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domenica 29 aprile 2012

Realismo

 

E’ pomeriggio, è domenica.

Il peggio è passato

deve ancora arrivare

lo stiamo vivendo.

 

Music on air: Daniele Silvestri – Le navi

lunedì 23 aprile 2012

Nostalgia di quando si vedeva tutto in B/N

 

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Ci sono giorni settimane mes periodi che torno a casa e vorrei gettare tutto all’aria.

Il vetro lungo quanto me, che mi da il benvenuto con quell’aria così incazzata che pare un’imitazione fatta per sfottermi.

La ciotola di terracotta, che se non la finisce di festeggiare facendo casino ogni volta che lascio cadere le chiavi, giuro che la sostituisco con una roba di gommapiuma.

Il buio del corridoio, il rumore dei passi con i dubbi esistenziali, la porta del bagno e lo sciacquio dello scarico del bagno che mi ricorda lo stato pietoso della mia vescica.

La maniglia della porta che non si fa trovare mai al primo colpo, il legno della porta che neppure un ninja riuscirebbe a renderlo più discreto.

Il letto che mi guarda di sottecchi e mi fa “Non è per mo, lassame stà”

La sedia scassata, la schiena di più.

Il pc che non si avvia una volta su uno. Il muro, la finestra sempre chiusa. Il comodino scassato che mi fa la linguaccia usando un calzino-e-l’altro-ndo-cazzo-sta?

Vorrei gettare all’aria anche il mio sospiro che riassume le mie serate e le mie orecchie che lo stanno anche a sentire. Sto stronzo. E allora me le copro con le cuffie, ma il jack vuole che gli faccia lo stretching altrimenti niente, al massimo mi fa sentire i bassi. Come se non ne avessi avuti abbastanza finora di bassi.

Vorrei gettare tutto all’aria e dormire.

Solo che boh, non so perché non lo faccio. Sono indeciso tra Non Lo Faccio Perché Tanto Non Si Vedrebbe La Differenza Tanto E’ Già Mezzo Scassato oppure Non Lo Faccio Perché Sono Troppo Pigro Per Farlo E Per Poi Pulire Tutto Dopo.

E’ tutto così impreciso, labile quando invece dovrebbe essere tutto così semplice. Basterebbe rendere eterno quello che vorremmo non si guastasse mai. Un bottone da cliccare e fanculo l’entropia.

E invece è tutto così a metà.

 

Music on air: Calibro 35 – Come un romanzo…

domenica 29 gennaio 2012

Pausa

 

uff

Niente, non ce la faccio. Non solo è più forte di me, ma persino di un me dopato e con l'aiuto di un'armatura che IronMan vattianascondere. E' che proprio certe cose non le sopporto e ogni volta mi ritrovo con il fiato corto e troppi mavafancuuulo da esprimere.

Non oziare che ci sono le persone povere che.
Non vestire questo che l'hanno cucito i bimbi poveri che.
Non mangiare questo che ci stanno gli animali poveri che.

Eccheccazzo.

L'unica fortuna è di essere nato nella parte del mondo dove il più grande problema è la fila per fare il pieno e mi sfrangiano i coglioni in questa maniera? Fatemela godere almeno per questa vita, no? E poi cosa cazzo ne sa la gente di cosa fa soffrire il sottoscritto?

Al bambino che lavora nelle miniere boliviane che ha visto tre volte il Sole negli ultimi due anni gliene fotte qualcosa del fatto che il mio saper leggere negli occhi delle donne mi porta puntualmente a guardare da solo i film su Megavideo?

E al bambino africano coperto di mosche e con la Sindrome di Kwashiorkor nessuno ha reso noto il fatto che la sua panza a bombardone ce l'ho pure io e questa mi allontana sempre di più dallo schermo e non riesco più a regolare le impostazioni per vedere un film su MegaVideo?

E glielo hanno detto ai bambini senza tv della Thailandia che hanno chiuso MegaVideo?!

EH?!

Com'era quella storia?

"È meglio aver amato, e perso
Che non aver mai amato."

SI, STOCAZZO!

Alfred, ecco la frase che avresti dovuto scrivere: "Meglio essere stati amati ed essere stati cornificati che non essere stati amati affatto", fidati. Almeno per un po’ non ci sarebbe stato bisogno di MegaVideo.

 

Almeno per un po’.

