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giovedì 1 settembre 2011

Li hai fatti i compiti delle vacanze?

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L’ansia dell'inizio della scuola e l’angoscia della fine delle vacanze, delle sveglie puntate alle sette meno una dormita e del gesso raschiato sulla lavagna. Ritornare a restar seduti ad imparare come si fa ad avere un culo perfettamente quadrato e calcolarne il perimetro. Il mare che si imbarca clandestino nella tua testa come fa la sabbia col costume. I tuffi nel sudore appiccicato alle pagine dei quaderni e dei libri freschi di cartoleria. Le penne con l’inchiostro secco o non ancora comprate. La penna del tuo vicino non è mai una semplice Bic. Il sonno durante quelle ore, i sogni non sognati. La colazione dimenticata. I soldi della colazione mai avuti. Le merendine scroccate e l’ansia di dover restituire il debito. Il trillo delle campanelle. Mamma e papà che non hanno smesso di lavorare, ma almeno in vacanza non dovevano ricordarsi di venire a prenderti. Il servizio pullman non ancora attivo e tutti i tuoi amici sparsi con i loro genitori. Le prime nubi che coprono il sole dell’estate. Tu che aspetti, la suora accanto che ti offre un piatto di maccheroni col sugo in cambio di tre preghiere.

Il caldo sull’asfalto rende l’aria fluida come l’acqua del mare alle tre del pomeriggio. Vuoi tuffarti, ti spaccheresti la testa e il sangue, i pensieri e le nostalgie tutte fuori da te.

Dai castelli di sabbia ai castelli sulle nubi.

Music on air: Gnarls Barkley - Crazy

lunedì 9 maggio 2011

Cosa si fa quando si perde? Si festeggia!

E s'è spento il cel, lasciandomi in balia di una cena a base di attesa per il festeggiato (giustamente si organizza una festa per te e tu vai a giocare a calcetto la stessa sera), la Nana che colpiva duro più per noia che per la solita volontà di lasciarti cicatrici, i suoi fratelli che non conoscono la parola "Planetario" e, cosa ancora più grave, non chiedono nemmeno cosa possa significare. Poi uno si chiede come mai inizia a parlare da solo. Guardo il piatto vuoto, guardo le bocche si riempiono di parole vuote e mi guardo nei riflessi del bicchiere, dalla strana forma di vaso di vetro per piante grasse. La forma è troppo strana per riuscire a vedere i miei occhi.  As usual.

I minuti diventano ore e quando smettono di ingrassare alla faccia nostra ecco che arrivano finalmente mio fratello e il suo migliore amico il quale, da buon barese, adesso vive a Milano, Zona Brenta, mini stanzetta in ampio trivani, un solo cambio di metropolitana dal Centro & Necessaria Scorta di Passatempi (playstation, wii, porni).

Intermezzo di antipasti, fino all'arrivo della pizza, con la solita tiritera: chi ha preso la margherita? – Uno che non ha fame, no? LE GRASSE RISATE.

Poi è arrivato il momento del DI-SCOR.SO! DI-SCOR-SO! immancabile quando ti sei appena non laureato, giusto? Peccato che mio fratello non si sia laureato visto che la Segreteria lo ha avvisato della mancanza di due verbalizzazioni due giorni prima della seduta. Fatto sta che arriva il discorso ed è la Nana a volerlo fare (perché ha appena visto una puntata de Il Mondo di Patty in cui lo si faceva, che ti credi?)  Tintinna con le posate sul bicchiere  e al solito risulta simpatica come un ceffone dato di sorpresa sulla nuca mentre aspetti che termini il ritardo del bus.

Viene interrotta dal cameriere di 38 anni, 39 a gennaio, convivente con una di 27 anni, che vuole un figlio e “o quest'anno o il prossimo” lo farà, il quale, scoperto che l'amico di mio fratello vive a Milano, inizia a mostrare la sua vastissima conoscenza di epiteti di lumbard. E via giù di aneddoti della bassa padana, sulla nebbia che manca a Milano ("Io due giorni l'ho vista e una volta era perché avevo fumato con la finestra chiusa"), sulla tristezza che proverebbe un non anziano nel vivere da quelle parti e di quanto bevano i cosiddetti padani (che a quanto ho capito son molto più terroni di noi).

E la nana è ancora lì con la forchetta in mano. Presa dalla parte sbagliata, ma son dettagli che è meglio non riferire conoscendo il soggetto. Non solo il cameriere, ma anche le vesciche di alcuni di noi si alleano contro i nobili intenti della Nana. Altri sei tintinnii fanno la comparsa nella mia personale classifica della rottura di nervi (mai visto un cameriere che andava e tornava così velocemente dalla cucina). Alla fine la Nana si scassa i maroni, fa una faccia bruttissima al cameriere mentre batte ripetutamente la forchetta sul bicchiere e dopo aver raccattato buona parte degli adulti da terra (finiti lì causa risate) inizia il suo discorso con un meraviglioso e non inaspettato "Non me lo ricordo". Raccattati ancora una volta gli adulti per tributarle l'applauso che merita ecco che raccoglie le idee e inizia. Un’altra falsa partenza. Immagino un discorso lunghissimo della Nana, una nuova poesia da imparare come quelle che noi imparavamo all'asilo per Natale e Pasqua mentre non do tregua al mio desiderio di andare a letto neppure un istante. Altre due false partenze (…) e, recuperata la calma eccolo, finalmentecazzo! il discorso della Nana:

“Anche se non ti sei laureato... per noi è come se ti laureato!”

92 MINUTI DI APPLAUSI! (in prospettiva sono stati anche pochi)

La pizza ci ha riempito abbondantemente le palle (anche lo stomaco, ma soprattutto le) e nessuno ordina frutta e/o gelato (e direi: 14°, un freddo pazzesco, un vento lupino e il mare in modalità baby tsunami). A sorpresa il desiderio di andare a letto mi da un ceffone sulla nuca quando mio fratello e l'amico chiedono un limoncello. E il cameriere torna all'attacco. Ora so più cose io sulla sua vita che lo Stato Italiano, i Genitori e i Sei fratelli (quattro vivono sparsi nella Brianza e due qui a Bari). Il restare a gelare sulla soglia non tocca i cuori riposati dei miei parenti e si resta nella hall ad ascoltare il cameriere confessare le proprie esperienze per un altro quarto d'ora buono. Questo dice l'orologio, ma se me lo chiedessi ti risponderei con una mezz'ora di troppo.

- Su si guadagna bene, mica come qua! 50 euro per un matrimonio, ma su durano tre ore e ti sei sbrigato! Qui a mezzanotte stiamo ancora servendo gli spaghetti!

- E allora perché sei tornato?

- Perché mi mancava troppo la famiglia e il mare

La solita storia di noi del sud che arrivati al nord abbiamo nostalgia dei tempi in cui facevamo gli sommozzatori o, alla peggio, raccoglievamo i ricci a una decina di metri dagli scogli. Che il mare puzzi o che a malapena ci andiamo tre quattro volte l’anno è una storia che non ricorda nessuno però.

Foto! Dai, facciamo una foto! E non ne facciamo mai di foto! E dai, su! Tutti in posa, sorridete, Nico anche tu, Nana non tirare i capelli ad Andrea, dite FOOORMAGGIO... ma come si scattano le fotografie qui?! e dieci minuti dopo la conta dei feriti è un cugino caduto dal puff durante la terza prova della fotografia, una Nana schiaffeggiata da mia zia dopo il secondo photobombing, mia madre che fa volare la borsetta verso la testa di mio padre, mio padre che la schiva con dei riflessi che credo abbia preso da me e due puff che vengono spostati in maniera strategica per attutire il volo di un'amica di famiglia e di sua figlia dopo che son scivolate sull'acqua di mare vicino le finestre.

