giovedì 7 febbraio 2013
Compilation
martedì 30 ottobre 2012
Il cerchio della Vita
dimagrire dovrebbe essere una roba che si diventa magri fuori, ma mettendo tutta la massa dentro e ci si ritrova ad andare in giro per i posti con addosso la gravità di un Sole e poi si attrae una lei o un lui pianetosi e, se le masse cerebrali sono assai diverse allora c'è una roba tipo il Big Bang, ma meno, e quei pensieri che abitavano i lui/lei pianetosi bruciano ed esplodono e i lapilli arrivano fino ai pianeti amici sottoforma di telefonate lacrimate ed è tutto un casino che gli astronomi si mettono le mani tra i capelli e gli astrologi invece dicevano che ce l’avevano detto, ma tutti gridano che la Vita e l'Amore sono una merda, però poi sai che spettacolo nel rivedere tutto su YouPorn in loop e la ciccionaggine ritorna e pensi che dimagrire dovrebbe essere una roba […]
Music on air: Après La Classe - La Patchanka
domenica 29 aprile 2012
Realismo
E’ pomeriggio, è domenica.
Il peggio è passato
deve ancora arrivare
lo stiamo vivendo.
Music on air: Daniele Silvestri – Le navi
sabato 7 aprile 2012
Il tempo di arrivare
Mi hai scritto Fai il bravo e l’ho letto con quel tono aggiunto dai ricordi che ho di te.
Sai che la stessa frase me la diceva la nonna quando restavo a casa sua? Lei si faceva quattro rampe di scale giù e su per andare a far la spesa e come compagnia soltanto un carrello con i fiori blu e un ginocchio mal messo. E il ricordo di me che guardo una tv lontana da lei. L’ho capito troppo tardi quel Fai il bravo. E ora sei tu a dirmelo.
Spengo questa tv e vengo a prenderti. Il tempo di arrivare.
Music on air: Portishead – All mine
martedì 8 novembre 2011
Abbracciami. Con le braccia, con gli occhi o con le gambe, ma abbracciami!
Pretendiamo di essere unici e poi ci si emoziona quando possiamo urlare "MA DAI? LO FACCIO ANCH'IO!!!"
E no, non è che questa esclamazione erutti dai nostri cuori perché finalmente, in fondo in fondo, senti di non essere totalmente anormale o non conformi alla norma. Dopotutto essere diversi ha comunque qualcosa di positivo, no?
Urliamo eccitati quella frase perché, in fondo in fondo, crediamo che bastino queste coincidenze per non sentirci soli. E magari, se insistiamo davvero forte, potrebbe anche succedere che un giorno riusciremo ad avere ragione.
Tnx 2 Miss Gruviera
Music on air: Macro Marco feat. Biggie Bash - Twenty4Seven
venerdì 7 ottobre 2011
Cariche emotive
Ogni tanto leggo di qualcuno, più spesso di qualcuna, che vuole prendere baracca e burattini e andare via. Scappare, fuggire verso i propri chissà.
Ogni giorno vedo gente che non è fatta di persone, ma di molle pronte a scattare che a turno scattano scrivendo sui socialné che vogliono andare, scappare, fuggire via. Barattare Quello Che Si Ha per Quello Che Si Vorrebbe. E poi noto che basta scriverlo per fargli perdere la carica e vederli tornare ad essere burattini con un sorriso che, cadendo verso il basso, piano piano carica la molla.
Ora vorrei soltanto che quando il mio sorriso cadrà e sentirò l’urgenza di fuggire sarà il giorno in cui l’avrò fatto già da molto molto tempo.
Music on air: Lucio Battisti - Innocenti evasioni
giovedì 6 gennaio 2011
Amore è…
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dare le ultime gommose rosse e fingere di mangiare con gusto quelle gialle
Music on air: Rumer - Slow
giovedì 23 dicembre 2010
C’è poesia in questo nostro essere prosaici
- L'amore non deve essere necessariamente ricambiato, sai?
- Sarà, ma per quanto mi riguarda il mio se non è ricambiato muore. Come quando dopo essere venuto un uccello appassisce.
- Na. Io penso che sia come il fiore che ha bisogno di acqua per rimanere in vita; l'acqua aiuta il fiore, ma l'acqua non ha bisogno del fiore per vivere e siccome il fiore continua a vivere solo grazie all'acqua accetta il fatto che l'acqua aiuti anche altri a rimanere in vita.