Music on air: Pelle Carlberg – I love you, you imbecile

martedì 27 luglio 2010

La differenza

 

Tutti noi abbiamo fatto l’esperienza di quei momenti di oblio totale in cui ci sentiamo come piante, animali, creature dei grandi fondi marini o abitanti delle alture celesti… credo che in tali momenti noi proviamo a dire a noi stessi ciò che sappiamo da tempo, ma che rifiutiamo di ammettere: che vivere ed essere morti sono la stessa cosa e che vivere un giorno o mille anni non fa alcuna differenza.

Henry Miller

 

Mi permetto di dissentire e di poter affermare che lei, signor Henry Miller, parla a vanvera. Su wiki è scritto che è nato nel 1891, non intorno all'anno 1000. Signor Miller, ci sono problemi se ne riparliamo intorno all'anno 3000? Oh, mi perdoni: è morto nel 1980. Beh, visto che lo ha già fatto nota differenze?

…beh?

Vabbe’, immagino sia molto timido visto che non c’è alcuna differenza tra l’essere vivi o morti.

Io penso che almeno una differenza esista: posso scrivere che non ha capito un cazzo di niente sulla vita perché era già morto prima del 1980 e senza incorrere in smentite da parte sua.

Le auguro una bellissima nuotata nel fondale terrestre lunga i prossimi 970 anni; io torno a godermi la Differenza, conscio del fatto che le sue parole sono state per me quello che un ricco bidet è stato per le mie palle: una scusa per provare un attimo di piacere.

Fatt u speng

Music on air: QotA - Spiders and Vinegaroons

mercoledì 7 luglio 2010

Inquietante

failwhale

TweetDeck, il programma che uso da pc per twittare, sta funzionando male. Mi sa che la Failwhale ci si è seduta sopra.

In cinque colonne vengono mostrati solo i miei ultimi tweet. Giusto per acuire il senso di solitudine ancora un altro po’, tanto ormai. Nessuna mentions, nessun tweet nelle mie liste e nessun DM. Mi sembra di essere tornato indietro di un anno e più, quando Twitter ancora non c’era e quando scrivevo ci vedevo dentro solo la mia faccia sul palco e tutti posti vuoti in platea. Quando scrivevo e le dita erano sempre in movimento perché se non scrivevo allora sottolineavo quello che ascoltavo dagli altri.

A volte dimentico di essere arrivato a conquistare certi risultati e quasi non mi accorgo di essere andato avanti nella mia vita di un anno. A quanto pare il tempo passa e mi porta via con sé, senza che glielo avessi mai chiesto. E allora riecco quella strana sensazione di essere immobile, i piedi fermi piantati in quelle che scopro essere scale mobili che chissà dove arrivano. A volte non mi piace questa situazione e mi vien voglia di gridare, urlare Ma dove cazzo state andando tutti? Prendiamocela con calma! Gustiamocela come quella rara Big Babol che riuscivamo a scroccare da piccoli! Sbraito quanto voglio, ma ogni volta…niente.

Il mondo è una balena che non ha orecchie abbastanza grandi per krill come noi. E se urlassimo tutti assieme? Mi sa che ci pappa.

C’est la vie.

Music on air: Vib Gyor - Red lights

giovedì 10 giugno 2010

Non toccatemi i gioielli

il male - Flaviano Armentaro

Difficilmente potrai leggere un mio post pubblicato su questo spazio che tratta temi di attualità Un po’ perché sono lento (mi giustificherò nel prossimo post in gestazione da una settimana ormai) e un po’ perché tutto sommato qui ci sono in forma scritta. A spizzichi e bocconi su questo blog trovi parti di me e nonostante sia ormai a quota 612 post pubblicati ogni tanto ne rileggo qualcuno e penso che non ne basterebbero altri diecimila per comporre il puzzle con il mio faccino delicato disegnato in Elllisa style. Questo blog è come il diario alimentare che prescrivo a chi ha la pazienza di farlo. Voglio scriverci chi sono e di tutto il resto del mondo me ne frego perché non dimenticherò mai che questo sentimento è assolutamente reciproco.

E allora com’è ‘sto fatto che sto per scrivere qualcosa riguardo la polemica tra Flaviano Armentaro e Massimo Caviglia? Perché vedo in questo scambio epistolare me contro il suddetto mondo. Insomma, come al solito ne approfitto per chiarire certi miei punti di vista perché ormai ho imparato che per scrivere mi ci devi mettere il pepe nel culo e devi pestarmi un po’ i gioielli di famiglia.