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Un secondo prima dello schiaffo.

Io mi son messo a coprire l'estintore dal primo scatto e registravo con gli occhi, sorridevo con la bocca e ricordavo con la mente quel letto che mi mancava tanto, attento a schivare schiaffi sulla nuca grazie ai miei proverbiali riflessi.

Ahi!

 

Music on air: Yma Sumac – Mambo!

domenica 13 giugno 2010

L’ozio si merita, la pizza no


Giornata afosa oggi, di quelle che ti ricordi di averne vissute tantissime dalla tua infanzia fino a ora eppure più vai avanti e meno le sopporti. Pensi vecchiaia carogna e inizi a cercare di essere il più presentabile possibile nonostante si riesca a reggere al massimo un po’ di francobolli addosso (dipende se la vita ti sorride o no).

In queste giornate un po’ così, magari è pure sabato, ti ritrovi con una stanchezza addosso che un recupero ore di sonno è puro palliativo. Ma che male fa e per tutto il giorno se non dormi riesci a malapena ad esistere. Chi ti segue sui social network pensa a quanto tu sia cool perché ti pensa al mare. Il bagno lo stai facendo, ma nel sudore sudato sul lenzuolo ex fresco di bucato del giorno prima.

Passi la giornata a dormire o altrimenti allunghi il braccio, accendi il pc e fai partire la playlist. Ti becchi un mezzo cazziatone da chi non ne può fare a meno degli invitanti e imprescindibili programmi estivi e ti metti le cuffie. Ti perdi nella musica. La playlist è fatta un po’ alla cazzo e ti ritrovi pezzi dance alternati a musica strumentale settecentesca e hard rock settantesca. Va bene comunque, l’importante è che i pensieri non se ne vadano per conto loro in quella terra bastarda e crudele del Quando Stai Per Addormentarti.

Poi finalmente smetti di vegetare e via con la nutrizione naturale ‘ché per quella parenterale ancora niente. Si arriva a invidiare Homer Simpson quando meno te l’aspetti. Junk food, manicaretti da cuoco specializzato in primi piatti e frutta di stagione: tutto si mischia e ti resta sullo stomaco quando ti ritrascini sul letto e il dilemma più grande vuoi che sia scegliere quale telefilm vedere prima. Tutto quel cibo che si amalgama ai pensieri, le orecchie ovattate dalle parole biascicate in una sceneggiatura semi coerente e poi ti alzi di soprassalto perché il cel ogni tanto deve ricordarti che hai una vita. Ti scappa un rutto lungo quanto un pranzo, una colazione e uno spuntino di metà mattinata.

“No, non disturbi” rispondi senza sapere di stare mentendo o no. “No, non l’ho dimenticato l’onomastico di… No, davvero!” stavolta è sicuro che stai mentendo. “Si, certo. Ci vediamo lì stasera. Ovvio… Certo, nessun bidone!” Attendi di sapere in che forma sarai la sera per sapere se puoi iscriverti a Pinocchio dell’Anno 2010. E intanto sbadigli, tieni la mente occupata ricontrollando la posta, i forum e tutte quelle pagine che una volta erano solo in html e adesso hanno acronimi che è meglio non pronunciare per evitare l’arrivo dei Grandi Antichi.

Arriva la sera che non sai nemmeno come. La Terra gira su sé stessa e la tua testa dentro sé stessa. Tutto sommato l’idea alla base dell’Universo è che ci sono poche idee e da lì bisogna regolarsi. E’ sera e lo capisci dal fatto che non fa poi così tanto caldo, però nemmeno stai fresco e poi perché senti l’odore della pizza!

Ti alzi di soprassalto. Poi squilla il telefono. Pensi alla pizza e potrebbe partirti un altro ruttino, questa volta al sapore di attesa. Afferri il cellulare ed è un messaggio. Ora devo pure sforzarmi a leggere. Te lo metti in tasca e lo passi a chi ti sembra uno che sappia leggere e scrivere. Alla terza persona che incontri ti siedi e lo leggi tu quel messaggio. A metà la pizza urla A TAVOLAAAAA e spingi il tasto Rispondi. Anni di esperienza e persino con il cervello in pappa scrivi una scusa che quasi ci credi pure tu.

“Ce ne hai messo per venire a mangiare…”, ti chiedono.

“Ho avuto da fare”, menti. Ancora.

“Ma se è tutto il giorno che non fai niente!”

“Ho prodotto pensieri.” Sorridi e speri che il punto alla fine della frase faccia finire la conversazione.

“Chi non lavora non fa l’amore, caro mio!”

E rieccoli i pensieri. La coscienza o chi per lei. Ha la voce petulante dei tuoi quando a fine mese non quadrano i conti. Quei pensieri che rendono conto di te al mondo solo in termini di produzione. Che fine hanno fatto i poeti in questi tempi, allora? I filosofi e gli insegnanti di Storia e Geografia non sono più degni di esistere? C’è la Crisi, ma è una vita che le mie tasche sono in crisi. Per pensare sempre a produrre siete riusciti a farci odiare i nostri sogni. Non è giusto, voi li avete avuti: a noi quando tocca?

“Chi non lavora almeno mangia la pizza. Gratis”

Peccato sia amara.

Music on air: Bobo Rondelli – Non voglio crescere mai

martedì 20 aprile 2010

Dare fiducia e perché

Oggi Adriano mi ha chiesto se, dall’alto della mia “popolarità” twittera, potessi fare pubblicità al suo blog Cerebroleso, fresco fresco di sbocco creativo. Il problema è che non sono un Mad Man* e creare un jingle e un claim efficaci per un blog che è solo al suo terzo post in soli 140 caratteri è dura. L’ho scritto, non ero particolarmente convinto che potesse essere utile, ma per un amico (o futuro tale) questo e altro.

A prescindere dal rapporto che ci lega (una ventina di tweet e altrettanti DM), dal fatto che odiando la modestia odio anche chi si autodemolisce definendosi un cerebroleso ed essendo io barese e lui napoletano la cosa non potrebbe mai funzionare, a prescindere da tutto questo ho provato persino un po’ di piacere nell’inviare il tweet che consigliava di leggere il suo blog. Strano: io che provo piacere nell’aiutare qualcuno…

Passo indietro metaforico.

