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martedì 19 luglio 2011

Night’sCream

Staring

C’è lo Scrittore che scrive film di persone, di amori che le fanno incontrare e di cose che verranno lanciate in quei secoli di pausa tra un amore e l’altro.

C’è l’Uomo che Fuma che si accende una Sigaretta e ne aspira il fumo mentre ascolta il tremolio della sua mano.

C’è l’Altro che ha appena saputo della Ragazza che non sta più insieme al suo Ragazzo e spera, e sorride così forte che gli piangono gli occhi e gli urlano i battiti tanto da far si che la Moglie di suo Padre entri nella stanza per controllare che sia tutto a posto.

C’è la Ragazza che piange al telefono con la sua amica e le racconta del suo amore finito partendo dalla prima foto scattata quel giorno al mare.

C’è il Ragazzo che lascia cadere la bottiglia vuota e pensa alla promessa di quel futuro e ripete a se stesso che ogni Ragazza lascia invece un passato da ricordare con la malinconia che fa eco sul vetro bagnato dello specchio dell’anima.

C’è l’Uomo che Fuma che sa che tra qualche ora dovrà indossare le sue scarpe e correrà qualche metro in meno di ieri e molti di meno di quelli di un anno fa, al mare, quando due innamorati hanno iniziato a baciarsi appena visto arrivare da un orizzonte e non hanno smesso di farlo neppure quando lui scomparve dall’altra parte.

C’è il Padre che parcheggia la sua auto nel cortile, si nasconde qualche secondo dietro il parasole mentre lo sistema con un preservativo in mano e scende dall’auto con la consapevolezza che tra meno di cinque ore dovrà tornarci di nuovo per andare dalla Moglie.

C’è la Moglie che guarda un film dove la protagonista ama il protagonista gay, ma sa che è solo un film e che tutto può essere cambiato se lo Scrittore decide che sia meglio così.

C’è il Ragazzino che si fa le seghe guardando le foto scattate di nascosto alla Moglie e crede che solo lui potrebbe renderla davvero felice.

C’è la Sigaretta che si sfalda sull’asfalto sotto la finestra dell’Uomo che Fuma e non ha risentimento alcuno verso di lui perché si rende conto di essere solo una metafora di una minuscola vita che si sta spegnendo.

E poi ci sei tu, personaggio trasognato, lanuginoso come la luce della Luna che non brilla sui piccoli misfatti di questi tuoi simili che in fondo in fondo anelano semplicemente alla felicità.

Come Te, perché nel buio siamo tutti uguali.

Perché tutti abbiamo un po’ di Notte spalmata addosso, ridotta a una crema protettiva pensando fosse capace di non far entrare tutto questo e tutto l’urlo intorno.

 

Music on air: Kings of Convenience - Misread

giovedì 26 maggio 2011

Mondi notturni

Sono fatto così. Non mi mette ansia praticamente nulla se non gli avverbi inseriti alla cazzo in un discorso per renderlo leggermente più autorevole. Si, per gli idioti. E per me che sono sveglio nonostante la sveglia stia ancora ridendo per l’ora che ho scelto per smettere di dormire. Volente o nolente. (dicono che l’essere adulti non eluda il conoscere il significato della parola Nolente)

Sono fatto così: sotto sotto (talmente sotto che è praticamente superfice) sono un’idiota. Che si diverte a inserire errori ortografici nei suoi post solo per svegliarvi un po’. Ma non adesso, che è tardi. Che domani si lavora. Che domani ci si deve svegliare presto. Che domani non aspetta te per iniziare, tesoro. Magari non te-te, ma stavolta ci sono io a fare il Campione Statisticamente Significante. Un campione che stanotte vi vuole bene.

E’ la notte a rendermi così… buono? O è l’endocrinologia? Questa notte si sta aggrappando a tutti i miei ormoni, scuote i miei bioritmi e tira gli schiaffetti sulle mie guance non appena le palpebre iniziano a calare. Fa solo i suoi interessi e mi conosce bene, sa che la mia fame non è solo quella nei confronti del cibo e mi offre tutte le opportunità di saziare tutte le altre mostrandomi un mondo più limpido, semplicemente perché non c'è abbastanza gente che possa inquinarlo. La notte è il modo che ha il mondo per disintossicarsi dai casini che ha creato nel corso dei millenni. Gravità e rami genealogici inclusi. Di notte ci sente più leggeri nonostante tutta la stanchezza che ti si incolla addosso. Le responsabilità pesano e persino il pianto di un bimbo prima o poi concede una tregua. Figuriamoci tutto il resto che è molto meno importante.

La notte non è di tutti, non è per tutti. La notte riesce ad essere apprezzata davvero dalla gente libera, da quelli che se ne fregano e dai metronotte. Anche se, ora che ci penso, questi se la godono poco. Guardano strade, saracinesche abbassate, luci lasciate accese per guardare meglio ladri esibizionisti. Guardano la notte con gli occhi bassi, fino a qualche metro più in là. La notte è il loro piccolo mondo buio. Buio, perché notturno non è sinonimo di oscuro, tante son le luci che sono accese fuori e dietro gli occhi nella notturnalia. Quelle luci che certe notti ti sembrano buone per una partita serale allo stadio, con le loro ombre dello stesso colore delle stelle coperte dalle nuvole.