Riassumo la querelle tra i due autori. Massimo Caviglia manda una mail a Flaviano Armentaro (su Coreingrapho un suo capolavoro) scrivendo se volesse collaborare alla riesumazione del giornale satirico Il Male. Più o meno la mail di Caviglia sembra finire qui perché Flaviano risponde (anche) pubblicamente andando più al sodo e parafraso come farebbe mio padre: abbassa il grado e aumenta la paga. Noi Giovani, con la crisi che sta, abbiamo Fame. Fame e basta, non Fame di Fama che con questa non ci becco neppure la pizza da dividere il sabato sera con il partner già fin troppo paziente. Allora una persona intelligente potrebbe anche obiettare che Non ci sono garanzie. No ferie pagate. Nessun indennizzo per malattia o invalidità in questo mestiere. Non si sapeva? io lo sapevo da quando ero un ragazzino. Questo lo so pure io che “ragazzino” lo sono ancora. Quando sei alla base della piramide devi farti la doccia con la pisciatura di chi sta più in alto. Sono le regole del gioco e le accetti perché la piramide alla fine vogliamo scalarla tutti. Ma chi ci riesce alla fine? I meritevoli? Quelli che spaccano il culo ai vecchi? Sicuro-sicuro? Ma la gerontocrazia che impera in italia chi crede di voler prendere per il culo?

Perché io non dimentico che questa situazione di docce gratuite di ammoniaca mista ad altro dovrebbe essere temporanea. Come il lavoro descritto nella Legge Maroni (e basta chiamarla Biagi, su) Dovrebbe, appunto. Il precariato lo accetto se è una fase, non l’arrivo. Mi metto in fila solo se tutti rispettano il loro turno e un giorno arriverà anche il mio di turno. Ma così non è, sempre più spesso. Il fatto di pagarmi in visibilità io lo accetto quando sono invisibile e devo badare solo a me stesso. Per fortuna (o forse purtroppo) noi esseri umani siamo programmati per regalare una nuova generazione della nostra razza bastarda al mondo che ci ospita e da qui al Tengo Famiglia così squisitamente italiano il passo è breve.

E allora leggo questa frase di Gipi rivolta a Flaviano

Ma se i Giovani vedono questo mestiere come qualsiasi altro mestiere. Se richiedono di avere il culo parato, di dar da mangiare alle famiglie (fanculo alle famiglie. Non fate i figli se questi vi tolgono i coglioni per fare a schiaffi con il mondo) come possono sperare di trovare un altro passo?

…e le palle scadono a terra.

I miei cari gioielli di famiglia, i testicoli del primogenito!

Ma giusto per capire: ma un fumettista, un autore satirico o comunque una persona che vorrebbe disegnare la propria immaginazione e viverci deve sottostare alle stesse leggi di un franscescano?

Stimatissimo Gipi, ma per quale diavolo di motivo per cambiare il mondo con la satira o con il fumetto devo rinunciare ad avere una famiglia? Perché devo rinunciare a essere quello che porta il pane a casa o regala un giocattolo ai miei sempre più improbabili figli per vederli semplicemente sorridere? La questione di lavorare per la gloria ha stancato. Sul serio. E quanto dura sto apprendistato, ‘sta famosa gavetta che tutti dobbiamo fare?

Mi sembra di risentire Berlusconi quando vuole cambiare il senso alle parole. A noi va la Gloria e a voi i Denari. A noi la Fame, a voi la Sicurezza Economica. Che culo avere la Gloria, eh?

Problema di noi italiani (perché credo che questi problemi siano nostrani in senso assoluto) è che amiamo ancora pagare il dottore in caciotte e non con i soldi. Con il cash. Lo stesso cash che pretende uno dei Vecchi che sta lì da prima di noi e non schioderà il culo a meno che non lo chiami Cristo al Campo 13.

Tornando alla mail di Caviglia credo che sia davvero tutto quello che ho riassunto. Di soldi non se ne parla. E Flaviano lo ha notato eccome. Sembrava quasi che Caviglia gli stesse facendo un favore. E magari è anche così. Ma fammi capire una cosa, caro Vecchio (non mi rivolgo solo a Caviglia): ti devo dare il sangue mio e devo pure stare a pregarti? Il Male che vuoi ritorni in edicola penso verrà venduto, no? E allora visto che tutto sommato ci sono soldi in ballo che ne dici di parlarcene un po’? Che fai, come Silvio? Ricchione con il culo degli altri? E ricordandomi questo allora mi sa che Flaviano ha fatto benissimo a prendere tutta l’erba e a farne un fascio. Anche se non credo sia stato lui a dargli quella forma così tanto famigliare a noi perenni studenti di Storia. Perché più vado avanti nella vita e più rendo conto che voi vecchi non crepate, non vi levate davanti agli stramaledetti gioielli e sembra che ci stiate inconsciamente spingendo a passarvi il telefono per farvi leggere il sms da Cristo. Arriverà il momento, sarà quello in cui ci toglieremo il Bavaglio mentre ci costringerete a indossare la Camicia di Forza.

