martedì 21 giugno 2011

Credevo fosse Amore e invece era un fake

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Inizio a scrivere un libro sui serial killer, sulla redenzione, sulla voglia di andare avanti anche quando l'apocalisse, quella vera, ti sta friggendo le palle facendo tic tic sull'orologio. Utilizzo un linguaggio parlato, di quelli che userebbe uno scafista italiano, un profugo o il primo passante figo che incroci per la strada. Poi m viene in mente di comprare Toxic. Mi attira il nome e il fatto che parli di serial killer. Lo leggo, arrivo a tre quarti e già al primo decimo pensavo che Cazzo, questo è il libro che sto scrivendo, ma scritto meglio! Alcune frasi sono tali e quali a quelle che ho scritto io mesi fa. L’orgoglio smorza il dolore anale. Ma poco, però.

E si, mi incazzo moderatamente, ma vabbè.

Vabbè.

Scrivo altro, ne approfitto per disintossicarmi dalla mia ultima sconfitta con la mia voglia di amore, di Amore e di SESSO e ci riverso tutto il sangue che potrebbe uscire dai tagli verticali che ci sono ancora sui polsi del cuore (che lo sanno tutti che se un cuore può abbracciarti allora deve avere delle braccia e quindi dei polsi). Scrivo, racconto, mi sfogo e mi decomprimo ad ogni paragrafo e realizzo che se avessi le avessi parlate queste parole invece di scriverle forse non avrei sporcare quelle pagine. Avrei dovuto farmi leggere e ora son qui che voglio farmi leggere, ho pensato e scritto. I tempi non sono mai coincidenti con le voglie di chicchessia. Poi esiste la fortuna, ma quello è tutto un altro discorso e lo lascio raccontare a chi ne ha un’esperienza più diretta. Mi asciugo la fronte e premo ancora un po’ su quei polsi.

Invento, parafraso, descrivo quella che è stata la mia realtà e provo a descrivere quella che è stata la sua. Taglio, seziono, maciullo e frullo la carne di un cuore ipertrofico che per troppo tempo ha battuto la metà dei suoi battiti. Accorcio le distanze di una storia basata su di esse. Non inchiostro, ma sangue, lacrime, rimorsi e rimpianti. Coinvolgo i miei amici, quelli che di lei ho perso l'occasione di conoscere e quelli che avevo io in testa le cui storie si incrociavano con la mia il tempo di un consiglio, di una pacca sulla spalla o di un vaffanculo. Mi coinvolgo in una terapia di auto aiuto (di quelle che non rischi la cecità) e bam, una ottantina di pagine sono lì nell'ultimo backup. Vuoi scrivere ancora? mi fa uno di quegli amici che servono a scrivere frasi come queste. Si, gli rispondo, e continuo, ma mi serve altra vita, mi servono altri momenti di me con tutto il resto.
Torno a lavorare, devo lasciar passare questo tempo di assestamenti e di ritorno ad altre abitudini. Faccio finta di vivere in attesa di fare sul serio e per non pensare al tempo che scorre senza me e mandare giù il boccone amaro di quello sclero che ha portato alla morte di uno dei miei futuri preferiti sai che faccio? Leggo C'era una volta l'amore, ma ho dovuto ammazzarlo. Deja vu della prima parte di questo post e tutto da buttare, di nuovo. Stavolta mi incazzo, ma non perché ho perso l'occasione di scrivere un libro e farci una mezza porca figura.

No.

Mi sento male, come quando divenni adulto e realizzai che un giorno, nonostante i traguardi raggiunti, non sarei sopravvissuto ai miei sogni e al peso delle mie responsabilità.
Mi son sentito non più unico. Mi son sentito la copia venuta dopo di un cliché e non più il miracolo termodinamico assolutamente unico e irripetibile.
Quelle sensazioni, quello strazio, quella felicità e quelle nostalgie provate nel riconoscere le assenze e le mancanze non sono più soltanto mie. Quei dubbi su come sarebbe stato se, su cosa avrei dovuto dire invece di. Quella consapevolezza che tutto è finito e puoi anche dannarti l’anima, venderla o accorgertene di averne una e comunque le cose accadono e non si torna indietro, ma i ricordi restano. Cazzo, se restano. Solchi nella pelle, incisioni dove scorre quel sangue cardiaco e che disegna un dito medio che intima la direzione per andare avanti.

Non sono altro che una copia venuta brutta. Sono parte di una sequenza, di una catena. Di una catena di montaggio. E il prodotto finito è un nuovo me che ripensa a quel futuro morto prematuro, ammazzato dagli altri tempi di altre persone. Il prodotto finito è un altro me che non avevo richiesto.
Io non sono abbastanza e quasi nessuno prima di me lo è stato una sola volta. Si è solo primi, tutti gli altri sono solo un altro numero. Siamo troppe vite per pochissimi primi posti.


E lascio i libri lontani da me, mi ripenso e inizio a scrivere non più di me, ma su di me. Voglio essere letto e questa volta voglio anche farmi avvicinare. Devo, ché gli occhi degli innamorati son miopi.

 

Avrei dovuto pensarci prima,

ma da una copia cosa si può pretendere…?

 

Music on air: Nirvana - Lithium

6 commenti:

*Shaina* ha detto...

Le nostre storie sono state e saranno prima o poi le storie di qualcun altro...

Peccato...

L'avrei letto volentieri un tuo libro...

Scrivine uno su una serial killer che ammazza tutti i suoi ex e quelli delle sue amiche *_*

Nubetossica ha detto...

Ehm... Già fatto :P Scritto una pagina e mezza, ma ho pensato solo ai suoi ex non a quelli degli altri. Avrebbe poco senso questo "altruismo" :D

ecudiélle ha detto...

privatizzare le quaglie
ripeto
privatizzare le quaglie

(l'adolescenza amorosa tutta centrata sul io io io io io è un periodo bellissimo. poi sotto tutti i personaggini non resta niente. continua a stracciarti)

Nubetossica ha detto...

Ecu, prima o poi lo so che il mio karma mi premierà con la comprensione di questo tuo commento.

ps
Lo scoiattolo è anoressico
ripeto
lo scoiattolo è anoressico

Krimhild ha detto...

Ho fatto la tesina della maturità sui serial killer. Ad averti conosciuto prima.

Anche io vorrei scrivere un libro. Ma mi rendo conto che alla fine quello che scrivo non è altro che la storia di qualcun altro, in altre parole.
E allora ci rinuncio.

Ma nel tuo caso, chi se ne frega se quelle tue storie sono già state quelle di qualcun altro. Il modo in cui le racconterai tu, le emozioni che farai provare tu....Beh quelle sono solo tue, saranno solo legate al tuo nome.

Io lo aspetto, il tuo libro. Sia anche solo per copiare qualche frase. :P

Nubetossica ha detto...

Perdonami il ritardo della risposta, Krimhild, ma ho avuto altro da fare ultimamente (no, nessun omicidio a parte il mio). Non serve che ti dica nulla, solo mi vien da pensare a una coincidenza divertente. Qualche giorno fa, poco prima che scrivessi il tuo commento ho lavorato un po' al libro. A uno di quelli che sto scrivendo e mentre correggevo i refusi etc ho notato la stessa cosa che hai scritto tu. E allora ho deciso di scrivere nella prefazione questa frase: "Tutto è già stato scritto, pensato e forse vissuto. Ma a causa dell'unicità dei nostri occhi so che esiste una versione della realtà diversa per ognuno di noi e un modo di verso di raccontarla. Questa è la mia dopo che ho letto molte delle vostre."

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