Le nuvole: a cosa somiglia la loro forma quando non c’è il sole ad illuminarne i contorni?

Magari è la stessa che hanno i sogni quando il sonno vince contro la voglia di vivere nel tuo mondo. Sicuro è questo mondo. La selezione all’ingresso si fa con le ore piccole stampate sull’orologio. E c’è anche la parola d’ordine.

[sbadiglio]

Music on air: Samantha James - Rise

martedì 29 marzo 2011

Malinconie letterarie

A leggere i nostri post sembra che le nostre nostre solitudini siano tutte simili nel loro sapersi esprimere, così uguali nel loro voler sopravvivere a tutto quel nonostante in cui siamo immersi.

Queste solitudini sciocche, distanti tra loro da un breve viaggio, di quelli dove non paghi neppure il sovrapprezzo per il peso della valigia.

E’ che troppo spesso arriva il silenzio dei passi e fa a gara con quelle parole a cosa è più affascinante.

E allora si resta qui, a ripetersele.

 

Music on air: Incubus – Are you in?

sabato 19 febbraio 2011

Esterno notte

Piove

Music on air: Kanye West - Lost in the world

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Un albero di mimose è in fiore molto fregandosene della sua festa comandata

La trattengo nel vuoto, accendendone la paglia, rendendola un faro nel buio umido

Fuoco, cammina in me

Uno sguardo fisso attraversa i palazzi, le strade, gli alberi, le luci e le antenne e guarda una Luna nascosta dalle nuvole

Ne creo altre con la mia bocca, le mie labbra e la mia lingua, con il mio respiro e i miei pensieri

Nebbia o una nuvola bassa nella mia testa.

Non so, non importa

Lei non c’è

…e allora nemmeno io

Lo sguardo ritorna e si allontana dai miei pensieri

Una mano insensibile per il freddo spinge verso il basso gocce di pioggia aggrappate a un filo di ferro

Pioggia su pioggia, non vedo più differenze.

mercoledì 16 febbraio 2011

Interno notte

Che giornata ho non vissuto oggi… Dormito troppo e così male che l’incubo che ho fatto è ancora qui nella mia testa che cerca un posto nel cervello. Che i sogni son desideri, ma gli incubi diventano ricordi, sai? E alla fine sento di aver perso un altro giorno e di stare vivendo un’altra notte di quelle contagiose, che ti attaccano il nero dietro le nuvole dentro.

Mi sento boh, non mancante come quella volta che smisi di parlarti, ma come schiacciato, come quel divano che ha un fosso simile al culo di chi ci si siede. Solo che il mio fosso ha la forma di un tuo abbraccio.

E mi sento così da tanto di quel tempo che m’è tornato in mente quel per sempre che mi sussurrasti nell’orecchio dopo avermi fatto avvicinare. Era questo il per sempre che intendevi quella notte?

Domani cercherò di essere sveglio e di stare bene. Ma domani non è adesso e sono qui a scrivere mancanze piene di te. Ecco tutto.

 Tuffo

Music on air: Biffy Clyro -  Many of horror (When we collide)

venerdì 21 gennaio 2011

Maschere

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– Guarda come sorride in questa foto: l’avresti mai detto che si sarebbe suicidato?

– A quanto pare sapeva fingere un sorriso davanti a una macchina fotografica

– E’ facile se ti trovi costretto a fingere davanti alla tua intera vita

– …già

Music on air: Nirvana - In bloom

martedì 18 gennaio 2011

Push the botton

Clicco su Salva Bozza un’altra volta e penso se si possa rompere un tasto di un software. Lo tocco più volte con il dito lasciando l’impronta colorata stile anni ‘60 sul monitor. Non voglio pensare che tra un po’ dovrò trovare i soldi per un nuovo monitor o un’operazione agli occhi. Penso di avere la febbre. Non sono più il bimbo bello della mamma, quindi il termometro può guardarmi in maniera anche più lasciva, ma lì non me la misuro più la temperatura. No. La febbre non c’è più. Il mal di testa pure. Guardo la cartella Bozze e quella c’è ancora. Si sta riempiendo. Non so quale sia il limite di una cartella di un software, ma credo di stare per toccarlo. Non con il dito (con quello si toccano i tasti), ma con tutte le bozze che sto salvando. Stanotte Stamattina ho sognato di aggiornare il blog e allora, quando mi sono svegliato tre ore dopo, mi son detto: “E aggiorniamolo sto blog! Ci è riuscito addirittura Qualcosa!” Ma io non sono Qualcosa Del Genere, mi son risposto. Controllo se Qualcosa ha davvero aggiornato il sito. [Clicco su Salva Bozza]