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Giusto ieri sera ho fatto star male un’amica a causa del mio modo di vedere le relazioni che finiscono e il passato in generale. Io penso che se una relazione finisce vada seppellita e che bastano i ricordi a ingombrare il Presente. Io penso che quasi nessuno sappia vivere il Presente e che troppi vivano il Passato o il Futuro. Eppure esistiamo, viviamo nel Presente, no? E mentre filosofeggiavo su ‘sta cosa lei mi risponde che sono passate solo due settimane. Credevo fossero passati mesi. E si che ho avuto due settimane molto intense, però… Fatto sta che l’ho fatta star male e non mi sono trattenuto una sola frase di quello che avevo da dire. Sono stato poco “tattile” nei suoi confronti e me ne dispiace. Un po’ perché tutto sommato non si merita di stare male anche per me e un po’ perché evita di rivolgermi la parola e il fatto di poter stare a casa sua nei momenti morti tra un appuntamento e l’altro è cosa piuttosto utile per un periferico come me. Ecco si, mi dispiace del fatto che stia male, ma la cosa che mi fa pensare è che casa sua mi serviva. Cinismo? Menefreghismo? Egoismo? Non sono così bravo a scrivere da conoscere tutte le parole giuste, ma queste sono le prime che mi vengono in mente. E onestamente la cosa che più mi perplime è che non credo di essere poi così tanto diverso dalla normalità. Il cazzo che mi frega** è che io lo dico. Mi comporto esattamente come tutti gli altri esseri umani che conosco o di cui ho sentito parlare, ma descrivo le mie azioni. Mi racconto. E’ un problema perché normalmente si presta più attenzione a ciò che ci viene detto piuttosto che a quello che facciamo. Fatti, non parole è un obbiettivo di perfezione che è meglio lasciare all’utopia. Perché noi parliamo con la testa bassa quelle rare volte che non chattiamo. Quando mai ci rendiamo conto o veniamo a sapere o ricordiamo i bei gesti che ci fanno le persone che ci vogliono bene? Non ne diamo alcun peso, ci appaiono scontate quelle Piccole Cose chiamate così solo perché basterebbe un attimo per farle, ma tanto grandi da riempire un ricordo che ci accompagnerà per sempre. Tanto scontate da perdersi come rumore bianco sullo sfondo di relazioni affrettate, vissute di corsa e mangiate e digerite velocemente in attesa di sederci a tavola per il Cenone con l’Angelo con cui condividere l’eternità. Per una relazione che durerà l’eternità val la pena perdere un po’ di tempo ad ascoltare anche con gli occhi, a memorizzare ogni suo piccolo gesto e a renderlo un mattone su cui ci poggeremo dopo ogni singola bastardata che volente o nolente l’Angelo ci farà, no?

E allora penso che tutti i rapporti si basino sulla prima impressione. La prima fase di una relazione ha sempre una scadenza. La calcoliamo ogni volta che ci viene stretta la mano e si sente farfugliare la mano nella bolgia delle nuove presentazioni. Quanto vuoi che possa durare una relazione con Tizio? E’ un calcolo inconscio, siamo così abituati a farlo che ormai ci viene naturale come respirare.

La Prima Impressione è un’arma pericolosa: se non sai maneggiarla bene è il tuo Tempo, la tua Vita che si fotte e di conseguenza anche tu. Quanta Vita hai ancora? Non dare fiducia a chi se la merita o peggio darla a chi non la merita assolutamente. Ci sono ragazze che piangono e rovinano rapporti per aver preso in simpatia lo stronzo che gli ha messo le foto porno in rete e c’è chi si rende conto che magari quel ragazzo avrebbe aiutato entrambi ad essere più felici. Chi lo saprà mai, dopotutto: quel che è fatto è fatto e raramente si torna indietro. Il passato se non lo seppellisci tu tende a seppellirsi da solo. Quando si tratta di cose buone. E si mette la pietra sopra a quello che avrebbe potuto essere bello e che mai sarà perché avevamo paura di dare fiducia dopo una bella batosta. E alla fine vince il bastardo che ora non ti pensa più e tutti gli altri perdono. E tu sei dalla parte degli altri, sempre.

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E allora per una volta lascia perdere la tua Prima Impressione, seppellisci l’esperienza che ti ha fatto notare incredibili somiglianze con chi ti ha ferito in passato e ricorda che non basta una vita per imparare a conoscere se stessi, figuriamoci se basta qualche occhiata o qualche parola per conoscere un’altra persona! Fai lavorare un po’ il Senno di Poi che non sbaglia mai per definizione! Bene che ti vada riceverai in dono una splendida amicizia o relazione o tutto quello che non hai ancora! Male che vada avrai una storia da raccontare su un blog. Magari alle tre di notte. Magari per fare un favore a un neo blogger. Magari per presentare il suo blog al meglio.

E figuriamoci al peggio…

* Al massimo Mad, ma Man quando mai...

** E’ un baresismo. Come quando si dice lo sei andato a prendere in culo a Cristo per dire che hai impiegato un sacco di tempo per fare qualcosa. Non è volgare: è solo un'altra lingua. Quindi rispettateci e non cacciate per futili motivi i nostri campionissimi dal Grande Fratello.

Music on air: Queen – Don’t stop me now

domenica 11 aprile 2010

Le sue domande retoriche

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Io non lo so cos’è la normalità. E’ un puro concetto statistico e con la matematica non sono più andato d’accordo da quando è iniziato il noioso balletto dei prof di matematica dal primo superiore in poi. Dalla matematica non sono mai stato penetrato a fondo, non sono mai andato oltre una pomiciata leggera, di quelle che ti fai tra una canna e l’altra. Con la statistica poi… E lo confermo nonostante i due esami superati con due ricchissimi 18 su 22*.

Vabbe’, sto divagando perché il punto è mia madre. Lei. Sarà che noi facciamo sempre le solite cazzate da vent’anni e passa, ma lei ripete sempre le solite frasi. A volte evita di parlarci perché la anticipiamo. Quando in tv passa una canzone che puoi ascoltare o in una versione tarocca da autogrill o in una qualunque puntata di Buona Domenica lei, con una gomitatina virtuale mista a critica musicale: “Ecco, la sentite? Queste son canzoni ‘ché passano trent’anni e la gente le ascolta sempre! Non come certe canzoni di mo TUNG TUNG TUNG che le ascolti una volta e poi non le ascolti più”. Una volta ci ho provato a spiegarle la questione dei diritti musicali o l’età media del pubblico di Buona Domenica, ma sono stato per lei quello che la statistica è stata per me: un bacio sulla guancia, dato di sfuggita, mentre le chiavi del portone erano già nella serratura.

Un’altra frase che ripete spesso è “Come la devo fare con voi?” riferendosi alla Vita. Ho ventisei anni: se ancora non lo sa giuro che mi faccio adottare da qualche altra famiglia. O magari glielo spiego io come si vive una vita. Ma lei lo sa, fa solo la finta vittima che ogni tanto si lamenta pur sapendo che non serve a una benamata mazza. Un po’ come ripetersi altre domande retoriche ogni volta che una notizia del tg3** “(sospiro) ma qual è la normalità?!” La statistica lo sa: indica la maggior frequenza di un certo evento. In pratica se quasi il 60% degli italiani che guardano la tv ha visto l’ultima puntata del Grande Fratello 10 è normale vedere la puntata del Grande Fratello.

La normalità è ascoltare sempre la solita musica di merda ripetuta fino alla nausea per intrattenere vecchi rincoglioniti la domenica pomeriggio in una trasmissione che per essere più falsa potrebbe solo iniziare a stampare banconote da tre euro.

La normalità è indignarsi durante il tg o nel vedere che le nuove generazioni hanno come esempi a cui arrivare froci e troiette senza arte né parte e tornare a cogliere rape e cipolle nella fattoria di Farmville per tutto il pomeriggio.

La normalità è avere una vita leggerissimamente vissuta sopra il livello della sopravvivenza e chiamarla comunque vita. E accontentarsi aspettando che si azzecchino sei numeri.

Io non sono normale, ma non è un problema. Riesco a sopravvivere comunque, anche se a chiamarla Vita proprio non ci riesco.

 

*il prof usa questo tipo di valutazione, non è un mio errore insomma.