- Ha senso: mi sa che è per questo che i cuori infranti sono tutti al bar a ubriacarsi con i superalcolici.
- Mi sembra di aver scritto la fiaba di Cappuccetto che racconto a mia nipote!
- Ma con più glitter rosa.
- Na, sta storia dell’Amore raccontato così è troppo poetico! Te lo dovrei spiegare in maniera più prosaica! Dopotutto siamo un uomo ed una donna: dovremo parlare di scopare, altro che di Amore!
- Ed ecco che la rosa appassita è diventata polvere…
- Quindi manco il Cialis va bene più, eh?
Tnx to Aliss
Music on air: Articolo 31 - Aria
domenica 21 novembre 2010
L’universo in una stanza
Ho starnutito in un vecchio fazzoletto e una nebbia di frammenti di carta ha riempito il mio campo visivo.
Tutto il mio mondo è diventato un universo rendendomi Dio.
Ed è stato come se avessi avuto un mio firmamento di stelle, creato a immagine e somiglianza dell’aria contenuta nei miei polmoni.
Stelle nate e vissute in meno di una frazione di secondo ad un metro da me. Mondi evolutisi dalla carta che hanno dato alla luce civiltà di creature basate sul moccio. Esseri simil-lumacosi che hanno adorato chi li ha creati avendo come effige un viso ancora contratto dallo sforzo.
Un istante in cui ho visto le vite e i miracoli di esserini giganteschi nella loro microscopicità. Li ho visti combattere contro i batteri loro fratelli. Li ho visti nascere e poi celebrare le loro morti. Li ho visti inventare tecniche sempre più sofisticate per sfuggire alla presa della carta sui loro corpi mocciosi.
E poi le mie sfortunate creature hanno chiamato Apocalisse quella che io chiamo Gravità ed essa ha fatto morire il mio piccolo universo schiacciandolo contro il pavimento.
Io sono un essere umano e tutto questo è durato meno di un istante.
Magari Dio esiste davvero e forse anche lui aspetta che sua madre passi lo straccio per pulire tutto.
Special tnx IvoSpa & RicciaCri
Music on air: Ozric Tentacles - Dissolution
domenica 7 novembre 2010
Nonostante la merda
Capita, succede di perdersi un po' e di pensare ad altri e ad altro. Però poi penso che le coppie che durano sguazzano nella stessa merda in cui sguazzano tutte le altre, ma a differenza di queste ultime alzano la testa e assieme o uno alla volta nuotano, si fanno largo e scalciano per arrivare a riva. Anche se quella riva non si vede e la merda sale ogni giorno sempre di più e sembra che ogni respiro potrebbe essere l'ultimo. Però l'uno ha l'altro e quando ci si trova entrambi in forma è più facile venirne fuori. Nonostante si sguazzi nella merda. Nonostante tutto e tutti.
E la cosa bella è che si può godere comunque di ogni momento e non ci si deve lasciare andare un solo momento perché potrebbe arrivare un'onda che potrebbe travolgerci e separarci. Perché l'onda arriva per tutti. Davvero per tutti, eppure...
Credo che la differenza sia non smettere di credere che una riva esiste da qualche parte. E sapere che da soli non si arriva da nessuna parte se non in un altro punto di quel mare. Non siamo boe nate per guardare una riva da troppo lontano. Siamo due persone che vorrebbero stare sulla riva, a godere del fatto di essere in due.
Noi due.
Music on air: Keane - Sunshine
lunedì 21 giugno 2010
B&N

domenica 16 maggio 2010
365 corse all’alba

Le sei di mattina.
Un’ora che ho visto solo in vacanza o quando si ritornava da una serata in cui non era stato programmato nulla e poi si sa come vanno a finire quelle serate lì. Sembrano passati secoli da quelle serate lì.
Il sole è lì che si stupisce più del mio letto. Non bado a nessuno dei due e meccanicamente, senza voler avere il tempo di prendere qualsiasi decisione, mi cambio e indosso le scarpe. Mi lavo la faccia e i denti e intravedo un sorriso prima lasciare lo specchio solo in bagno. Stacco il lettore mp3 dal caricabatterie e vado ad assaggiare l’asfalto. Duro e un po’ umido, come piace a me. Ascolto gli odori del mattino giusto il tempo di ficcarmi le cuffie strette nelle orecchie e inizio a darmi il ritmo. Lascio andare le scarpe e la campagna e i suoi odori mi accompagnano fino all’aeroporto. E’ passato un sacco di tempo dai tempi in cui ci andavo con mio padre. Tempo e chili. Troppo di entrambi.