Venti minuti dopo rieccomi a guardare le Bozze. Mi chiedo come mai sia diventato così difficile scrivere pubblicare qualcosa di decente. Lo storico del blog ti suggerisce che non sono poi passati così tanti mesi da quando scrivevi qualcosa capace di raccattarti figa. Magari è quella. Magari adesso ne hai troppa. O magari dovresti smetterla con tutto quel porno O magari sono le distrazioni. Troppe. Come il nuovo cel o i vari social network. A proposito... [Clicco su Salva Bozza]



E’ che proprio non so cosa scrivere. Quando non hai un blog il cui argomento è nel titolo allora quello che ti resta è lo stile con cui scrivi i post che pubblichi. E se non ce l’hai ancora e ti ritrovi inadeguato di fronte alla platea allora ti ritrovi a trovare tutte le scuse per alzarti dalla scrivania. Magari dovrei scrivere di qualunque cosa, magari del dito medio. Magari dovrei usarlo verso di me adesso. Infatti vado in bagno. [Clicco su Salva Bozza]



Ho il nuovo cel e leggo post e poi blog interi così, senza mangiarli con gli occhi come facevo prima. Sono il rumore bianco dei miei occhi. Non ci penso, scorro con il mio dito i capoversi e ripenso a quel tasto che si sta riempiendo. Ed ecco il momento che attendevo, quello in cui sono ispirato, quello in cui parole divengono frasi finalmente pubblicabili e… nemmeno il tempo di lavarti le mani PUFF, sono via, in qualche altra testa posseduta da un tizio che magari un blog nemmeno sa cosa sia. Magari è la distanza tra il cesso e la sedia della scrivania? Troppe distrazioni in questi sei metri. O magari è la scomodità di un trono di ceramica confrontato a quello di una sedia reclinabile con braccioli ‘ché lo sanno tutti che la scrittura e la creatività sono fatica e sudore, soprattutto in caso di diarrea forte? Non so, so solo che scrivo queste cose e non ho più la verve di una volta. [Clicco su Salva Bozza]



La soluzione era ovvia: scrivere dal cesso! Stavolta clicco su Pubblica e il tasto che credo si consumerà non sarà più quello del Salva Bozza.



Olè!



Music on air: Funki Porcini - Back Home

giovedì 28 ottobre 2010

Godnight

Godnight

Ci sono notti in cui non vedi l’ora che scappino via da te e allora bicchiere d’acqua e valeriana e ti ficchi nel letto ad attendere il ceffone della sveglia. E se sogni di fare il supereroe o di essere la principessa del tuo mondo delle favole vuol dire che al karma gli dovevi qualche pezzo da cento e non aveva il resto.

Poi ci sono notti in cui non ti rendi conto di quanti anni hai e vai a letto solo perché non trovi gli occhiali da sole e allora eccoti sotto le lenzuola  con gli occhi da panda alla ricerca di quel buio che continuerà a farti sentire la notte addosso. Spegni tutto, abbracci il cuscino e l’odore del caffè ti accarezza il sonno.

E alla fine ecco le notti che torni a casa e ti chiedi perché, tanta è l’energia che senti scorrerti dentro! E ti basta guardare i ferri del tuo mestiere già ordinati sulla sedia per realizzare che domani non è domenica e purtroppo è già lunedì.

O martedì.

O mercoledì

…o giovedì

o venerdì…

 

Music on air: Sigur Ros - Sæglópur

mercoledì 7 luglio 2010

Inquietante

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TweetDeck, il programma che uso da pc per twittare, sta funzionando male. Mi sa che la Failwhale ci si è seduta sopra.

In cinque colonne vengono mostrati solo i miei ultimi tweet. Giusto per acuire il senso di solitudine ancora un altro po’, tanto ormai. Nessuna mentions, nessun tweet nelle mie liste e nessun DM. Mi sembra di essere tornato indietro di un anno e più, quando Twitter ancora non c’era e quando scrivevo ci vedevo dentro solo la mia faccia sul palco e tutti posti vuoti in platea. Quando scrivevo e le dita erano sempre in movimento perché se non scrivevo allora sottolineavo quello che ascoltavo dagli altri.

A volte dimentico di essere arrivato a conquistare certi risultati e quasi non mi accorgo di essere andato avanti nella mia vita di un anno. A quanto pare il tempo passa e mi porta via con sé, senza che glielo avessi mai chiesto. E allora riecco quella strana sensazione di essere immobile, i piedi fermi piantati in quelle che scopro essere scale mobili che chissà dove arrivano. A volte non mi piace questa situazione e mi vien voglia di gridare, urlare Ma dove cazzo state andando tutti? Prendiamocela con calma! Gustiamocela come quella rara Big Babol che riuscivamo a scroccare da piccoli! Sbraito quanto voglio, ma ogni volta…niente.

Il mondo è una balena che non ha orecchie abbastanza grandi per krill come noi. E se urlassimo tutti assieme? Mi sa che ci pappa.

C’est la vie.

Music on air: Vib Gyor - Red lights

sabato 26 giugno 2010

Tutto ciò che sei

Nube

E mentre sei lì intento a crearti una vita, quella degli altri ti scorre via dagli occhi e ti ritrovi di fronte allo specchio a farti domande di cui conosci già la risposta...