O anche prima: dipende sempre da come girano i gioielli.

 

Music on air: Edward Maya - This is my life

lunedì 29 marzo 2010

La vera vincitrice delle elezioni


Mio padre: “Ma possibile che ogni volta che dobbiamo mangiare non c’è mai un cavolo alla tv?! Sempre tiggì!”

Il sottoscritto: “E che tiggì! Consoliamoci col fatto che almeno studio aperto riusciamo a risparmiarcelo…”

“Ma perché lo fanno ancora?”

Mio fratello che non ha intenzione di fermarsi dal masticare i tortellini: “EbbeMUNCHne MUNCHsi.”

“Ma che cacata di cosa che devo stare a vedere mentre mangio…”

Mia madre: “"Meh, tutto adesso dobbiamo stare a lamentarci? Mangia là, ‘ché si fredda!”

“Il veleno, il veleno mi fanno mangiare questi con ‘sti programmi! Questo da quando hanno tolto Carosello!”

“Beato a te che paghi il canone, Miche’!”

“Arriverai anche tu a pagarlo, dove devi scappare!?”

“IntaMUNCHnto alla faCIOMPccia del silMUNCHenzio quiCIOMPparlano seMUNCHmpre di politica!”

“Si, ma tanto so che sta vincendo l’astinenza…”

“L’astinenza?!” Io, mio fratello e mia madre abbassiamo un po’ il volume della tv, lieti comunque di aver capito tutti e tre la stessa cosa.

“Si, quando nessuno o poche persone vanno a votare…!”

“Astensione! Si dice astensione! L’astinenza è quando eviti di mangiare o di fare sesso!” sbotto io.

“E si, io che ho detto? Questa volta molti italiani hanno evitato di fare sesso evitando di farselo mettere nel culo in cabina elettorale, no?”

Ride e nel mentre cerca le nostre risate.

“Sei arrivato tardi. Di culi sfondati e di politica lascia parlare i professionisti, pà”

“Ecco, se avessimo una tv normale non avrei fatto la figura di dire una battuta vecchia: me ne sarei accorto da solo... tsè!”


Music on air: The Parlotones – Life design

sabato 13 marzo 2010

E alla fine te lo tireranno comunque

50

E’ un periodo del cazzo, questo. Nessun post da una settimana abbondante, brutto tempo a marzo e tapis roulant domestico che salta all’aria a causa di uno sbalzo di tensione. Per non parlare degli esami che si scopano da soli tanto sono pornograficamente avvinghiati tra loro. E poi lei, sempre lei che non arriva mai, che fa finta di mostrarsi negli occhi di una sconosciuta, ma poi non lo è mai e ti rendi conto che di donne così ne hai conosciute fin troppe.

Non so per te, ma ogni volta che mi ritrovo a dover scrivere sulla To Do List le stesse cose che pensavo risolte è sempre un periodo del cazzo. Ritrovare il peso forma, addormentarmi tra le braccia di chi vuole addormentarsi abbracciandomi, superare esami prima di.

E ogni passo avanti sembra una maratona affrontata scalzi sul pietrisco, con il timer di un giudice cieco agli errori altrui. Piove e la tifoseria è calda come la temperatura corporea di Ötzi qualche secolo prima del ritrovamento. Ho scelto la corsia più stretta perché ho avuto di più e mi sembrava giusto riequilibrare, ma quando ho pensato questo non ero di certo un asso in geometria. Non è mai troppo tardi per allargare la tua strada. Almeno allargarla ‘ché ad allungarla non c’entriamo niente.

E allora mi fermo, guardo un po’ in che razza di discoteca abbattuta devo lustrarmi le giunture e ascolto la musica. I testi sono tutti composti da critici che più o meno apertamente mi pregiudicano, sordociechi nelle loro parole preconfezionate.

