cosa sta lavorando. Quel mago rimarrà in città fino a domani, quindi hai solo questa notte per portarmi quello che ti ho chiesto." "Non lo so Varyl... Quello strano elfo mi da i brividi. Verso di lui non provo quell'irrefrenabile voglia di tagliarli la gola come con gli altri della sua razza..." "Hai paura di un elfo? Un elfo di mezza età che a malapena è riuscito a ricordare il mio nome dopo averglielo ripetuto per tutta la serata?" "Non lo so... Ho visto il suo sguardo quando tu e il tuo maestro parlavate tra voi. Sembrava capace di capire dove fossi, nonostante tu mi avessi nascosto perfettamente nelle ombre. E poi quei capelli... " concluse Culran. "Portami quello che ti ho chiesto. Le trappole non dovrebbero essere un problema per te." E detto questo il giovane apprendista abbandonò Culran nella calca del mezzogiorno di Tilverton per tornare ai noiosi insegnamenti sulla meccanica intervallati da quelli ben più rari sull’Arte. Saperne di più sugli Imaskarcana lo avrebbe reso di sicuro molto più potente, ma a quale prezzo?

E così la notte arrivò molto lentamente e con comodo si adagiò sui tetti e nelle case degli abitanti di Tilverton. Culran si era camuffato in una decina di creature diverse per poter sorvegliare indisturbato la stanza che occupava la sua prossima vittima. La Strega Sussurrante era una locanda per chi non aveva molte pretese di sicurezza e Culran si ritenne davvero fortunato a non dover entrare nell'Accademia di Azuth, dove di solito alloggiavano i maghi in visita nella città. La Strega Sussurante era talmente frequentata da ladri che alcune finestre erano state lasciate dal proprietario spalancate, in maniera tale da non doverle cambiare ogni settimana. Culran sistemò il suo mantello in modo da mimetizzarsi con le mura della locanda e guardò per bene all'interno della stanza prima di poter scavalcare la finestra. Ascoltò per bene se ci fosse qualche strano famiglio a fare la guardia al libro del mago. Diede prima un'occhiata verso il piccolo armadio e mentre stava volgendo lo sguardo verso il letto la porta si spalancò mostrando in tutta la sua molesta ubriachezza l'elfo dai capelli neri, sorretto da un nano forse ancora più ubriaco. Visti da un po' più lontano avrebbero potuto ricordare un dieci, tanto uno era lungo e snello quanto l'altro basso e tozzo. Neppure due battiti di ciglia dopo e i due erano già adagiati sul letto nella stessa maniera con cui una torre si posa sulla terra dopo essere stata invitata da un terremoto. Un paio di occhiate e Culran constatò che quei due non si sarebbero svegliati neppure se ci fosse stato Nouba il Bardo in persona a cantargli a squarciagola le gesta della Luna Selvaggia. Una lieve pressione sulle dita e le braccia si portarono allo stesso livello delle finestre e allargandosi fecero spazio alle gambe, facendo posare silenziosamente i piedi sul pavimento della stanza. Un passo e Culran poté guardare la serratura dell'armadio e dopo alcune verifiche constatare che era aperto. Sulla strada del ritorno al suo covo Culran ebbe modo di riflettere che fosse stato un vero peccato che l'armadio fosse desolatamente vuoto e ancora di più il fatto di non aver notato che il libro era sulla sedia, semi nascosto dall'unico ricambio di vestiti del mago. Se solo avesse saputo sarebbe stato molto più dispiaciuto di non aver notato che il corpo dell'elfo era un'elaborata illusione e che il nano aveva quel certo nonsoché nel suo sguardo...