Perché tu sei come una nube di polveri e sostanze che non hanno altra funzione nella loro esistenza di intossicare chi è lì vicino e le respira.

Perché tutto sommato ormai è diventato il titolo della filastrocca che senti ripetere dai bambini che senti giocare sotto la tua finestra mentre vuoi regalare qualcosa di importante alla tua esistenza che speri un giorno di chiamare vita.

Si, hai cercato il miglioramento, ma sei sempre qui. Una Nube Tossica che tutti aspettano che si diradi nel vento. Ma tu sei come sei e non cambi mai.

E il Mai è il Per Sempre delle cose brutte.

 

Music non air: Giuseppe Ottaviani feat Faith - Angel

giovedì 20 maggio 2010

Rassicuranti routine

Getting some color

Sto andando a dormire dopo una giornata che basterebbe riassumerla con "Non ho ancora visto Lost [bestemmia a scelta]".

E dopo tre ore dall'essere tornato a casa la penultima puntata del più sconvolgente serial non l'ho ancora visto perché posso cliccare su play quando voglio finché spoiler non mi faccia urlare in tedesco quanto possa essere somigliante dio ai suoi officianti moderni se prendiamo in esame la presunta verginità di una tredicenne della Palestina già occupata.

Quindi via con la classica ronda: apro la mail e da lì a sbrigare velocemente (e anche un po' scocciato) alcune reply su FB è un attimo. Perché di più non posso resistere a sguazzare in quel mercato dell’OLD.

Chiudo quelle schede con l'icona della F nella barra degli indirizzi e torno nella mail e leggo un suo DM. Se FaceBook è il virus che rende le mie meningi quelle di un cerebroleso, Twitter è quella raccolta di bifidobatteri che mi permette di stare bene grazie alle stronzate espulse con regolarità dal mio intestino: se lo leggi potrebbe farti schifo, ma se lo vivi stai indubbiamente meglio. Leggo oltre duecento tra twit delle mie liste, DM e mention varie e quasi non sono più stanco. Leggo dello splendido TwitterFesto e mi riprometto di citarlo in un qualsiasi prossimo post, magari creandone uno ad hoc. Ma anche no ‘ché le cose spontanee son più belle.

Poi si fa una certa e @big_ben_clock ha fatto BONG e io sono ancora qui. Non sono una donna e purtroppo dalla prima volta che penso di chiudere fino a quando chiudo definitivamente i BONG si sprecano, ma la curiosità è tanta e distolgo lo sguardo dalla sveglia che già si sta facendo risveglio muscolare.

Poi inizio a pensarci.







Quasi mi abbiocco tanto ci penso…


...


...ok, smetto di pensarci e mi rendo conto che oggi non ho letto un giornale, non ho visto la tv, non ho cliccato alcun sito di notizie eppure vado a nanna sapendo che Silvio qualche cazzata l'ha detta e l’ha fatta.

E che Lost me lo vedrò domani


Music on air: Limp Bizkit - Take a look around

martedì 11 maggio 2010

Sussurrii di mezzanotte

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Mi è arrivato il Canemucco!!!

Torno serio e confermo di essere andato a purificarmi nel Gange come ho promesso sulla pagina Facebook ed ecco perché il blog sta andando un po’ per i fatti suoi ultimamente. Tornando al lavoro di Makkox devo ancora leggerlo ‘ché è stata una giornata incasinata e le poche energie che avevo le ho usate per rispondere a delle mail nel migliore dei modi possibili, cioè in maniera sincera e macchiando i pixel del monitor di sangue ventricolare.

Appproposito di sangue vado con la piccola anticipazione: prossimi giorni pubblicherò una mezza cazzatella di killer e roba all’amicizia così. Roba trita e ritrita che pure io non leggerei molto volentieri, ma che ci devo fare? devo esercitarmi e tanto vale che vi tenga impegnati. Che poi io lo so che se sono tra i vostri preferiti allora devo assolvere all’onore onerandomi di scrivere No, non di scrivere: di pensare di sezionarci l’anima e descrivendo cosa ci sta sotto gli occhi e le dita che tutti i giorni digeriscono quello che viviamo. Racconto i nostri ruttini, per dirla in maniera più poetica.

Così certe volte mi rendo conto che ho scritto roba condivisibile, altre no. Quando scrivo le altre no va bene lo stesso, sto contento perché mi sento unico. Quando scrivo le cose che avreste voluto scrivere voi, quelle che di solito hanno qualche commento, allora mi rendo conto che per quelle cose non sono esattamente unico, ma almeno mi sento un po’ meno solo. E allora va bene anche di più e mi torna la voglia di fare altro. O di scrivere post che come questo finiscono senza frasi ad effetto, senza botti. Sussurrati, ecco, giusto per essere chiari che se voglio scrivere devo imparare le parole giuste da usare nei momenti giusti. E adesso è notte di quelle fresche, primaverili con quasi in tasca l’idoneità a essere estive, di quelle serene con i grilli, ma senza questi. Solo qualche suono, qualche verso animale sussurrato a suggerirmi di fare lo stesso.