Mi sembra tutto così stupido, vacuo come lo sguardo dei miei e di tutti quelli che la sera prendono un caffè nella nostra cucina guardando quel gioco con i pacchi. La vita è diversa per chi non ha una tv che pensa al posto tuo. Da piccolo mi raccomandavano di non stare troppo vicino la tv altrimenti avrei dovuto portare gli occhiali. Adesso che gli occhiali li ho mi consigliano di starci più vicino dei 10 metri che mi sono autoimposto. Quel televisore che scaricava radiazioni miopiche, un vecchio Mivar del 1982, ce l’ho ancora e solo perché funziona ancora e ci spiace buttarlo. Qui si butta tutto, ma solo se sapienti mani non riescono a farlo funzionare di nuovo. E per alcune cose si spera sempre nel miracolo, come per la mia testa che prima o poi scavalcherà il muro per non guardare più e bearmi della cullante ignoranza. Questo o un pennarello blu su per il naso. Ma è finita l’epoca dei pennarelli di cera e ora sono sul pietrisco, scalzo e in pantaloncini tanto corti da sembrare una cameriera anni ‘50.  Figo nella mia permanente bionda, ma senza pattini.

Tutti mi guardano il culo che esce pudico dalle righe acetate e nessuno mi guarda in viso. Nessuno vuol capirlo che è solo un costume e che dietro gli occhiali miopi non c’è Carnevale che tenga.

Mi volto di scatto, mostro loro il pacco da 1 Milione con un gesto delle mani, ringrazio e vado avanti.

 

Music on air: R.E.M. - Nightswimming

sabato 6 marzo 2010

E stasera cosa facciamo, Prof?

Anarchia-Dittatura

"Dopo il Decretino di ieri sera ormai non c'è più legge che tenga!"

"Anarchia? Ma si, dai."

"Ma no, io pensavo alla dittatura!"

"Iniziamo dal basso, alla dittatura ci arriveremo…"

 

Music on air: The Good Life - Album of the year

giovedì 14 gennaio 2010

Bus 727

Da nessuna parte

E' da un po' che non scrivo sul blog in maniera assidua e in maniera tale da scaricarmi un di stress dalle spalle.

Esaurite le idee? Ma quelle non ci sono mai. Troppi esami? Si, ma ho sempre scritto a prescindere. Allora boh… non lo so… Sono effetti che capitano senza vere cause.

C'è il monitor davanti da troppe ore e degli inutili post it attaccatici sopra a coprire pixel ancora più inutili. Mi sa che sono rimasto l'unico a usare i post it veri adesso che ogni sistema operativo Windows ce li ha di default. I miei li scrivo dopo dieci minuti essermi alzato dal letto. Non dopo essermi svegliato. C'è differenza. Spiego.

Perché svegliarsi è tutta un'altra cosa dall'alzarsi dal letto. E questo lo sanno tutti, ma pochi ne sono convinti. E' un processo completamente diverso. Sono betoniere chimiche quelle che ti fanno svegliare muovendosi nelle microscopiche autostrade del tuo corpo. Quella roba chimica è straordinaria: riesce a caricarsi sulla schiena bolle di pensieri come in quel cartone animato che vedevo da piccolo. Almeno io me le immagino così dopo aver sento Siamo fatti così.

E oggi il miracolo non è avvenuto. Niente, sono andato a correre come tutti i giorni, son tornato con l'idea di andare in biblioteca a studiare e causa bidone di U. son rimasto a casa. Un drogato in via di riabilitazione, questo ero stamattina alle 9.00. Un minuto dopo ero di nuovo nel tunnel. E ci sono ancora. Dodici ore di carrellata di insuccessi che a gocce grandi quanto una pagina html hanno intasato le autostrade chimiche. Facebook a spizzichi e bocconi, su Twitter manco una decina di tweet e manco un telefilm visto. Cacchio ho fatto per dodici ore non lo so. Ed è meglio non saperle certe cose.

C'è chi si dispera per un amore perduto, chi per quello soltanto immaginato e chi per quello che non ha ancora mai vissuto. Io piango il tempo che spreco a pensarci.

E a chi twitta più di 20 volte al giorno Beppe Severgnini ha consigliato di farsi una vita. Son riuscito a non farmene una anche con molti meno tweet.

E poi una vita vorrei farmela, ma mi ha detto che no, non te la do prima del matrimonio.

 

 

Ecco cosa ho fatto oggi… Ho cercato di capire chi si sposerà e con chi!

 

Music on air: David Sides - In the end

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