** pranziamo tardi e per fortuna abbiamo un minimo di cervello da preservare

 

Music on air: Harry Belafonte Jr – Jump in the line (shake, senora)

lunedì 29 marzo 2010

La vera vincitrice delle elezioni


Mio padre: “Ma possibile che ogni volta che dobbiamo mangiare non c’è mai un cavolo alla tv?! Sempre tiggì!”

Il sottoscritto: “E che tiggì! Consoliamoci col fatto che almeno studio aperto riusciamo a risparmiarcelo…”

“Ma perché lo fanno ancora?”

Mio fratello che non ha intenzione di fermarsi dal masticare i tortellini: “EbbeMUNCHne MUNCHsi.”

“Ma che cacata di cosa che devo stare a vedere mentre mangio…”

Mia madre: “"Meh, tutto adesso dobbiamo stare a lamentarci? Mangia là, ‘ché si fredda!”

“Il veleno, il veleno mi fanno mangiare questi con ‘sti programmi! Questo da quando hanno tolto Carosello!”

“Beato a te che paghi il canone, Miche’!”

“Arriverai anche tu a pagarlo, dove devi scappare!?”

“IntaMUNCHnto alla faCIOMPccia del silMUNCHenzio quiCIOMPparlano seMUNCHmpre di politica!”

“Si, ma tanto so che sta vincendo l’astinenza…”

“L’astinenza?!” Io, mio fratello e mia madre abbassiamo un po’ il volume della tv, lieti comunque di aver capito tutti e tre la stessa cosa.

“Si, quando nessuno o poche persone vanno a votare…!”

“Astensione! Si dice astensione! L’astinenza è quando eviti di mangiare o di fare sesso!” sbotto io.

“E si, io che ho detto? Questa volta molti italiani hanno evitato di fare sesso evitando di farselo mettere nel culo in cabina elettorale, no?”

Ride e nel mentre cerca le nostre risate.

“Sei arrivato tardi. Di culi sfondati e di politica lascia parlare i professionisti, pà”

“Ecco, se avessimo una tv normale non avrei fatto la figura di dire una battuta vecchia: me ne sarei accorto da solo... tsè!”


Music on air: The Parlotones – Life design

sabato 27 marzo 2010

Essere E.

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La mia amica E. è capace di divertire l’intera compagnia dopo circa trenta secondi dall’ultimo ciao, come stai! Riesce in altre mirabili azioni, ma questa è quella che ti resta impressa quando ci si saluta di nuovo.

E. è intrisa di quell’ironia e quella leggerezza che ritrovi nelle persone che hanno subito e mandato giù rospi con la stessa filosofia di Socrate e la sua cicuta. Il suo sorriso è costato caro, ma proprio per questo ti commuove se sei abbastanza intelligente da capirlo. E descritta così, come lei, chissà quante ce ne sono al mondo. Eppure è l’unica che guardando una scena de La Prima Linea dove i terroristi gambizzano un dirigente ha esclamato nel cinema avvolto nel silenzio greve del momento “Ecco, così devo fare al prossimo esame se non mi promuove”! Naturalmente scherzava, ma spesso non si può fare a meno di sdrammatizzare certe scene o certe situazioni quando sei abituata a farlo nella tua vita privata.

Ecco, io la maggior parte delle volte lo capisco quando è il momento di sdrammatizzare o quando è il momento di dire qualcosa di serio. Io sto zitto quando è il momento di essere seri perché purtroppo se consoli te stesso troppe volte smetti di usare le parole e ti abbracci con pensieri che evocano immagini senza suoni.

E. guarda, ascolta e tocca il mondo paragonandolo con quello suo più intimo e a volte se ne esce con frasi del tipo “Voglio rinascere Pussycat’s Dolls” dopo aver cantato una loro canzone. E noi di rimando perfezioniamo il desiderio consigliandole di rinascere dizionario a causa del suo inglese alcolico :D Voglio rinascere quella o quell’altra è la boutade nemmeno troppo scherzosa di chi guarda la propria esistenza e già pensa alla prossima, se mai ce ne sarà una. Rinascerò Nina Zilli perché sta proprio tosta è una frase che da amico le perdono perché troppa gente vive con artificiale modestia, senza essere troppo convinta della propria incredibile bellezza. Ci divertiamo sempre assieme perché per essere tristi non servono tante persone e quando sono solo ripenso a E. e all’infinita ruota delle reincarnazioni, quella immensa ruota dove ogni spicchio ha un volto, un corpo e quasi infinite possibilità. Una e una sola vita.

E. è intelligente e fantastica nella sua saggezza pagata con l’eccessiva esperienza di una ragazza. Guarda sempre in avanti. Sempre. Io sono suo amico e se non le faccio io certe cose chi dovrebbe farlo? E allora guardo la sua vita nell’altro verso. Torno indietro e tanto, fino a quel momento di venticinque e più anni fa in cui un’altra esistenza non ha girato nessuna ruota: ha scelto e ha ottenuto di diventare lei.

Nessun altro ci è riuscito. C’è da esserne orgogliosi, no?

Music on air: Nina Zili - Penelope

mercoledì 24 marzo 2010

Sto shanty

Chilling Frog

Ultimamente, come ho già scritto tempo fa, i miei pensieri volgono a quel ramo del lago dove fa l’amore quel cosetto lì della DeFilippi e quindi tutte le bozze di post restano tali sino a quando non mi riprenderò dai vari shock. Morale della favola: questo mio spazio resta in standby e le visite calano, ShinyStat mi mostra tutto rosso e il debito pubblico aumenta. Ora, a prescindere che per un blogger l’unica visita importante è la propria questo lo capisco, ma io sono io, cioè una puttana che va pagata gonfiandole l’ego con commenti, numeri sempre più alti e complimenti di varia natura il cui minimo deve essere un Direct Message in mail con scritto il numero di telefono e in allegato la foto dell’aureola della tetta sinistra. E allora come si fa? Si fa come certi vecchi antichi: si chiede ad amici e conoscenti senza alcun contatto con internet che un account su Facebook e su Msn se vogliono scrivere quell’aneddoto curioso che sciorinano dopo la terza birra o dopo essere arrivati a parlare del tempo e della morte, cioè i due argomenti che fanno capire che si è davvero arrivati a parlare di tutto per quella sera e che è meglio capire in quale delle duecento tasche si trovano le chiavi di casa.

Di terze birre ne ho ascoltate parecchie soprattutto da Antonello, il mio amico che come rompighiaccio si presenta con un “Hey, ciao…” in combinazione con un movimento sussultorio delle sopracciglia talmente soave da sembrare l’incarnazione di Quagmire. Ha la mia stessa età mese più, mese meno, ma essendo cresciuto in un paese della Murgia nordbarese per forza di cose ha interrotto la sua vita da bamboccione per cercare fortuna dove evidentemente non ce n’era: la Gran Milàn! Il prossimo post quindi è quello che lui ha scritto a proposito della prima delle tre notti in cui ha dormito, barbone style, nella Stazione Centrale del capoluogo lombardo.

A frappè, il tempo di decidere le parti da censurare!

 

Music on air: Atreyu - Honor

giovedì 18 marzo 2010

Il mio temino svolto bene

Riflessioni 

Perché chi è amico di tutti è amico di nessuno: dai la tua spiegazione


Svolgimento

Essere amico di tutti significa non fare distinzioni tra le unicità di ogni tua singola amicizia, tra tutte le beghe che nascono inevitabilmente tra persone che sono diverse e che prima o poi imporranno, volenti o nolenti, il loro pensiero. E come in ogni relazione ecco arrivare lo scontro e tutti guardano te. Ma sei amico di tutti e non scegliere è già una scelta, carica di delusioni, amarezze e considerazioni sull’importanza di chi e di cosa. Significa fottersene di ognuno di loro e sperare di non avere problemi con nessuno.