Perché dopo i botti della Festa dei Baresi di ieri stanotte se ne celebra solo uno di quei baresi perchè oggi è in pace con se stesso. E la serenità raggiunta così si festeggia con qualche bacio nella mente e un sorriso a trasformarti la faccia.

Music on air: Lange ft Emma Hewitt – Live forever (Mat Zo Remix)

venerdì 23 aprile 2010

Guardarsi

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Ho bisogno di me stesso ultimamente. Sono stato troppo tempo a soddisfare voglie e tempi di altre persone che mi son perso. Qualche giorno fa ho scritto che anche se non ho l’abitudine di fumare o di bere avrei tanto voluto avere un Cohiba, due dita di rhum e un tramonto lento da guardare su di una veranda. Ma non è arrivato gnende!

E’ strano come si è diversi senza volerlo solo perché si ha attorno persone a cui non eri abituato. E’ un po’ come mimetizzarsi. Anzi no, è più una questione di compensazione. Se ti cerca tu te la tiri, se se la tira allora sei tu che cerchi. E via discorrendo.

Difficilmente si è sempre se stessi. Con il gelataio o il cornettaro non ti comporti allo stesso modo che con un Testimone di Geova la domenica mattina alle sette, no? Però anche se all’esterno un po’ diverso lo sei, dentro sai che sei sempre tu e allora tutto tranquillo e via. Ultimamente per me questa situazione non è più la norma. E’ come guardare qualcun altro che prende il timone della nave e tu sei lì dietro con il vecchio timone che guardi senza poter fare nulla. Sono uscite dalla mia bocca frasi strane che non ho mai condiviso e che in quel momento sembravano descrivere il mio modo di vedere quella data situazione. Roba quasi da ricovero. E’ stato come se stesse parlando qualcun altro che era lì da parecchio che aspettava il turno e stava pure un po’ incazzato perché ha dovuto parlare con le gambe incrociate causa pipì trattenuta!

Qualche volta succede a tutti di perdersi, di passare accanto a uno specchio e chiedersi di chi fosse quell'ombra che ci è passata accanto, no? Beh, a me succede e quando ho bisogno di sapere che ci sono ancora allora succede che mi cerco e faccio per guardarmi dentro. Devo guardare perché non vivendo in un sogno non basta toccarmi la guancia con un pizzico. Quello lì per crederci doveva toccare con mano e invece io devo toccare con gli occhi, gli specchi dell'anima. Devo toccare la mia anima con la mia anima. La cerco per chiederle come sta, se è tutto ok, insomma per le solite due chiacchiere tra vecchi amici che non si vedono da un po’ a causa del lavoro, dello studio e degli amori che ci sono e non ci sono. Arrivo a me con il sigaro in mano e le due dita di rhum e chiedo come sta andando e dove vogliamo andare.

Quando arrivano giorni così per guardarmi non basta più uno specchio e neppure un libro o una canzone qualunque. In questi giorni un po’ così sento il bisogno di palpebre abbassate e una notte tranquilla, due mani dietro la nuca e nelle orecchie io e me stesso che ci chiediamo cosa vogliamo essere… avere… volere…

martedì 20 aprile 2010

Dare fiducia e perché

Oggi Adriano mi ha chiesto se, dall’alto della mia “popolarità” twittera, potessi fare pubblicità al suo blog Cerebroleso, fresco fresco di sbocco creativo. Il problema è che non sono un Mad Man* e creare un jingle e un claim efficaci per un blog che è solo al suo terzo post in soli 140 caratteri è dura. L’ho scritto, non ero particolarmente convinto che potesse essere utile, ma per un amico (o futuro tale) questo e altro.

A prescindere dal rapporto che ci lega (una ventina di tweet e altrettanti DM), dal fatto che odiando la modestia odio anche chi si autodemolisce definendosi un cerebroleso ed essendo io barese e lui napoletano la cosa non potrebbe mai funzionare, a prescindere da tutto questo ho provato persino un po’ di piacere nell’inviare il tweet che consigliava di leggere il suo blog. Strano: io che provo piacere nell’aiutare qualcuno…

Passo indietro metaforico.

