domenica 8 novembre 2009

La indovino con uno

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Ma che ora è? domando al mio polso nudo. Sono sedici anni che non indosso più l’orologio, ma l’abitudine mi è rimasta. Vabbe’, fra pochi minuti, parcheggiata l’auto nel cortile e salite le scale, controllerò l’ora in casa.

Ultima curva, sterzo e faccio per fermarmi e scendere per aprire il cancello, ma lo trovo aperto. Rapida verifica se ci sia qualcuno e senza scalare entro nel cortile. Parcheggio e vedo lasciare la loro auto i miei zii appena rientrati, con cuginame vario a seguito. Saluto con la mano ancora dentro la macchina. La nana è in braccio a mia zia, più come ulteriore riscaldamento che per reale necessità di stare in braccio. Mica scema la zia. E mica scemo pure lo zio: pelliccia risparmiata, con buona pace degli animali e soprattutto degli animalisti. Mio zio mi sorride, anticipandomi al cancello e chiudendolo esagera un brivido e fa che umidezza stasera, eh Ni’? Annuisco dicendogli grazie e prendendo in braccio l’altro cugino che riesco ancora a poter prendere in braccio. Ezio oggi ha fatto gli straordinari, di solito alle dieci e mezza è già impigiamato e pronto ad essere stivato nel letto. Qualche battuta, un grazie e un abbozzo di sguardo complice dalla nana, qualcosa a metà tra un sorriso e una domanda. Le rispondo che no, il bacetto me lo darai domani. Riabbassa il viso sulla spalla della madre e crolla definitivamente. Sorridiamo un po’ tutti e buonanotte, a domani dico, con le chiavi di casa in mano.

Si chiude la porta dei miei zii e si apre quella di casa mia. Luce accesa in cucina, nel corridoio e in camera da letto. Rumore di frigo che si apre, una bottiglia d’acqua viene agitata da mio fratello, ma di fronte a me c’è quella capa gloriosa di mio padre impigiamato pure lui, in un modo così infantile che nemmeno io ai bei tempi avrei potuto. Ha i pantaloni del pigiama tirati talmente su da avere l’elastico ad altezza quasi diaframmatica e le calze a vista che coprono i polpacci. Chiudo la porta dietro di me, dico buonasera e mi faccio guardare da lui che sicuramente fino a qualche minuto prima dormiva. Fa freddo, quasi a scusarsi. E hai una magliettina a mezze maniche? faccio notare al nulla, mentre trilla il telefono. Sono io il più vicino e alzo la cornetta. So già che è mia madre: quando turna di notte chiama sempre per dare la buonanotte a mio padre, per scambiare qualche chiacchiera, per dirsi le solite cose che due innamorati si ripetono sorridendosi da trent’anni e passa. Già a casa? Le rispondo di si. Dopotutto sono pure le… Batteria dell’orologio della cucina scarico. Saluto mio fratello, capisce il perché del mio sopracciglio alzato, rimette a posto la bottiglia nel frigo e mi dice Come non lo sai? In questa casa è sempre mezzogiorno! Meh, buonanotte a tutti, e si tuffa nel letto. A bomba, ovviamente.

Si, ora te lo passo, buonanotte anche a te. Sussurro buonanotte anche a quello stiloso di mio padre e vado a cambiarmi i vestiti che puzzano di cous cous, fumo e sei tra cani e criceti. Frugo tra le tasche in cerca del telefonino, batteria morta e lo appoggio sulla libreria. Fino a quando non si avvia completamente questa ciofeca di sistema operativo ripenso a quanta fortuna ho nel vivere questa famiglia che riesce a capirmi senza che io apra bocca. Devo addirittura avviare il pc per togliermi la curiosità sull’ora…

 

Music on air: Youth Group - Forever young

4 commenti:

Anonimo ha detto...

E' quel "sempre" la vera magia...:)

Hen ha detto...

O finché morti non ci separi.

Anonimo ha detto...

Si giusto...ad ogni modo gran bel post,da emozioni vere :)!!!

Hen ha detto...

Grazie mille: i complimenti fanno sempre piacere! ;)

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