sabato 13 marzo 2010

E alla fine te lo tireranno comunque

50

E’ un periodo del cazzo, questo. Nessun post da una settimana abbondante, brutto tempo a marzo e tapis roulant domestico che salta all’aria a causa di uno sbalzo di tensione. Per non parlare degli esami che si scopano da soli tanto sono pornograficamente avvinghiati tra loro. E poi lei, sempre lei che non arriva mai, che fa finta di mostrarsi negli occhi di una sconosciuta, ma poi non lo è mai e ti rendi conto che di donne così ne hai conosciute fin troppe.

Non so per te, ma ogni volta che mi ritrovo a dover scrivere sulla To Do List le stesse cose che pensavo risolte è sempre un periodo del cazzo. Ritrovare il peso forma, addormentarmi tra le braccia di chi vuole addormentarsi abbracciandomi, superare esami prima di.

E ogni passo avanti sembra una maratona affrontata scalzi sul pietrisco, con il timer di un giudice cieco agli errori altrui. Piove e la tifoseria è calda come la temperatura corporea di Ötzi qualche secolo prima del ritrovamento. Ho scelto la corsia più stretta perché ho avuto di più e mi sembrava giusto riequilibrare, ma quando ho pensato questo non ero di certo un asso in geometria. Non è mai troppo tardi per allargare la tua strada. Almeno allargarla ‘ché ad allungarla non c’entriamo niente.

E allora mi fermo, guardo un po’ in che razza di discoteca abbattuta devo lustrarmi le giunture e ascolto la musica. I testi sono tutti composti da critici che più o meno apertamente mi pregiudicano, sordociechi nelle loro parole preconfezionate.

Mi sembra tutto così stupido, vacuo come lo sguardo dei miei e di tutti quelli che la sera prendono un caffè nella nostra cucina guardando quel gioco con i pacchi. La vita è diversa per chi non ha una tv che pensa al posto tuo. Da piccolo mi raccomandavano di non stare troppo vicino la tv altrimenti avrei dovuto portare gli occhiali. Adesso che gli occhiali li ho mi consigliano di starci più vicino dei 10 metri che mi sono autoimposto. Quel televisore che scaricava radiazioni miopiche, un vecchio Mivar del 1982, ce l’ho ancora e solo perché funziona ancora e ci spiace buttarlo. Qui si butta tutto, ma solo se sapienti mani non riescono a farlo funzionare di nuovo. E per alcune cose si spera sempre nel miracolo, come per la mia testa che prima o poi scavalcherà il muro per non guardare più e bearmi della cullante ignoranza. Questo o un pennarello blu su per il naso. Ma è finita l’epoca dei pennarelli di cera e ora sono sul pietrisco, scalzo e in pantaloncini tanto corti da sembrare una cameriera anni ‘50.  Figo nella mia permanente bionda, ma senza pattini.

Tutti mi guardano il culo che esce pudico dalle righe acetate e nessuno mi guarda in viso. Nessuno vuol capirlo che è solo un costume e che dietro gli occhiali miopi non c’è Carnevale che tenga.

Mi volto di scatto, mostro loro il pacco da 1 Milione con un gesto delle mani, ringrazio e vado avanti.

 

Music on air: R.E.M. - Nightswimming

3 commenti:

loredana ha detto...

"..ringrazio e vado avanti". non è per niente poco sapere in quale direzione andare sapere qual'è l'avanti e andarci poi è ancora di più! sorriso.

Clelia ha detto...

Allargare la strada e' sempre un compito arduo.... le strade sono come i vestiti, una volta che le stringi non si possono piu' allargare. Ma qualche margine di aggiustamento c'e' sempre e comunque. Concordo con loredana... a passi lenti sul pietriccio ma tu vai avanati... sembra niente ma e' tutto!

Clelia

Nubetossica ha detto...

@ Loredana: i sorrisi sono la miglior moneta per essere pagato. E lo scrivo nonostante la crisi! ;)

@Clelia: "Sembra niente, ma è tutto" Questa mattina ti ho citato inconsapevolmente a proposito di un abbraccio.

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