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Giusto ieri sera ho fatto star male un’amica a causa del mio modo di vedere le relazioni che finiscono e il passato in generale. Io penso che se una relazione finisce vada seppellita e che bastano i ricordi a ingombrare il Presente. Io penso che quasi nessuno sappia vivere il Presente e che troppi vivano il Passato o il Futuro. Eppure esistiamo, viviamo nel Presente, no? E mentre filosofeggiavo su ‘sta cosa lei mi risponde che sono passate solo due settimane. Credevo fossero passati mesi. E si che ho avuto due settimane molto intense, però… Fatto sta che l’ho fatta star male e non mi sono trattenuto una sola frase di quello che avevo da dire. Sono stato poco “tattile” nei suoi confronti e me ne dispiace. Un po’ perché tutto sommato non si merita di stare male anche per me e un po’ perché evita di rivolgermi la parola e il fatto di poter stare a casa sua nei momenti morti tra un appuntamento e l’altro è cosa piuttosto utile per un periferico come me. Ecco si, mi dispiace del fatto che stia male, ma la cosa che mi fa pensare è che casa sua mi serviva. Cinismo? Menefreghismo? Egoismo? Non sono così bravo a scrivere da conoscere tutte le parole giuste, ma queste sono le prime che mi vengono in mente. E onestamente la cosa che più mi perplime è che non credo di essere poi così tanto diverso dalla normalità. Il cazzo che mi frega** è che io lo dico. Mi comporto esattamente come tutti gli altri esseri umani che conosco o di cui ho sentito parlare, ma descrivo le mie azioni. Mi racconto. E’ un problema perché normalmente si presta più attenzione a ciò che ci viene detto piuttosto che a quello che facciamo. Fatti, non parole è un obbiettivo di perfezione che è meglio lasciare all’utopia. Perché noi parliamo con la testa bassa quelle rare volte che non chattiamo. Quando mai ci rendiamo conto o veniamo a sapere o ricordiamo i bei gesti che ci fanno le persone che ci vogliono bene? Non ne diamo alcun peso, ci appaiono scontate quelle Piccole Cose chiamate così solo perché basterebbe un attimo per farle, ma tanto grandi da riempire un ricordo che ci accompagnerà per sempre. Tanto scontate da perdersi come rumore bianco sullo sfondo di relazioni affrettate, vissute di corsa e mangiate e digerite velocemente in attesa di sederci a tavola per il Cenone con l’Angelo con cui condividere l’eternità. Per una relazione che durerà l’eternità val la pena perdere un po’ di tempo ad ascoltare anche con gli occhi, a memorizzare ogni suo piccolo gesto e a renderlo un mattone su cui ci poggeremo dopo ogni singola bastardata che volente o nolente l’Angelo ci farà, no?

E allora penso che tutti i rapporti si basino sulla prima impressione. La prima fase di una relazione ha sempre una scadenza. La calcoliamo ogni volta che ci viene stretta la mano e si sente farfugliare la mano nella bolgia delle nuove presentazioni. Quanto vuoi che possa durare una relazione con Tizio? E’ un calcolo inconscio, siamo così abituati a farlo che ormai ci viene naturale come respirare.

La Prima Impressione è un’arma pericolosa: se non sai maneggiarla bene è il tuo Tempo, la tua Vita che si fotte e di conseguenza anche tu. Quanta Vita hai ancora? Non dare fiducia a chi se la merita o peggio darla a chi non la merita assolutamente. Ci sono ragazze che piangono e rovinano rapporti per aver preso in simpatia lo stronzo che gli ha messo le foto porno in rete e c’è chi si rende conto che magari quel ragazzo avrebbe aiutato entrambi ad essere più felici. Chi lo saprà mai, dopotutto: quel che è fatto è fatto e raramente si torna indietro. Il passato se non lo seppellisci tu tende a seppellirsi da solo. Quando si tratta di cose buone. E si mette la pietra sopra a quello che avrebbe potuto essere bello e che mai sarà perché avevamo paura di dare fiducia dopo una bella batosta. E alla fine vince il bastardo che ora non ti pensa più e tutti gli altri perdono. E tu sei dalla parte degli altri, sempre.

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E allora per una volta lascia perdere la tua Prima Impressione, seppellisci l’esperienza che ti ha fatto notare incredibili somiglianze con chi ti ha ferito in passato e ricorda che non basta una vita per imparare a conoscere se stessi, figuriamoci se basta qualche occhiata o qualche parola per conoscere un’altra persona! Fai lavorare un po’ il Senno di Poi che non sbaglia mai per definizione! Bene che ti vada riceverai in dono una splendida amicizia o relazione o tutto quello che non hai ancora! Male che vada avrai una storia da raccontare su un blog. Magari alle tre di notte. Magari per fare un favore a un neo blogger. Magari per presentare il suo blog al meglio.

E figuriamoci al peggio…

* Al massimo Mad, ma Man quando mai...

** E’ un baresismo. Come quando si dice lo sei andato a prendere in culo a Cristo per dire che hai impiegato un sacco di tempo per fare qualcosa. Non è volgare: è solo un'altra lingua. Quindi rispettateci e non cacciate per futili motivi i nostri campionissimi dal Grande Fratello.

Music on air: Queen – Don’t stop me now

sabato 13 marzo 2010

E alla fine te lo tireranno comunque

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E’ un periodo del cazzo, questo. Nessun post da una settimana abbondante, brutto tempo a marzo e tapis roulant domestico che salta all’aria a causa di uno sbalzo di tensione. Per non parlare degli esami che si scopano da soli tanto sono pornograficamente avvinghiati tra loro. E poi lei, sempre lei che non arriva mai, che fa finta di mostrarsi negli occhi di una sconosciuta, ma poi non lo è mai e ti rendi conto che di donne così ne hai conosciute fin troppe.