Scendo la strada principale e guardo il mare dall’alto. Ripenso a quel film di Rocky dove lui si allena correndo sulla spiaggia. E già così mi sto stancando, figuriamoci a correre sulla sabbia! Si, faccio fatica, ma sudo poco più del giusto e risento il cuore: finora stava zitto a causa della sorpresa. Non è abituato a svegliarsi a quest’ora e ora deve recuperare. Le orecchie ascoltano solo i battiti accelerati per almeno un migliaio di passi. Poi noto che iniziano a uscire le prime macchine dai cancelli che rinchiudono i cortili. Guardo le facce assonate di chi ha ormai imparato a bestemmiare tra una marcia e l’altra. Li guardo continuare per la loro strada che durante quest’alba è anche un po’ mia, ma soprattutto di quei cani randagi che puntualmente mi seguono per un tratto per poi abbandonare i loro propositi. Sono fortunato: dormono ancora. Un po’ li invidio, ma basta ricordarmi il perché lo stia facendo per cacciar via quei pensieri.
Arrivo all’aeroporto con la schiena dolorante e il fiato rotto. I primi sette chilometri sono finiti. Adesso retromarch, si deve andare sotto la doccia. Penso all’acqua guardando la fontana che da il benvenuto alla gente che vola o lavora lì all’aeroporto. Corro, senza fermarmi perché so che i cani non dormiranno ancora a lungo. Accelero la corsa nonostante sia una salita. Le mie scarpe non posso rovinarle ancora. Eccoli e allora io accelero. Accelerano anche loro. Giustamente. Poi vedo il classico vecchietto che porta a pascolare i suoi cani, tre botoli che a tenerli in un vaso da notte ti ritrovi con ancora lo spazio per metterci un pitbull di media taglia. Lui riesce a tenere a bada quel branco di cani randagi. Immagino il tizio tenere a bada i suoi ferocissimi chihuahua e mi sembra un’ottima spiegazione alla scena che sto guardando. Uno schiocco della sua voce, simile alla frusta dell’ammaestratore di leoni e questi smettono di inseguirmi. Ringrazio il tizio con uno sguardo molto eloquente e proseguo verso il piazzale della vecchia Standa. Sono quindici anni che non c’è più la Standa nel mio quartiere, ma ormai quello spazio il nome ce l’ha e chi vuole perdere la testa a trovarne uno nuovo? Dove c’era la vecchia Standa adesso ci sono un barbiere, bravissimo a farti il taglio a scodella tipico della mia infanzia e un supermercato. Dietro il supermercato c’è un panificio e questa è l’ora in cui attirano i clienti con l’odore di pane ancora in forno e le focacce già pronte nelle loro teglie. Ripenso alla mia dieta Low Carb e mangio quel pane a piene narici.
Arrivo a casa che odoro di sudore, di pane fresco ed erba bagnata. La schiena è a pezzi, ma il sorriso è tutto intero. Faccio stretching e conto i secondi ascoltando il mio cuore che dalla gola torna al suo solito posto. Apro la porta, mia madre e mio fratello dormono ancora. Mio padre è andato via da poco, lo capisco dall’odore di caffè che ancora è nell’aria.
Ritorno a guardare la mia solita realtà. Mi ricordo di avere ancora le cuffie nelle orecchie e penso che sia arrivato il momento giusto per iniziare a sentire la musica. Devo guardare questa realtà, nessuno mi costringe a doverla anche sentire.
A domani.
Music on air: Subsonica – Nuvole rapide
domenica 11 aprile 2010
Le sue domande retoriche
Io non lo so cos’è la normalità. E’ un puro concetto statistico e con la matematica non sono più andato d’accordo da quando è iniziato il noioso balletto dei prof di matematica dal primo superiore in poi. Dalla matematica non sono mai stato penetrato a fondo, non sono mai andato oltre una pomiciata leggera, di quelle che ti fai tra una canna e l’altra. Con la statistica poi… E lo confermo nonostante i due esami superati con due ricchissimi 18 su 22*.