Scegli tutti e sei tu diviso per infiniti amici e chi conosci ottiene zero. E questo sei per i tuoi amici: un numero che non ha valore dopo ogni virgola. E il mondo è pieno di virgole che fanno in fretta a diventare punto e a capo.

Visto

Music on air: Maximilian Hecker - My story

sabato 20 febbraio 2010

Sanremo stati conviventi

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Ho ventisei anni e convivo. Ormai da parecchio. E’ bello tornare dall’università e trovare il frigo pieno, il piatto pronto a tavola e un caldo abbraccio a scuoterti di dosso il freddo di questo inverno. E’ vero, non dormiamo più nello stesso letto da parecchio e anche se mi dispiace moltissimo mi rendo conto di non avere più tre anni e che i miei genitori hanno bisogno di privacy.

Non si può avere tutto dalla vita. Loro l’hanno capito quando hanno scoperto che sarei stato un maschio. Mio padre non ha voluto sentir ragioni e assieme alla Lego ho sulla libreria diverse Barbie e Ken che guida il camper. Già da quando ero una giovane speranza per il futuro d’Italia avevo compreso a cosa servisse il camper a Ken e Barbie. E se non l’avete capito anche voi allora vuol dire che non avete mai fatto sesso in una Smart.

Tralasciando i miei traumi infantili riguardanti la Smat parliamo di privacy. E’ un casino. Per Barbie e Ken è facile ottenerla: il camper è quasi del tutto sano, ma per me che devo arrabattarmi con le poche truffe alle vecchiette che Striscia mi permette di fare è dura. Quando si è troppi sotto lo stesso tetto inizi a non renderti conto di quante volte ti si apre la porta del bagno mentre sei sul trono, di quanti pacchetti di fazzoletti consumano il tuo iper raffreddato fratellino e relativa fidanzata oppure di cosa stai guardando di notte.

Forse è colpa mia che se sto al pc do le spalle alla porta, in barba al buonsenso delle regole del Feng Shui oppure sono io che dopo le divertenti vaccate su SanRemo lette su Twitter non ho resistito e ho cercato su Youtube la frangetta di Nina Zilli e le espressioni ebeti della Clerici durante l’intervista alla regina Rania di Giordania.

“Ma cosa stai guardando a quest’ora di notte?” colto in flagrante pausa-minimizzo-stacco le cuffie. E nascondo il monitor.

“Ma’, dai… non fare così! E’ solo SanRemo…! L’hai visto anche tu quando eri giovane!”

“Eh, ma ai miei tempi non c’erano queste imbecilli tettone e analfabete a presentare il Festival!”

“Però c’era Nilla Pizzi!”

“Ma perché: è ancora viva?”

“Penso venga rianimata una settimana l’anno. Credo sia una disposizione del testamento, vai a capirlo…!”

“Comunque ‘notte… Avrei preferito scoprire che stessi guardando un porno. Cia’…”

 

…e adesso chi glielo spiega a Ken e Barbie che devo cercare altro su YouTube mentre sono nel camper?

 

Music on air: Nina Zilli feat.Giuliano Palma - 50mila

domenica 14 febbraio 2010

Camioniste, ma senza patente

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Tutti cerchiamo in qualunque altra persona un po' di noi, giusto per illuderci di sfuggire all'ignoto che ogni unicità umana si porta dietro.

Per avere qualcuno di cui parlare di un po' di noi, per svelarci senza mai farlo davvero perché tutto sommato l'altra persona ha un po' di noi e l'abbiamo scelta per quella piccola sfumatura che abbiamo in comune. Perché sappiamo che potrà capirci, potrà darci ragione, potrà confermarci che non siamo un completo fallimento e ci farà credere che un motivo per la nostra esistenza esiste. In pratica cerchiamo uno specchio. Uno che faccia finta di ascoltarci e che ci dirà che tutto andrà bene perché lo stiamo facendo bene.

Credo sia anche per questo che ad alcuni uomini piacciano donne che non si vergognano di ruttare, giocare ai videogame, bestemmiare l'arbitro o di parlare di sesso. Donne che magari escano in branco e portino un loro amico svelando quello che tutti sanno, ma che nessun uomo vuole davvero ammettere a se stesso.

Ecco, io sono quell'amico/uomo a cui viene svelato questo mondo fatto di emorroidi causate dal sesso anale, di sesso fatto durante mestruazioni ciclopiche, di kamasutra ridisegnati per venire incontro alla comodità dei sedili della macchina di uno che quella sera è stato fortunato a trovarle di buzzo buono. E non basta trovarle così perché devi trovarle anche mediamente arrapate e con una voglia di staccare da tutto il resto che stavolta neanche una cassa di Peroni riuscirà ad appagare.

 

Music on air: Idlewild - These Wooden Ideas

giovedì 28 gennaio 2010

Sisifo

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E’ un bel po’ che sto male e prima che mi prendo i vaffanculo da Rocella devo spiegare che era dal 2001 che non avevo la febbre o che non mi veniva un mal di testa martellante come quello di questi giorni.Tre giorni di malattia per uno che è abituato a zero giorni sono tanti, tantissimi. Non sei abituato. Dopo otto anni avevo creato la mia routine e non potendone usufruire legalmente avevo iniziato a prendermi dei giorni di malattia da tutto pur stando bene. Odio dire no, è una parola troppo preziosa.

Beh, come mai non esci?

No, è che non sto tanto bene..

E in effetti mi sembrava strano che non ti ammalassi mai! Ok, cerca di riprenderti, ci vediamo un altro giorno! Un bacio, cucciolo.

Questa volta è tutto vero. Colpo di vento, di freddo, pseudo influenza… Non sono un medico e a quanto pare le conoscenze sulla semeiotica non si comportano come malattie veneree per quanto riguarda gli scambi di sangue. Quindi a meno che qualcuno di chi commenta non esca un nome col cavolo che saprò togliermi dalla testa che a causare febbre alta, mal di gola, astenia, cefalea, dolori articolari e lacrimazione dal solo occhio destro siano causati da altri che da una banale immunodeficienza temporanea mediata da comportamento infantile di fronte alla senescenza galoppante. In pratica quando vado a correre dovrei coprirmi di più.

E ieri mattina, nonostante i postumi dei sintomi succitati, mi sono coperto meglio che ho potuto per accompagnare mio padre a fare la spesa. Come se non ce la facesse da solo, ma in famiglia beviamo come cammelli e alla Lidl c’era l’offerta sui fardelli d’acqua. E poi la Lidl è un  po’ la WalMart italiana: c’è sempre gente molto interessante lì.

Iniziando da me, ovviamente: non ho affatto dimenticato di voler rendere omaggio a un capolavoro.

Questa volta il tipo sui generis (mi sto citando addosso oggi) lo incontriamo alla cassa, ma lo sento lamentarsi già dal Reparto Surgelati, altrimenti definito come il Reparto Single.

“Signorina, la verità è che l’amore non esiste!” Odio quando mi svelano il finale di qualcosa che devo ancora finire a prescindere che sia un libro, un film o la Vita. Rivoglio i soldi indietro.