Varyl riaprì gli occhi. Oltre quella porta udiva degli ululati oltrepassare il suo spessore. Cercò di voltare la sua testa, ma era completamente immobilizzata dalle catene e dai chiodi degli illithid. Il suo corpo era a testa in giù e i chiodi stentavano una presa decisa. Le sue carni avevano tutta l’intenzione di voler cedere alla gravità. Le unghie si aggrapparono istintivamente alla roccia dove era stato infilzato. La sua gamba destra sembrava fosse stata squarciata per cercare chissà cosa, mentre la sua testa percepiva qualcosa che lo attirava fuori di lì. Sussurrò il nome del suo maestro, ma la lingua era infilzata da un elaborato manufatto. Gocce di sangue sgorgavano a intervalli regolari dal manufatto e andavano a riempire la bacinella in basso. Non poteva far altro che attendere. E sperare che tutto finisse in fretta.

mercoledì 5 marzo 2008

Niente incantesimi di 9° qui...


Se ogni settimana ho un motivo in più per stare insieme e divertirmi con i miei migliori amici lo devo a quest'uomo. Se nove anni prima della mia nascita non avesse inventato Dungeon&Dragon non so come sarebbe stata la mia vita. Davvero. Molto probabilmente quel giorno di novembre del 2003 forse non sarei risultato abbastanza interessante e sarei ritornato nel mio personale oblio di libri ingegnerosi e fumetti scandalosi. Forse non avrei avuto l'opportunità di approfondire la conoscenza di mio fratello (Auguri per i 22, Matto) e sapere fino a che punto posso spingermi nel chiedere favori ai miei. Forse molte delle mie notti avrei cercato l'abbraccio di Sogno annoiandomi per non avere nulla da leggere. Forse avrei trovato qualcos'altro a cui pensare durante i miei viaggi solitari prima nella Punto e poi nella Fiesta. Forse sarei sclerato molto prima nelle lunghe notti alla Bosh, con il mio corpo immerso nell'olio caldo e la mia mente che navigava placida sulle ali della fantasia ispirata da lui...

Forse tutte queste cose avrebbero avuto tante altre alternative. Anzi, sicuramente avrei avuto un diverso modo per conoscere e imparare a farmi accettare nella realtà in cui vivo, ma su una cosa sono certo che non sarebbe cambiato: se non ci fosse stato D&D non avrei avuto l'opportunità di poter conoscere meglio me stesso. E di questo sono immensamente grato a Gary! >;o)

Se dovesse servirti una mano per sconfiggere quel grande Dragone fai un fischio, sai dove trovarmi!

Music on air: Howard Shore - Hope and Memory

venerdì 22 febbraio 2008

Il profumo dei suo pensieri


Lì fuori tra l'erba alta le lucciole rischiarano una tiepida notte di fine estate. I corpi dei due elfi sono distesi con gli occhi rivolti verso le tante stelle che punteggiano il cielo di un blu intenso.
"Tu piuttosto..." - esordì l'elfo dopo aver pesato ogni singola sillaba.
"Io cosa...?" - domandò di rimando, interrompendo sadicamente il filo dei suoi pensieri.
L'elfo sospirò e raccogliendo tutto il suo coraggio riuscì a dirlo. "Perché ti sei innamorata di uno come me?"
"Sai che me lo domando anch'io?"
"Stupida..." le disse sorridendo. "Smettila di rispondere con delle domande!"
Lei questa volta rispose con una serie di colpi dati con le nocche delle mani. La mano colpiva e poi tornava indietro per lasciare spazio all'altra mano.
L'elfo trattenne l'ultimo pugno e strinse la sua mano nelle sue. "Questa volta voglio che tu trattenga la tua mano, tutta te te stessa su di me." - e i suoi occhi incontrarono quelli di Lei.
"Uhm... Beh, mi piacciono i tuoi pensieri... Il loro odore..." - le rispose quasi con sorpresa.
"I miei pensieri? Non ti piacerebbe conoscere quello che ho dentro, sai? E non ci sono solo pensieri qui..." - puntualizzò l'elfo, mentre tamburellava con l'indice la sua tempia destra.
Lei si alzò su di un braccio e lo abbracciò, tanto forte che sembrava avesse paura di vederlo scappare. Si scambiarono uno sguardo lungo una vita intera e rispose sorridendo: "Non importa cosa potrei scoprire. Non ho paura di quello che voglio conoscere. Tu sei il mio futuro, no?"
In quel sorriso si poteva immaginare una vita unicamente bella e si ripeté ancora una volta che sarebbe stato un vero stupido lasciarla scappare anche questa volta. Se solo Lei avesse saputo...