Vabbe’, sto divagando perché il punto è mia madre. Lei. Sarà che noi facciamo sempre le solite cazzate da vent’anni e passa, ma lei ripete sempre le solite frasi. A volte evita di parlarci perché la anticipiamo. Quando in tv passa una canzone che puoi ascoltare o in una versione tarocca da autogrill o in una qualunque puntata di Buona Domenica lei, con una gomitatina virtuale mista a critica musicale: “Ecco, la sentite? Queste son canzoni ‘ché passano trent’anni e la gente le ascolta sempre! Non come certe canzoni di mo TUNG TUNG TUNG che le ascolti una volta e poi non le ascolti più”. Una volta ci ho provato a spiegarle la questione dei diritti musicali o l’età media del pubblico di Buona Domenica, ma sono stato per lei quello che la statistica è stata per me: un bacio sulla guancia, dato di sfuggita, mentre le chiavi del portone erano già nella serratura.
Un’altra frase che ripete spesso è “Come la devo fare con voi?” riferendosi alla Vita. Ho ventisei anni: se ancora non lo sa giuro che mi faccio adottare da qualche altra famiglia. O magari glielo spiego io come si vive una vita. Ma lei lo sa, fa solo la finta vittima che ogni tanto si lamenta pur sapendo che non serve a una benamata mazza. Un po’ come ripetersi altre domande retoriche ogni volta che una notizia del tg3** “(sospiro) ma qual è la normalità?!” La statistica lo sa: indica la maggior frequenza di un certo evento. In pratica se quasi il 60% degli italiani che guardano la tv ha visto l’ultima puntata del Grande Fratello 10 è normale vedere la puntata del Grande Fratello.
La normalità è ascoltare sempre la solita musica di merda ripetuta fino alla nausea per intrattenere vecchi rincoglioniti la domenica pomeriggio in una trasmissione che per essere più falsa potrebbe solo iniziare a stampare banconote da tre euro.
La normalità è indignarsi durante il tg o nel vedere che le nuove generazioni hanno come esempi a cui arrivare froci e troiette senza arte né parte e tornare a cogliere rape e cipolle nella fattoria di Farmville per tutto il pomeriggio.
La normalità è avere una vita leggerissimamente vissuta sopra il livello della sopravvivenza e chiamarla comunque vita. E accontentarsi aspettando che si azzecchino sei numeri.
Io non sono normale, ma non è un problema. Riesco a sopravvivere comunque, anche se a chiamarla Vita proprio non ci riesco.
*il prof usa questo tipo di valutazione, non è un mio errore insomma.
** pranziamo tardi e per fortuna abbiamo un minimo di cervello da preservare
Music on air: Harry Belafonte Jr – Jump in the line (shake, senora)
giovedì 18 marzo 2010
Il mio temino svolto bene
Perché chi è amico di tutti è amico di nessuno: dai la tua spiegazione
Svolgimento
Essere amico di tutti significa non fare distinzioni tra le unicità di ogni tua singola amicizia, tra tutte le beghe che nascono inevitabilmente tra persone che sono diverse e che prima o poi imporranno, volenti o nolenti, il loro pensiero. E come in ogni relazione ecco arrivare lo scontro e tutti guardano te. Ma sei amico di tutti e non scegliere è già una scelta, carica di delusioni, amarezze e considerazioni sull’importanza di chi e di cosa. Significa fottersene di ognuno di loro e sperare di non avere problemi con nessuno.
Scegli tutti e sei tu diviso per infiniti amici e chi conosci ottiene zero. E questo sei per i tuoi amici: un numero che non ha valore dopo ogni virgola. E il mondo è pieno di virgole che fanno in fretta a diventare punto e a capo.
Visto
Music on air: Maximilian Hecker - My story
martedì 9 febbraio 2010
La Ruota e la Via
Ma che senso ha? – quasi gridando, facendo zoppicare le parole col fumo che usciva dalla stessa bocca.
Me la passa e mentre me la aggiusto tra le dita le chiedo cosa?
Tutto questo! - E indica senza farlo tutto quello che c’è davanti a noi: il mare, il cielo e l’aria in mezzo.
Mi lascia riflettere quando in realtà sto solo mescolando il fumo ai nervi, impastandoli per bene con quello che lascio passare dagli occhi- Prima le labbra, la bocca e arrivata all’ugola una parte va giù nei polmoni e l’altra sale su fino a mescolarsi con l’immagine del tutto divenuta un mio pensiero. E poi soffio tutto via, un po’ dalla bocca, un po’ dal naso.