Lui la sua l’ha vissuta proprio male. A prima vista gli daresti una sessantina d’anni, ma quando ci avviciniamo alla cassa noto che se li porta davvero male e che lo conosco pure: ha sei anni meno di mio padre, quindi…

“Morto che parla!” esclamo, senza accorgermi di averlo detto a voce alta. Mi risistemo la sciarpa in maniera tale da tapparmi la bocca. Non si sa mai. Mio padre fa finta di niente, anzi piuttosto ascolta con entrambe le orecchie. Non so cosa succede nel resto del mondo, ma in quel supermercato è normale che se ci sono dei personaggi che discutono dei Grandi Fatti della Vita stai sicuro che hai fatto giornata.

Morto che parla poggia le sue monoconfezioni sul nastro con studiata lentezza. Prima di ricevere lo scontrino deve aver sfogato un po’ della sua disperazione ai danni della cassiera la quale noto ha proprio un bell’anello nuovo quest’oggi.

“Signorina, dopo tanti anni sposato io mai me lo sarei andato a immaginare. L’amore non esiste, forse, ma proprio forse può nascere per qualcosa come i figli, ma uno per l’altro non esiste! E’ brutto stare soli, ecco perché ci si sposa!”

“Ma no, ma perché dice queste cose?”, gli fa mio padre in tono consolatorio mentre io travaso la nostra spesa dai carrelli al nastro con studiata velocità. “Posso capire il momento di sconforto, ma dopotutto la signorina sta per sposarsi e sono sicuro che sia lei che il suo futuro marito provino un sentimento molto forte uno per l’altro!”, tralasciando il fatto che la commessa andasse a scuola con mio fratello piccolo e che fosse al quinto mese.

“Mah, sarà giovanotto” Si, il giovanotto è mio padre e si, in famiglia dimostriamo meno anni di quelli anagrafici “Però dopo tanti anni il sentimento pure che sta all’inizio fa come i fiori: sfiorisce!”

“E no, allora le faccio l’esempio di mia moglie e me: son trent’anni che la conosco e non è cambiato nulla in peggio. Anzi, ogni gior”

“Mo, giovano’: te la sei presa bambina a tua moglie!” Odio quell’espressione che si stampa su mio padre quando qualcuno crede che abbia dieci anni in meno e Morto che Parla farebbe meglio a smetterla con le sigarette e a fare un po’ di attività fisica prima di lanciarsi in strani paragoni.

“Le voglio solo far capire che anche se non ci crede, l’Amore esiste. E se per lei è andato via deve solo fare in modo di ritrovarlo. Anche alla nostra età”. Uhm, stoccatina sottile.

“Eh, io ormai ho quasi cinquant’anni, cosa devo fare più? Ormai è tardi… Ricominciare tutto da capo un’altra volta? E chi ce la fa più?! Per cosa poi?! Per me non ce n’è più di Amore…”

Postumi di febbre alta, mal di gola, astenia, cefalea, dolori articolari…

E si, se l’è preso tutto la sua ex moglie!” Ovviamente adesso è facile girarsi tutti verso di me. E io che credevo che la sciarpa avesse peggiorato l’acustica.

“Ma da chi hai preso a essere così testa di cazzo?” grida sottovoce mio padre, mentre Morto che Parla si avvia verso l’uscita con il suo misero sacchetto di spesa.

“Immagino dalla babysitter…” Sguardo vuoto. “Dalla tv, pa’!”

Usciamo dal supermercato, io carico le buste e i fardelli sui sedili, lui organizza il portabagagli. E resta in silenzio, fino a quando si ferma sotto il porticato e scende dall’auto, prende una cosa dal portabagagli e mi grida “Scarica tutto e poi parcheggia!” e sale su in casa.

Apro la porta socchiusa coi piedi perché ho troppe buste tra le mani e inizio a lamentarmi: “Son due giorni che ho febbre alta, mal di gola, astenia, cefalea, dolori articolari…”

Sul tavolo del salone c’è un mazzo di fiori e al centro del salone ci sono i miei che si abbracciano. Si stringono. Si baciano.

 

Riecco la lacrimazione dal solo occhio destro.

 

Decisamente non sto ancora bene.

 

Music on air: Zack Kim - When you're around

sabato 23 gennaio 2010

Social Puzzle Mind

Premessa La pubblicazione di questo post è tutta colpa di Ire che non la smetterà mai di ricordarmi che passo troppo tempo al pc in attività inutili.

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All'ennesimo account aperto inizi a chiederti quale di queste parti sono quelle più pesanti e a farti mille seghe mentali fino a quando non scatta la sveglia che ti sei autoimposto per tornare a studiare.

Un blog, MSN, Skype, FaceBook, Twitter, FriendFeed e ora Tumblr.

Tutta questa materia fecal-digital-sociale con il tuo nome o i tuoi dati o comunque parte di te.  Tutti questi social network dovrebbero servire ad esprimere una parte di te che non riesci a mostrare quando sei "live" al resto della gente che per te conta qualcosa. Il condizionale è d’obbligo in certi casi perché sono social quanto possono essere delle maschere di pelle in un’orgia organizzata dallo staff di un forum per scambisti. Non si è mai davvero se stessi dietro un monitor. Non lo si è mai davvero perché si parte dal presupposto che si è in continua evoluzione con se stessi, una continua corsa che è iniziata con la prima scimmia bipede e continua ogni mattina che ti guardi allo specchio che non riesce a fare a meno di restituirti uno sguardo pieno di entropia empatica. Lo stronzo…

Ma forse faccio male a parlare di maschere perché in certe situazioni non è che non sono me stesso. Forse sono perfettamente me stesso. In alcune situazioni ci si sente magari fuori luogo o magari imbarazzato, in altre ti seinti non un  leone, ma l'intera savana. Una persona non è mai uguale a sé stessa, nel senso che essendoci miliardi di sentimenti e di modi di fare l'essere umano ha la tendenza a viverli tutti. Comunque troppi per dire che in un dato momento o con una data persona si è sé stessi.

Ed eccomi qua, a metà del puzzle a fare in fretta per capire quale immagine uscirà dopo aver unito tutti i pezzi in maniera corretta. A cercare di capire cosa è utile o inutile. Per cosa lo si saprà solo alla fine, quando ormai non servirà più a nulla saperlo. Prima che sia troppo tardi per fare certe cose che non sai ancora di volere, ma una vaga idea di ciò che vorrai in futuro ce l’hai. Perché sai che manca qualcosa, ma non sai ancora cosa. E prendi un altro pezzo del tuo puzzle e lo aggiungi agli altri per cercare di capire. Un aiuto dalla scatola senza alcuna immagine sopra. 

Quella scatola l'ho guardata troppo a lungo e mi sono accorto della natura di quei pezzi e cosa c'è davvero nella scatola… e ora lascio che i pezzi escano da soli e che la mia sfida con lo specchio continui fino a quando l'entropia non avrà decretato il mio successo.



La misura del tempo, la misura della cosa più preziosa della tua vita, è l'unica valida per iniziare ad avere un'idea di ciò che sei.

Sempre se hai capito che è il tempo che ti resta da vivere ciò che hai di più prezioso, ovviamente!

 

Music on air: Joe Cocker - A little help from my friends

domenica 13 dicembre 2009

Chiarimenti


 Se ti do un appuntamento quello è. Se ti scrivo ora e luogo vuol dire che già mi sono organizzato. Non ti scrivo cazzate. Non voglio mentirti. Non lo faccio mai quando non mi serve, lo sai. Se ho tardato nel fartelo sapere è perché c’è tutto un ragionamento dietro che il tuo cervellino manco si immagina. Il moderatore alle Nazioni Unite chiede a me come regolarsi, per farti un esempio. 