Music on air: Cary Brothers - Ride

mercoledì 20 febbraio 2008

venerdì 18 gennaio 2008

"Memento" oppure Come Tutto Iniziò


L’insieme delle cause profonde
Quell’inutile pezzo di ferro. Il secondo apprendista. Una moneta con una sola faccia. La proteggerà un intero popolo. Una nuova alba.

Terza parte
L'OltreUomo. "Non si ruba agli dei!". Estinzione. Una famiglia abbandonata. Vestiti invernali abbandonati. Viaggio attraverso il Mondo Sconosciuto. Grandi foglie e strani animali. Segni eterni. Schiavitù e una falsa libertà. Sofferenza e rinascita. L'occhio del tempo. Azioni & Rivelazioni. Far si che il Destino si compia. Un nuovo sogno.

Seconda parte
Felicità in dosi precise. Alleviare la sofferenza. Un nuovo nome. Regali sotto l'albero. Couramment. Voler essere solo se stessi. Accettare la propria natura. Il sangue è più forte della volontà. Un'innocente violata. Una lezione interrotta. Una vendetta non riuscita. "L'ombra che ricoprirà il mondo!?". Una nuova vita nasce nascosta da un'ombra. Il primo di sette. Una nuova famiglia.

Prima parte
Gocce di memoria in frantumi. Delirio e ricordi immaginati. Incubi da svegli. Sporcizia in un carro vagabondo. Un amico disgustato. Trovare qualcosa da fare. Motivi per andare avanti. Una morte inaspettata (Quando non lo è?).
Una nuova Luna.

Music on air: Sigur Ros - Hoppipolla

venerdì 30 novembre 2007

Il tavolo dove vorrei giocare


Alla fin fine il prezzo è pure onesto, però andare fino ad Ancona! Magari se Zio Orazio lavorasse ancora in quella ditta di traslochi, forse-forse... Vabbe', questa è la pagina dove potete vedere altri particolari del tavolo!

Music on air: Delta Goodrem - Believe again

mercoledì 21 novembre 2007

Masturbazioni mentali


Languore
Vecchiaia
Parole
Ragazze con i capelli biondi
Cappotti di lana e Camice di seta
Gli Euro che comprano i portafogli
Maccheronik Inglisc
Sonnolenza
"Sarò così a cinquantanove anni?"
Minori disturbi deviati di Minorati Deviati
Occhi che ballano nelle orbite
Respirare profondamente
Tango
"A riguardo di quella cosa..."
Chiamate perse da numeri sconosciuti
Alcool a sette calorie
Stordimento
"Si può sempre fare di meglio, sai?"
Musica & Canzoni attuali
Mondi diversi nella stessa realtà
Crocifissi immersi nell'urina canina
Bugie: fantasie di Gente Sincera
Crocifissi gocciolanti
Sangue rappreso dove non c'era
Crocifissi asciutti
Lame di Puro Acciaio Inox
Il Silenzio
Innocenti che suonano sottotitolati
Crocifissi profumati
Palpebre che vibrano & Orecchie staccate
Carta sottile che taglia terminazioni nervose
Carta igienica
lui
La Luna
IO
La Lampada del Genio
Lei
Perdite di Tempo...
Erezioni giovanili & Ricordi di anziani nostalgici
Orologi
Numeri
Ora Esatta

"La campanella ha suonato!"
Vado Via
Punto.

Musica on air: Santana - Soul Sacrifice (Live from Woodstock)

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