Ecco! mi fa sgomitandomi. Anche tutta questa manfrinata. Fumi, respiri un po’ l’erba e poi la butti via, di nuovo da dove è venuta. Non ti sembra un po’ tutto una perdita di tempo? Tutto inizia, continua per un po’ e poi finisce. E poi ricomincia, se la prima recita è piaciuta.
E mo che c’entra la recitazione? Non penso che tutti gli atomi siano bravi a recitare. Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto recita?
No, tutto ricomincia! Accendi il fuoco e il fuoco si spegne, bevo e poi lo piscio…
Ho la testa persa a causa del fumo che galleggia nel cranio come le nuvole nel blu che sto guardando. Gliela ripasso, anche se controvoglia, ma forse starà un po’ zitta. O magari cambierà argomento. Tieni. Magari invece di pensare al Vuoto Cosmico ripenserà ai tre orgasmi che le ho procurato una decina di minuti fa dentro la macchina.
Ma cos’è non mi capisci?!
Magari. Quella nuvola ha la forma di una macchia di Roscharch, le dico.
Resta in silenzio, a parte i suoni che fanno l’aria e il fumo quando vengono aspirati da quelle labbra.
Senti, secondo me sbagli tutto. Iniziando dal punto di vista. Tralasciando il fatto che pochi minuti fa stavi godendo per la terza volta e ora stai a pensare ai massimi sistemi… Ma secondo te la Vita può mai ridursi a essere un cerchio del cazzo? Alla grande Ruota della Reincarnazione di Apu dei Simpson?
Hey, gli indù hanno una tradizione millenaria!
Si, ma sono stati esseri umani come noi. Hanno vissuto la loro vita e sono crepati e durante il processo, non avendo tutte le cazzate che abbiamo noi, fumavano roba più strana della nostra e andavano a viaggione. A quanto pare in maniera più strana di te. Ne sappiamo più noi di loro, è il progresso.
Ok, lasciamo perdere le cose grosse come la vita e l’universo. Facciamo l’esempio di una sigaretta: te la fumi e praticamente tutto va via in fumo passivo. Dieci minuti e ti passa anche quel minimo di relax o di sballo che può procurarti. A cosa serve?
Ridammela va’, che è meglio. Tu vedi solo l’inizio e la fine e credi che sia tutto collegato. Non vedi ciò che c’è di mezzo, tutto il progresso che serve a passare dall’inizio alla fine. O dall’Inizio alla Fine, con le maiuscole. La vita e la morte sono collegate come… boh, non mi viene in mente! Guardo davanti a me, inconsciamente. Insomma si, come il cielo e la terra che all’orizzonte sembrano unirsi e invece non si uniscono mai. E’ semplice questione di prospettiva, E. Dipende da dove sei e da come lo vedi questo Tutto che dici tu. La Fine e l’Inizio non hanno senso se non quello di essere l’inizio e la fine di qualcosa. Quello che ha senso è quello che sta in mezzo. E’ più difficile da afferrare, è più lunga da descrivere e siccome è complicato si lascia un po’ da parte per focalizzarsi sui due punti estremi, quelli più riconoscibili. Non ricomincia un cazzo, E., inutile che cerchi di convincerti. Se fosse così questa macchina sarebbe scossa da diversi zombie stile Romero che vogliono succhiarci il cervello. Si nasce e si muore. Tutto il resto pensalo come ad un’opportunità per divertirti. Per essere felice.
Mi giro verso di lei e le faccio spallucce, quasi impercettibilmente. Non che mi freghi molto farglielo notare, ma un boh è tutto quello con cui posso concludere.
Quindi nell’inizio e nella fine non c’è piacere?
A volte si, a volte no. Di solito lo capisci col senno di poi. – le rispondo quasi senza pensarci.
Scoppia a ridere. La conosco da un po’ e so che non devo interromperla, allora attendo che mi dica cosa ha pensato di divertente sulla situazione.
La notte dei Gesù viventi. Poteva dire di peggio. E poi pensa all’esempio di prima!
Sarebbe a dire?
Bevi e piscia. Il senso a questa cantilena c’è:
il piacere di bere dopo aver avuto sete e quello di pisciare dopo tanto tempo che avresti voluto farlo con la vescica che ti scoppia?