Non so per te, ma ogni volta che mi ritrovo a dover scrivere sulla To Do List le stesse cose che pensavo risolte è sempre un periodo del cazzo. Ritrovare il peso forma, addormentarmi tra le braccia di chi vuole addormentarsi abbracciandomi, superare esami prima di.

E ogni passo avanti sembra una maratona affrontata scalzi sul pietrisco, con il timer di un giudice cieco agli errori altrui. Piove e la tifoseria è calda come la temperatura corporea di Ötzi qualche secolo prima del ritrovamento. Ho scelto la corsia più stretta perché ho avuto di più e mi sembrava giusto riequilibrare, ma quando ho pensato questo non ero di certo un asso in geometria. Non è mai troppo tardi per allargare la tua strada. Almeno allargarla ‘ché ad allungarla non c’entriamo niente.

E allora mi fermo, guardo un po’ in che razza di discoteca abbattuta devo lustrarmi le giunture e ascolto la musica. I testi sono tutti composti da critici che più o meno apertamente mi pregiudicano, sordociechi nelle loro parole preconfezionate.

Mi sembra tutto così stupido, vacuo come lo sguardo dei miei e di tutti quelli che la sera prendono un caffè nella nostra cucina guardando quel gioco con i pacchi. La vita è diversa per chi non ha una tv che pensa al posto tuo. Da piccolo mi raccomandavano di non stare troppo vicino la tv altrimenti avrei dovuto portare gli occhiali. Adesso che gli occhiali li ho mi consigliano di starci più vicino dei 10 metri che mi sono autoimposto. Quel televisore che scaricava radiazioni miopiche, un vecchio Mivar del 1982, ce l’ho ancora e solo perché funziona ancora e ci spiace buttarlo. Qui si butta tutto, ma solo se sapienti mani non riescono a farlo funzionare di nuovo. E per alcune cose si spera sempre nel miracolo, come per la mia testa che prima o poi scavalcherà il muro per non guardare più e bearmi della cullante ignoranza. Questo o un pennarello blu su per il naso. Ma è finita l’epoca dei pennarelli di cera e ora sono sul pietrisco, scalzo e in pantaloncini tanto corti da sembrare una cameriera anni ‘50.  Figo nella mia permanente bionda, ma senza pattini.

Tutti mi guardano il culo che esce pudico dalle righe acetate e nessuno mi guarda in viso. Nessuno vuol capirlo che è solo un costume e che dietro gli occhiali miopi non c’è Carnevale che tenga.

Mi volto di scatto, mostro loro il pacco da 1 Milione con un gesto delle mani, ringrazio e vado avanti.

 

Music on air: R.E.M. - Nightswimming

sabato 6 marzo 2010

Condizioni di viaggio

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“Faceva un freddo pinguino quella sera e uno polare la notte che ne seguì.”

Sembra scritto bene e allora proseguo.

Che colpa ne ho io? Quando prima di uscire ho controllato fuori la finestra e non c’era più né neve e né aveva piovuto. Soldi non ne ho tanti e ho dovuto comprare un cappotto che mi sarebbe servito per la maggior parte delle occasioni. Questa notte non è affatto una della maggioranza. Decisamente. E allora scusami se sono uscito con il cappotto primaverile, ma o questo o quello per le comunioni e i matrimoni. I pochi soldi che ho li spendo in altro.

In libri, ad esempio.

Riscaldano per più tempo e tengono compagnia tutto l’anno. Anche adesso che aspetto che passi il 13/ questo libro mi trattiene dal pensare al freddo, ai minuti che passano come ore e a tutto il resto che non va. E ora controllo di nuovo la strada e niente ancora. Ho ancora tempo per scrivere che notti del genere servono. Aspettando l’ultima corsa del bus che mi riporterà a casa mi sta capitando di far viaggiare la mente, ‘ché il corpo deve restare qui a intirizzirsi tutto. Io non sono riuscito ad andare oltre il libro che ho tra le mani, ma ho capito a cosa servono questi fogli bianchi che trovi alla fine di ogni libro.

Mi hanno spiegato che è questione di sedicesimi di foglio grande ripiegato per farti il libro di pagine tot. No, secondo me chi scrive un libro lo fa apposta a scrivere tot pagine da sforare e sono arrivati prima di me a questa conclusione. Come le sto usando io per scrivere queste frasi, così ogni lettore dovrebbe usarle per lasciare una traccia del viaggio che ha compiuto grazie al libro che ha appena letto.

Si, è facile leggere: il difficile è quando non si ha una notte gelata come questa per riuscire a viaggiare.

Music on air: Gustavo Santaolalla - The Wings

sabato 27 febbraio 2010

Fratture cerebrali

Freedom

Una notte timbrò il cartellino e si risvegliò il mattino dopo alle 6.05 con il foglio dei collaudi completato. Se di solito di pompe ne collaudava cento, quella notte ne collaudò centocinquanta. E non ne fu affatto soddisfatto.