Quindi, premesso questo, non voglio ricevere come risposta il sunto in centosessanta caratteri di come va la tua vita, come la stai vivendo, i problemi con il tuo partner reale o immaginario che sia, il lavoro, lo studio, la mancanza di quello o di quell’altro e dei problemi di cui hai l’esclusiva in questo mondo. Non mi trovi molto disponibile nel leggere le tue promesse e giuramenti vari per la prossima volta o magari le condizioni sull’appuntamento. Ti comunico il dove e il quando. Al come ci devi pensare tu. Al limite chiedimi se per favore posso passare a prenderti. Al limite. Altrimenti rispondimi si o no. Risposta sincera, chiara e coincisa. I forse e le lunghe saghe della tua vita superavventurosa da soap sudamericana risparmiatele per chi ti s’incula. Non sono io quello che deve sorbirsele. Non devo e non  posso esserlo. Vuoi che lo diventi? Dammi qualcosa in cambio. Nulla è gratis e prima lo capisci e meglio è per tutti, soprattutto per te. Se la cosa non ti sta bene te l’ho detto e te lo ripeto anche qui: vaffanculo, non ti trattengo.

Altrimenti se ti do un appuntamento… quello è!

Music on air: Timbaland feat. Nelly Furtado & SoShy - Morning after dark

martedì 17 novembre 2009

CianoDock Versione 0.3

Luciano

“Pronto? Ciano? Vedi che c’è un mezzo problemino con le icone: non mi piace che appaia in primo piano in base all’ordine cronologico di ADD!”

“Ti sei mangiato un dizionario informatico, Ni’?”

“Meh, cretin…”

“Ok, c’è solo da fixare l’ordine Z. Ci vogliono solo due minuti! Altro?”

“Ovviamente. Dopotutto da quando sei diventato un programmatore professionista? Se inserisco gruppi o file che hanno lo stesso nome di gruppi o file già presenti si scombina la dock…”

“Oh, questo è un bug… Non ci avevo pensato! Vabbe’, ci vogliono solo cinque minuti: il tempo di trovare la stringa di codice e mettere un controllo! Altro?”

“Si! Avendo diverse amiche a Lingue potrei avere la possibilità di farmi tradurre il file della lingua! Cosa ne pensi di una versione di CianoDock in russo? O in francese?”

“Ma guarda un po’: proprio ieri uno su un forum mi ha passato il file con il portoghese!”

“Portoghese? Non c’è la versione in spagnolo o in francese e abbiamo il portoghese?”

“Che vuoi da me?! Quello è brasiliano e me l’ha fatta in portoghese! E potrei averla anche in tedesco!”

“CianoDock alla conquista del mondo, eh? A quando il cinese, l’hindi e il giapponese?”

“Mo vediamo! Intanto ho pensato anche che sarebbe un problema quello degli aggiornamenti!”

“Cioè?”

“E si, mo in pratica uno deve andare sul sito di suo schiribizzo e controllare se è uscita una nuova versione: io invece voglio che si scarichino l’updater una sola volta e questo poi fa tutto in automatico! Ad ogni avvio del programma controlla dal sito confrontando i numeri di versione e se è uscita quella nuova allora la scarica automaticamente. due minuti e finisce tutto!”

“Pic indolor dovrebbe chiederti i diritti…”

“Che c’entra…?!”

“Lascia perdere: piuttosto altro? Sta versione 0.3 la vogliamo pubblicare? Ormai la piena compatibilità con Windows 7 e Vista l’abbiamo ottenuta! E comunque hai per caso creato altre skin per il programma?”

“No, ma dopotutto quante cose devo fare?! Ho praticamente riscritto il programma!!!”

“Camin, come se non lo so che vai rubando rubando i codici dai vari forum! ;) E poi sei un grafico in primis: dovrebbe piacerti disegnare nuove skin!”

“Ehi, mo non ne faccio di altre skin! Tanto lo so che tu usi sempre quella che t’ho disegnato apposta!”

“Ok, ho capito! Quando la pubblichiamo la nuova versione 0.3?”

“Dieci minuti, il tempo di scrivere il codice! Anche se devo fare dei banner per Decathlon e finire altri lavori..”

“Meh, vabbe’: quando completi il tutto squillami e vengo a prendere il programma per testarlo, ok?”

Come no. E’ passato un mese da questa conversazione con Ciano. Un mese passato a disegnare banner per il sito del Decathlon, a progettare il sito di Ciano, a trovare nuovi bug in CianoDock e a cazzeggiare in libertà. Ma finalmente la versione 0.3 è pronta! E ho anche aggiornato il blog del programma!

Ecco qui la pagina per il download!

Fresca l’anima del Purgatorio! E la cosa che mi spaventa è che una 0.4 è prevista tra un mesetto: inseriremo dei widget, il supporto per il cestino e un altro paio di cose che ora non ricordo! ;)

 

Magari un giorno andrà bene anche per il Mac, chissà!

 

Music on air: The Prodigy - Firestarter

giovedì 12 novembre 2009

Confessa, maledetto!

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Ultimamente mi è capitato tra le mani questo gruppo. In effetti a chi non è mai capitato di inventare peccati da raccontare in confessione solo perché si era costretti a farla per dover poi fare la comunione? Ecco il mio contributo, memore della mia primissima confessione. Per fortuna il prete era uno di quelli che vedeva Il Polpo ;D

"Credo di aver peccato, padre: ho rubato una gomma al mio compagno di banco..."

"E com'è... le gomme si rubano?" e vedo le sue mani mimare un carciofo. Panico.

"Era a forma di Poochie: o la rubavo… o dicevo a tutti che quel mio amico è ricchione!" (Ho detto una parolaccia, ora chiama mamma!)

"Meh e vabbe’… Manco ti chiedo se sai cosa fanno gli omosessuali. E manco lo devi sapere, hai capit?” Mi guarda perplesso e mi fa ”Hai fatto altro?”

“No, siccome devo andare a fare la comunione per la prima volta mio padre e mia madre mi hanno detto di tenermi pulito…” (queste son le parole esatte)

“E basta proprio…” Sorride, ci sono quasi. “Dai, vai a dire tre Ave Maria e non lo fare più. E sbrigati che Padre Vincenzo vi sta aspettando!"

Ovvio che circa vent’anni più tardi mi ritrovi a dover imbucare una raccomandata per lo sbattezzo… ;)


[AGGIORNAMENTO DELLE 16.09 DEL 12/11] Potrebbe anche sembrare uno scherzo, ma questo post è vero al 99%: in realtà il parroco non si chiama Padre Vincenzo. Questo nome è un omaggio al grandioso scherzo del suicidio di Toti & Tata di molti anni fa. Ecco qui il link per chi volesse ascoltarlo! XD

 

Music on air: Chumbawamba - Tubthumping

domenica 8 novembre 2009

La indovino con uno

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Ma che ora è? domando al mio polso nudo. Sono sedici anni che non indosso più l’orologio, ma l’abitudine mi è rimasta. Vabbe’, fra pochi minuti, parcheggiata l’auto nel cortile e salite le scale, controllerò l’ora in casa.