Volevo dirlo io, stronzo… Dai qua!
E me la afferra, intanto che finisco di fumare. Tra poco saranno tre anche per me…
Music on air: The Verve – Judas
martedì 2 febbraio 2010
Se può riuscirci un unicorno
Certo che se non lo aggiornassi io il blog…! Nessuno che si sia spezzato di mani nello scrivere qualche frase degna di essere pubblicata qui. Tsè!
Per il futuro sappiate che potete benissimo copiare pari pari l’elenco degli ingredienti per fare un pancake con il gelato o disquisire, come se foste veri lurd inglesi di fronte ad una tazzina di thé, di taratuffi di mare con il limone spruzzato sopra. A cibo siete scarsi che manco Zia Ciccio può aiutarvi con le sue manine sante? Beh, qui potete anche raccontare delle vostre ultime citofonate notturne ai De Gallo-Mastropasqua (c’è una coppia con questi nomi in ogni città, paesino o villaggio del globo, giuro). La notte preferite dormire? E va bene, giusto perché siete voi (e magnanimo io) avreste potuto parlare della data di oggi che stranamente invece di essere meno palindroma di ieri non lo è affatto.
Oppure una bella recensione del post che avrei dovuto pubblicare ieri, ma che finirò di scrivere stasera, riguardo date palindrome e patenti che non festeggiano i compleanni.
Ecco, trovato l’argomento che fa per voi: il tempismo. Quello che manca a me quando devo chiedere a una tipa di uscire e scopro con un giorno di ritardo che sta già uscendo con una mezzasega che conosco benissimo causa suo QI scientificamente paragonabile ad un ornitorinco dopo essere stato picchiato da un kiwi. Il frutto, non il piccolo volatile peloso.
Insomma vomitate su carta quello che avete digerito in testa. Non frenate la vostra capacità di donare la vita ai vostri pensieri solo perché vi manca uno spermatozoo adatto oppure un utero superaccessoriato! Fate uscire le vostre idee dalle dita. E’ su una tastiera che possono continuare a vivere, non sulla carta igienica economica della Lidl!
E poi è anche utile per tenere aggiornato questo blog!
Music on air: Calvin Harris - Flashback
sabato 23 gennaio 2010
Social Puzzle Mind
Premessa La pubblicazione di questo post è tutta colpa di Ire che non la smetterà mai di ricordarmi che passo troppo tempo al pc in attività inutili.
All'ennesimo account aperto inizi a chiederti quale di queste parti sono quelle più pesanti e a farti mille seghe mentali fino a quando non scatta la sveglia che ti sei autoimposto per tornare a studiare.
Un blog, MSN, Skype, FaceBook, Twitter, FriendFeed e ora Tumblr.
Tutta questa materia fecal-digital-sociale con il tuo nome o i tuoi dati o comunque parte di te. Tutti questi social network dovrebbero servire ad esprimere una parte di te che non riesci a mostrare quando sei "live" al resto della gente che per te conta qualcosa. Il condizionale è d’obbligo in certi casi perché sono social quanto possono essere delle maschere di pelle in un’orgia organizzata dallo staff di un forum per scambisti. Non si è mai davvero se stessi dietro un monitor. Non lo si è mai davvero perché si parte dal presupposto che si è in continua evoluzione con se stessi, una continua corsa che è iniziata con la prima scimmia bipede e continua ogni mattina che ti guardi allo specchio che non riesce a fare a meno di restituirti uno sguardo pieno di entropia empatica. Lo stronzo…
Ma forse faccio male a parlare di maschere perché in certe situazioni non è che non sono me stesso. Forse sono perfettamente me stesso. In alcune situazioni ci si sente magari fuori luogo o magari imbarazzato, in altre ti seinti non un leone, ma l'intera savana. Una persona non è mai uguale a sé stessa, nel senso che essendoci miliardi di sentimenti e di modi di fare l'essere umano ha la tendenza a viverli tutti. Comunque troppi per dire che in un dato momento o con una data persona si è sé stessi.
Ed eccomi qua, a metà del puzzle a fare in fretta per capire quale immagine uscirà dopo aver unito tutti i pezzi in maniera corretta. A cercare di capire cosa è utile o inutile. Per cosa lo si saprà solo alla fine, quando ormai non servirà più a nulla saperlo. Prima che sia troppo tardi per fare certe cose che non sai ancora di volere, ma una vaga idea di ciò che vorrai in futuro ce l’hai. Perché sai che manca qualcosa, ma non sai ancora cosa. E prendi un altro pezzo del tuo puzzle e lo aggiungi agli altri per cercare di capire. Un aiuto dalla scatola senza alcuna immagine sopra.