Il direttore del Reparto si congratulò e promise di raccomandarlo per il posto fisso. E lui non ricordava nulla. Ciclo sonno-veglia sballato, vita sociale assente, la laurea che stagnava e il futuro che era sempre più uguale al presente. Gli stessi quattro movimenti ripetuti migliaia e migliaia di volte durante tutti quei turni di notte ed ecco qui il risultato, un ennesimo Charlie Chaplin alle prese con i suoi tempi moderni. Mi disse che quella mattina guardò il calendario e la sua faccia per la prima volta dopo tanto tempo e giurò di non riuscire a dirmi cosa lo avesse spaventato di più. Gli menai la battuta che prima di iniziare a lavorare aveva un sogno e che il cassetto dove l'aveva nascosto era tutto tarlato. Con lo sguardo vuoto mi rispose si e mi fece promettere che sarei andato alla sua festa di compleanno. Un nuovo inizio simbolico per festeggiare la sua prossima decisione. Volle smettere con quella caricatura di vita e me lo disse in mezzo ai denti, un diretto secco sulle gengive. Una quasi moglie e un figlio in arrivo e non ce la faceva più a essere un robot. Male che vada allungherò il brodo e mangeremo tutti, no?

Ecco, aveva tutte le intenzioni di iniziare a campare di scrittura, comodo sulla sua sedia Ikea imbottita e schienale ergonomico. E invece arrivò il compleanno e come regalo quel libro.

Le voglie vennero appagate dai silenzi di occhi che scorrevano veloci sulle parole, capoversi, capitoli interi. Lei dormiva dandogli le spalle e l'odore delle candeline spente era ancora nell'aria quando arrivò a leggere l'ultima parola. Era rimasto sospeso durante tutta la lettura e ora poteva finalmente iniziare a piangere. Leggere quel libro gli creò delle fratture al cervello. Come quelle che si procurano certi calciatori da giovani, da carriera finita. Quella volta invecchiò davvero di un anno in un giorno solo. Prima mi amò e dopo una notte mi odiò per averglielo dato. Decise di restituirmi il libro e di regalarmi la sedia. Buttò anche la scrivania dove c’era quel famoso cassetto tarlato e già la mattina dopo si mise le scarpe antinfortunistica e riprese servizio, 'ché la catena di montaggio è tutto sommato meno crudele.

Il confronto lì sta solo tra te e pezzi di metallo, indifferenti alle tue riflessioni sulla vita che se ne va…

 

Music on air: Rolling Stone – Sveglia!

lunedì 22 febbraio 2010

Dove ci vediamo? Alle 5.

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Poi uno (più spesso “una”) mi domanda come mai resto sveglio fino a presto. Boh, finora avrei risposto che sono curioso di sapere se la Realtà si rende più interessante del Sogno almeno di notte, risposta che è una vita che sta lì nella colonnina di destra mascherata da descrizione ante-twitteram del sottoscritto. Per chi non non è il professore: Dreamness vs Reality. Per chi l’avesse capito i miei più sinceri complimenti: all’inizio del post non l’avevo capito nemmeno io.

Adesso si e per il semplice fatto di essermi alzato dalla sedia per andare in cucina e prendere una bottiglia d’acqua. Non possedendo una vista diversa da quella della maggioranza degli umani ho acceso la luce, aperto il frigo e bestemmiato in rispettoso silenzio perché in frigo non c’è mai una bottiglia di acqua naturale, ma sempre almeno tre di quella a pallini. Meno male che non fa freddo e rientro con tre bottiglie di acqua. Due le metto nel frigo, una la stappo e me la bevo appoggiato al mobile vicino al frigo. Intanto che il glu glu si accorda al ronzio notturno del frigo fisso la plafoniera della cucina. Le manca una lampadina da ottobre, se non da settembre. E si che è divertente sfotterci a vicenda ogni volta che siamo costretti ad accenderla fingendoci accecati da un’improvvisa esplosione nucleare, però son minimo cinque mesi che se fuori è parecchio nuvoloso a pranzo si mangia a tentoni. Tra l’altro quella seconda lampadina nascondeva il cimitero di mosche, moscerini e insettume vario che il tempo ha formato sul fondo della plafoniera.

Sono lì che faccio ancora glu glu e che guardo tutti quei cadaverini nati dopo aver cercato la luce e sento puzza di metafora su una di quelle cose che ti occupano la vita come la vita stessa, l’amore o la morte. Tutte cose che se conoscessi davvero la vita te le risparmieresti in blocco. Ma io sono curioso e ogni mattina la forza per alzarmi non arriva soltanto dalle riserve di glicogeno ridotte al minimo, ma anche dal dover soddisfare quell’insaziabile curiosità che ci mantiene vivi e che ci sopravviverà geneticamente.

Glu…

…glu.

 

(sospiro soddisfatto)

I sogni, il più delle volte, non si ricordano, ma la realtà, il più delle volte, si. Resto sveglio perché tutto sommato i miei post li trovo tutti non in un luogo, ma in un tempo, a quest’ora della notte che è già mattino. Vengono da me poco prima di vedere la grande luce e adesso ronzano tutti felici.

Assieme al frigo, si.

 

Music on air: Kelis ft. Andre 3000 - Millionaire

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