Ultima curva, sterzo e faccio per fermarmi e scendere per aprire il cancello, ma lo trovo aperto. Rapida verifica se ci sia qualcuno e senza scalare entro nel cortile. Parcheggio e vedo lasciare la loro auto i miei zii appena rientrati, con cuginame vario a seguito. Saluto con la mano ancora dentro la macchina. La nana è in braccio a mia zia, più come ulteriore riscaldamento che per reale necessità di stare in braccio. Mica scema la zia. E mica scemo pure lo zio: pelliccia risparmiata, con buona pace degli animali e soprattutto degli animalisti. Mio zio mi sorride, anticipandomi al cancello e chiudendolo esagera un brivido e fa che umidezza stasera, eh Ni’? Annuisco dicendogli grazie e prendendo in braccio l’altro cugino che riesco ancora a poter prendere in braccio. Ezio oggi ha fatto gli straordinari, di solito alle dieci e mezza è già impigiamato e pronto ad essere stivato nel letto. Qualche battuta, un grazie e un abbozzo di sguardo complice dalla nana, qualcosa a metà tra un sorriso e una domanda. Le rispondo che no, il bacetto me lo darai domani. Riabbassa il viso sulla spalla della madre e crolla definitivamente. Sorridiamo un po’ tutti e buonanotte, a domani dico, con le chiavi di casa in mano.

Si chiude la porta dei miei zii e si apre quella di casa mia. Luce accesa in cucina, nel corridoio e in camera da letto. Rumore di frigo che si apre, una bottiglia d’acqua viene agitata da mio fratello, ma di fronte a me c’è quella capa gloriosa di mio padre impigiamato pure lui, in un modo così infantile che nemmeno io ai bei tempi avrei potuto. Ha i pantaloni del pigiama tirati talmente su da avere l’elastico ad altezza quasi diaframmatica e le calze a vista che coprono i polpacci. Chiudo la porta dietro di me, dico buonasera e mi faccio guardare da lui che sicuramente fino a qualche minuto prima dormiva. Fa freddo, quasi a scusarsi. E hai una magliettina a mezze maniche? faccio notare al nulla, mentre trilla il telefono. Sono io il più vicino e alzo la cornetta. So già che è mia madre: quando turna di notte chiama sempre per dare la buonanotte a mio padre, per scambiare qualche chiacchiera, per dirsi le solite cose che due innamorati si ripetono sorridendosi da trent’anni e passa. Già a casa? Le rispondo di si. Dopotutto sono pure le… Batteria dell’orologio della cucina scarico. Saluto mio fratello, capisce il perché del mio sopracciglio alzato, rimette a posto la bottiglia nel frigo e mi dice Come non lo sai? In questa casa è sempre mezzogiorno! Meh, buonanotte a tutti, e si tuffa nel letto. A bomba, ovviamente.

Si, ora te lo passo, buonanotte anche a te. Sussurro buonanotte anche a quello stiloso di mio padre e vado a cambiarmi i vestiti che puzzano di cous cous, fumo e sei tra cani e criceti. Frugo tra le tasche in cerca del telefonino, batteria morta e lo appoggio sulla libreria. Fino a quando non si avvia completamente questa ciofeca di sistema operativo ripenso a quanta fortuna ho nel vivere questa famiglia che riesce a capirmi senza che io apra bocca. Devo addirittura avviare il pc per togliermi la curiosità sull’ora…

 

Music on air: Youth Group - Forever young

mercoledì 16 settembre 2009

Habemus (n'artro) Blog


Tanto gli ho scassato la minchia ho fatto che l'ho convinto a rifare il sito dove si trova il download di CianoDock! E tanto ha fatto lui che gli ho fatto il blog! Si vede che è roba messa su in 15 minuti, ma il tempo è tiranno, soprattutto lo è stato oggi! Beh, scaricate CianoDock, trovate tutti i vari bug e commentate, commentate e SBAM (cit.) commentate!

Music on air: Drake - Best I ever had

lunedì 14 settembre 2009

Io voglio bene a Luciano.


Questo blog ha diversi motivi per esistere e il principale è lui. E' lui che mi ha proposto seriamente di scrivere la sceneggiatura per un fumetto da presentare a Lucca Comics. Anche grazie a lui ho un pc decentemente funzionante. Se qualche sera non ho voglia di uscire in centro e mi va una partita ai Coloni di Catan lui c'è. Se ho bisogno di un programma che in gergo si definisce Application Launcher e non riesco a trovarne uno in rete esattamente come lo voglio, Luciano si mette all'opera. Si scatena fino a dimenticarsi di andare a pranzo. O della scadenza per l'invio delle sei tavole del concorso di fumetti...

Ed ecco il risultato: il CianoDock!
Ecco il video di presentazione della prima versione perché dopo appena dodici ore è già alla seconda!


Ora quel Io voglio bene a Luciano non significa che gli perdoni quella schifezza di sito! Cacchio, è un grafico, il suo lavoro è quello, crea certi siti che definire fantastici sarebbe riduttivo e se ne esce con quella schifezza?! L'unica spiegazione lontanamente logica è che vuole muovere a pietà il cuore di chi scarica il programma per avere qualche donazione su Paypal!

Ma non fatevi ingannare perché il suo unico scopo è questo!

Altro che Zio Paperone

Music on air:  Basement Jaxx - Do your thing

venerdì 11 settembre 2009

Come il giorno e la notte


Mi guardo ogni mattina allo specchio, come se fosse l'oracolo del giorno, il surrogato emozionale di un oroscopo pubblicato sui giornali gratuiti. Interrogo lo specchio e controllo le prime rughe sul viso manco fossi un druido o un aruspice. Qualche volta sarà una bella giornata, qualche altra volta la giornata è iniziata nel peggiore dei modi. Linee che seguono le mie montagne russe emozionali. E questa cosa ha la stessa utilità di doversi guardare il cuore per controllare che batta. Guardo me per primo, ogni mattina, ogni volta che il sole mi fa capire che un’altra notte è superata. E poi vedo chi non è me.

Vedo gente a tanto così dalla propria eccellenza seduta a lamentarsi che il braccio non arriva all''oggetto del suo desiderio. Alza quel culo e prendilo, no? Gente che esiste in vite al di sotto delle proprie possibilità perché sperano che tutto si sistemi per il meglio. Gente che ben pensa e che crede che tutto si risolva come nelle favole. Cappuccetto Rosso portava focacce, non soluzioni, non miglioramenti. Vero, meglio le focacce che il pane duro... Ma perché per stare meglio devo guardare a chi sta peggio? Stupido io che guardo a chi vive spettacolarmente? Io credo che bisognerebbe puntare ai migliori e superarli, non paragonarsi ai peggiori per accontentarsi. Esiste una vita migliore: perché non viverla? Fino a quando resti verticale c'è speranza che le i tuoi sogni si avverino. Fortunati noi a non essere irrimediabilmente orizzontali! Invece no, la massa scontenta, inqueta il minimo e mai soddisfatta si lamenta sempre del tanto che ha e del tanto che non riesce ad avere in regalo. E io che ascolto questa gente mi faccio influenzare piano piano. Sento le mie parole, la mia coscienza disperdersi come un’ombra a mezzogiorno. Spesso accantono le mie stesse parole, tutti i ragionamenti che mi hanno portato qualche passo in avanti e li ritrovo nei sussurri di una notte qui sul blog. Un passo avanti, un altro ancora e via così. Fino a quando il Sole sveglia tutte le altre vite disperate. Quelle che non sanno riconoscere nessun'altra vita di quella delle loro nebulose aspettative. Il Sole in alto e cento passi indietro.

E io che mi incappuccio gli occhi e corro solitario verso la notte.


Tnx to Monica and FB

Music on air: Macro Marco feat. Biggie Bash - Twenty4Seven

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