Quella scatola l'ho guardata troppo a lungo e mi sono accorto della natura di quei pezzi e cosa c'è davvero nella scatola… e ora lascio che i pezzi escano da soli e che la mia sfida con lo specchio continui fino a quando l'entropia non avrà decretato il mio successo.
La misura del tempo, la misura della cosa più preziosa della tua vita, è l'unica valida per iniziare ad avere un'idea di ciò che sei.
Sempre se hai capito che è il tempo che ti resta da vivere ciò che hai di più prezioso, ovviamente!
Music on air: Joe Cocker - A little help from my friends
mercoledì 13 gennaio 2010
Depresso, ma con brio
Vorrei solo stare sul balcone,
seduto sulla sedia di plastica e piedi sul muretto,
a vedere il fumo azzurrino che si allontana,
come a espirare fuori i brutti ricordi
e vederli andar via da me.E poi continuare a non fare nulla.
Ho solo voglia di esorcizzarmi un po' da questi cattivi spiriti.
Vorrei tanto…
…ma fa troppo freddo per stare sul balcone!!!
Music on air: Timbaland ft Dr Dre Justin Timberlake Missy Elliott - Bounce
sabato 26 dicembre 2009
Risalir a riveder gli abissi
Scrivere è come tutte le arti un gioco di sottrazioni, non di aggiunte. La Verità è un concetto semplice che si trova all’inizio. Le bugie vengono sempre dopo, con l’arrivo di un cervello che ha ormai carburato e che è ormai scatenato nell’immaginare realtà diverse. Ciò che affascina e invidia nell’Arte non è il costrutto finale, ma l’idea semplice e scontata alla base, a cui tutti sono abituati. L’artista lavora di cesello e leva il superfluo per arrivare all'essenziale e mostrartelo sotto una nuova luce. Ma la forma resta sempre quella.
E scoprire che anche tu, se ci avessi pensato, avresti potuto crearlo ti riempie di orgoglio e di rimpianto. Un’altra occasione di essere di più è andata perduta. Ciò che vedi è sempre stato davanti ai tuoi occhi, ma non ci si è mai sforzati di assecondare quel guizzo che la materia ancora informe ti suggeriva. Quella materia silenziosa, senza colori, priva di segni. Lo spazio bianco tra le righe è colmo di realtà e potenzialità: quello spazio non è mai veramente vuoto. Non come solo certe parole riescono ad essere.
E’ un po’ come il texas hol’em che ti insegna tanto se sai ascoltarne le sfumature. Un gioco di sguardi , di microespressioni e di silenzi concentrati. Un gioco che come tutti gli altri giochi deve insegnarti qualcosa facendoti divertire. Impari un sacco di cose su chi ti sta attorno, di certo più che in tante uscite a prendere un caffè e a vederle sbattere bustine di zucchero nell’aria. Guardi quello che ti è capitato, te ne dimentichi e poi passi in rassegna i loro silenzi, dove vanno i loro occhi, come arricciano le loro labbra e i pruriti che improvvisamente arrivano alla vista di una coppia di assi servita. Lie me, if you can. Si ride, si scherza, si sdrammatizza l’ennesima carta inutile scoperta dal mazziere. Si ricopre la verità con parole senza toni e senza gesti per non farsi scoprire, per non perdere e cercare di vincere. Per non far capire all’altro che a lungo andare sotto la maschera non c‘è più un volto, ma un’altra maschera ancora.
E sotto quella il vuoto di uno specchio crepato dal troppo riflettere. Sui silenzi bianchi che fanno domande a cui vorresti tanto rispondere per sentirti ancora una volta di più.
Post ispirato da quel geniaccio di Makkox qui
Music on air: Suede - This time
lunedì 26 ottobre 2009
Saggia esperienza

La Perfezione non consiste nel non commettere erori, ma nel riconoscerli e nel risolverli prima che sia troppo tardi.
Confucio.
O il fruttivendolo sotto casa che nella mia memoria spesso si confonde con il primo.
Music on air: Macro Marco feat. Hyst - Pass me by